lunedì 19 settembre 2016

LOREFICE: PROCESSIONI, C'E' IL RISCHIO DI SPRECHI E INFILTRAZIONI MAFIOSE



"Occorre vigilare contro le infiltrazioni mafiose. Chi appartiene a una confraternita non può avere comportamenti antievangelici". L'arcivescovo Corrado Lorefice lancia l'allarme sulle feste nei quartieri popolari: c'è chi tenta di approfittarne per esprimere il proprio potere. E ricorda l'esempio di padre Pino Puglisi che a Brancaccio evitò "l'inchino" della processione davanti alla casa dei boss.




Non c’è quartiere, paese, città più o meno grande dell’intera provincia che non sia attraversato, in estate soprattutto, da cortei religiosi con statue di santi patroni o della Madonna, appellata nei modi più diversi, partecipati da migliaia di persone. Appuntamenti segnati sul calendario di confraternite e parrocchie, retaggio di usanze antiche che ancora oggi coinvolgono giovani e giovanissimi, ansiosi di prenderne parte come i padri, i nonni e i bisnonni prima di loro. Reale bisogno di sacro o semplice tradizione profana? L’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, crede nel valore di questa forma di devozione, ma purché sia nutrita della «dimensione della carità» e non lasci spazio a infiltrazioni mafiose, profondamente antievangeliche.
Ieri un tripudio di processioni per l'Addolorata e alcuni santi in molti quartieri di Palermo, dalla periferia al centro storico, è indice di una religiosità popolare ancora molto viva in città. Cosa esprime realmente, secondo lei?
«Queste processioni sono il frutto di un'esigenza che da sempre nella gente persiste una vicinanza, una prossimità di sentire Dio, la Madonna, i santi dalla propria parte, compagni di strada, ma con un linguaggio di popolo. Bisogna distinguere l'atto di fede che nasce da una consapevolezza maturata dall'ascolto della Parola di Dio e il bisogno di una fede declinata con partecipazione emotiva e del corpo. Il popolo ha bisogno di un tempo che lo riscatti da quello che è oppressione, fatica, sofferenza. C'è una parte della vita che è dolore, l'Addolorata è una donna che perde un figlio, ecco perché questo segno di vicinanza è così coinvolgente».
Lei ha già vissuto, per la prima volta, il clima della Settimana Santa a Palermo, con i tantissimi cortei in costume d'epoca e le numerose rappresentazioni sacre. Cosa l'ha colpita di più?
«L’impressione che ho avuto è che, pur trovandomi in una metropoli, a Palermo è radicata una religiosità popolare molto forte, cosa che è più consueta nei paesi. È una religiosità che riguarda il popolo, la famiglia, la gente, attorno a un'esigenza che coinvolge la vita. Se la vita è dolore, c'è questa vicinanza con la Madonna, Cristo e i santi, perché possano accompagnare nella vita».
Vede il rischio di una religiosità senza Cristo e senza Vangelo?
«Il rischio è che questa manifestazione di religiosità non incida nella coerenza della vita, ma anzi, addirittura, intercetti degli interessi mafiosi, perché si esprime nella festa un senso di potere. Si tratta di una strumentalizzazione, come dimostrano alcuni fatti eclatanti che sono accaduti».
Infatti, più volte si sono verificati inchini e fermate anomale delle processioni, anche a Palermo. Cosa ci dice l'esempio di padre Pino Puglisi a Brancaccio?
«Puglisi a questo si è fortemente opposto, ma ha interpretato quel sentimento, che dall'America Latina porta Papa Francesco, di fede che deve diventare sempre la fede del popolo. Il sensus fidei intuisce il Vangelo, non può non essere dentro le trame della sofferenza umana, della malattia, della morte. Da un lato la religiosità popolare deve essere evangelizzata, dall'altro non ha senso fare una proposta cristiana che sia distante dalla vita degli uomini».
Più cura spirituale e formazione all'interno delle confraternite?
«Le confraternite devono avere una presenza nel territorio, conoscere la gente, le gioie e le speranze, le difficoltà dei giovani. C'è una sfida educativa. Se una confraternita si vede solo per la festa,  non ha senso. Bisogna tornare alla formazione, far sì che sia parte di una comunità cristiana presente sul territorio. Non per imborghesire questa religiosità popolare, ma, cogliendo questa istanza, sia resa robusta nella fede. Attenti alle nostre feste dove spesso c'è uno spreco con luminarie e fuochi di artificio, in barba alle esigenze di tante persone che vengono in parrocchia a chiedere il pane, il pagamento delle bollette. A volte manca la dimensione della carità e della solidarietà. È una contraddizione che deve passare ad essere una potenzialità».
Quali iniziative pastorali intende intraprendere su questo fronte?
«Questo sarà un altro capitolo del cammino che faremo. Valorizzerò questo ambito con questa preoccupazione: la nostra festa deve essere sempre più festa di un popolo che conosce la Parola, l'eucaristia e la carità, non deve essere un momento alienante».
E sull'opportunità di vigilare sulle confraternite per evitare lo scollamento tra devozione e impegno etico?
«Vigilare sempre, con gli statuti, con le ammissioni all'interno delle confraternite. Bisogna investire sulla formazione, avere determinazione. Chi appartiene a una confraternita accoglie la visione cristiana della vita, non può avere né fomentare comportamenti intrinsecamente antievangelici. Con la dichiarazione del martirio di don Pino, la Chiesa si è pronunciata chiaramente». 
Alessandra Turrisi
Giornale di Sicilia 19 settembre 2016

6 commenti:

  1. Ha ragione Mons Lorefice..... purificare le devozioni e tradizioni popolari è sempre più DOVEROSO perché si tende ad esagerare
    Annamaria Mazza

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  2. Grande Corrado Lorefice
    Giovanni Cincotta

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  3. Rischio??? Purtroppo qui in Campania è PRASSI direi......vogliono o vorrebbero alleggerirsi la coscienza per le loro malefatte. Vergogna
    Serena Bertolino

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  4. Il problema non riguarda soltanto gli inchini mafiosi, ma anche l'immoralità di certe iniziative nei programmi dei festeggiamenti in onore del Santo patrono. per esempio cosa " ciazzecca" miss Villabate in onore del Santo Patrono san Giuseppe?. bisogna vigilare anche su questo
    Vittorio Salmeri

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  5. Padre Corrado sei sempre un grande un abbraccio
    Lidia Mugnieco

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