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| L'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice |
Fuori chi appartiene alla criminalità organizzata o alla massoneria; porte aperte, invece, ma solo dopo un «giudizio attento», a divorziati risposati e divorziati conviventi. L’Arcidiocesi di Palermo ridisegna le regole delle confraternite: il nuovo Statuto stringe sui requisiti di legalità e include persone finora ai margini della vita della chiesa con un nuovo pacchetto di norme che entrerà in vigore dal primo gennaio. In pratica, dal prossimo anno, chi chiederà di iscriversi o si candiderà agli organi direttivi dovrà presentare il casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti. La documentazione dovrà accompagnare adesioni e candidature, che in questo modo saranno passate al setaccio per impedire infiltrazioni mafiose o di altro genere.
L'arcidiocesi dunque serra le maglie dei controlli e intanto mette in atto una piccola rivoluzione, accogliendo chi si è separato e risposato o convive con nuovi compagni. La loro ammissione in confraternita, però, come detto, non è automatica. Dovrà essere preceduta da «un attento discernimento» e da un percorso di accompagnamento improntato al «rispetto, prudenza e delicatezza cristiana», che sarà affidato al parroco o al rettore. Il riferimento, si legge nel documento dell'Arcidiocesi, è all’esortazione apostolica Amoris Laetitia.
Il nuovo Statuto indica così alle comunità una nuova strada per accogliere situazioni familiari che «hanno incontrato ostacoli nella partecipazione ecclesiale». Sono queste, dunque, le due direttrici più nette di un «corpus» che punta a rinnovare le confraternite attorno a tre parole: «evangelicità, ecclesialità e missionarietà». Il testo è frutto di un lavoro che ha coinvolto organismi diocesani, sacerdoti e laici, nel confronto con l’arcivescovo Corrado Lorefice e con il Centro diocesano confraternite, guidato dal delegato arcivescovile monsignor Giovanni Cassata e dal presidente diocesano Biagio Maurizio Puleo.
Il nuovo regolamento interviene anche su feste e processioni, per riportarle alla loro natura di momenti di fede e preghiera. Le indicazioni chiedono di evitare spettacolarizzazioni, sprechi e derive folkloristiche, oltre a tutto ciò che possa danneggiare il significato religioso delle manifestazioni. Un forte richiamo alle tradizioni radicate nei quartieri e nei paesi, negli ultimi anni fonte di spettacolo e di interessi economici, che avvolgono, quest’ultimi, anche comunioni e cresime, di recente oggetto dell'ultima riforma portata avanti da Lorefice, che ha portato a 5 anni la durata complessiva del percorso di catechismo, accorpando i due sacramenti.
Più stringenti, invece, le regole sulla gestione dei beni. I bilanci annuali dovranno essere trasparenti; immobili e oggetti preziosi custoditi con attenzione e i loculi amministrati secondo procedure definite. Il testo affronta anche i casi più complessi, dalle estumulazioni all’assenza di eredi rintracciabili, indicando la necessità di soluzioni giuridiche e pastorali. Tra gli organi confraternali viene introdotto il Consiglio per gli affari economici, previsto dal Codice di diritto canonico.
C’è infine il tema del ricambio. Statuto e regolamenti insistono infatti sulla formazione permanente e sulla partecipazione alla vita della Chiesa, con un’attenzione specifica ai giovani che chiedono di entrare. Lorefice presenta le nuove norme come uno strumento per rendere i sodalizi più aderenti alla realtà e al cammino pastorale della diocesi, chiedendo maggiore coerenza tra fede, religiosità e vita.
si ringrazia Alessandro Fucarini per la foto

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