domenica 31 agosto 2014

UN BLOG PER RICORDARE E FAR CONOSCERE PADRE PUGLISI


Il Vangelo, la mafia, le periferie. Raccogliere memorie e testimonianze,  riflettere sul cammino della Chiesa e della società civile



Ma chi era davvero padre Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993? Un uomo dalla fede incrollabile e un maestro di spiritualità, un educatore dei giovani e un punto di riferimento per le famiglie. Ma anche un prete di frontiera che, per non tradire la fedeltà al Vangelo, seppe portare avanti le sue scelte in un territorio dominato dalla mafia. Fino all’estremo sacrificio. Il 25 maggio del 2013 la Chiesa lo ha riconosciuto come martire e proclamato beato.
Il giorno in cui l'ammazzarono, padre Puglisi se lo aspettava. Come nel romanzo di Garcia Marquez, la sua fu una morte annunciata. Accolse i suoi carnefici con un ineffabile sorriso, sotto casa. E disse proprio così: "Me lo aspettavo". E infatti aveva già subito minacce di morte, lettere anonime, danneggiamenti, aggressioni. Avevano bruciato le porte di casa a tre volontari dell'associazione intercondominiale che l'aiutava in parrocchia. Lui aveva commentato: "Non ho paura di morire se quello che dico è la verità". Entrambi gli assassini, Salvatore Grigoli e Gaspare Spatuzza, sono oggi collaboratori della giustizia. Hanno raccontato quell'ultimo sorriso e oggi dicono che, stravolti da quel ricordo, si sono convertiti.

MAFIA, CHIESA E SUD: COME SONO SIMILI LE SCELTE DI PAPA BERGOGLIO E DI PADRE PUGLISI

ECCO I PUNTI DI CONTATTO TRA LA PASTORALE DEL PARROCO E LE INDICAZIONI DI FRANCESCO
di Francesco Deliziosi


Sarebbe piaciuto a Papa Francesco un prete come Pino Puglisi. Un prete povero che voleva una Chiesa per i poveri. E che venti anni fa versò il suo sangue sul marciapiedi sotto casa a Palermo, come il buon pastore che non fugge davanti ai lupi per difendere il gregge. Il parroco di Brancaccio conosceva “l’odore delle sue pecorelle” (altra splendida espressione di Bergoglio) e sapeva dove cercarle: nei vicoli sporchi, nei tuguri senza fognature. Radunava i ragazzini del quartiere e li portava al Centro Padre Nostro. Riuniva i volontari e andava al Comune o dal prefetto per chiedere una scuola media, strutture sportive, servizi sociali. E diceva, con semplicità: ciò che è un diritto non si deve chiedere come un favore. A tutti proponeva i valori cristiani dell’amore e della solidarietà, alternativi a quelli mafiosi della violenza e della sopraffazione.

LE INTITOLAZIONI A PADRE PUGLISI






IN SICILIA
A Palermo:
  • scuola media a Brancaccio, via Panzera (inaugurata dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi);
  • scuola elementare allo Sperone;
  • istituto Alberghiero di via Fichidindia a Brancaccio;
  • aula magna e un bassorilievo in bronzo al liceo classico Vittorio Emanuele II;
  • biblioteca del seminario;
  • casa famiglia per malati di Aids dell’associazione Casa Rosetta all’Albergheria ;
  • centro sociale del quartiere Montegrappa;
  • oratorio parrocchiale della chiesa Mater Misericordiae;
  • via don Giuseppe Puglisi nei pressi dell’abitazione di piazzale Anita Garibaldi dove c’è un monumento funebre.
In provincia di Palermo:
  • a Bagheria la scuola elementare di contrada Monaco;
  • a Godrano la piazza don Giuseppe Puglisi e la scuola elementare;
  • a Mezzojuso un centro giovanile;
  • a Carini, a Castelbuono e a Isnello la via don Giuseppe Puglisi;
  • a Polizzi Generosa la scuola elementare;
  • a Villafrati la scuola elementare;
  • ad Altofonte il campo sportivo comunale;
  • a Vicari la Biblioteca comunale;
  • a Misilmeri il salone parrocchiale della chiesa di San Gaetano;
  • a Belmonte Mezzagno la via don Giuseppe Puglisi;
  • centro per anziani a Borgetto;
  • a Caccamo un centro sociale;
  • a Montelepre il complesso sportivo.
Nelle altre province siciliane:

CHIESA E SOCIETA' CIVILE RICORDANO PADRE PUGLISI

MANIFESTAZIONI ECCLESIALI
principali iniziative ecclesiali in ricordo di don Puglisi
Dal 1994 il 15 settembre, giorno della nascita e dell'omicidio, viene ricordato in Cattedrale a Palermo ed è diventato il giorno di apertura dell'anno pastorale della diocesi. Questa iniziativa nel giorno della morte che diventa simbolo del kairòs, il percorso di salvezza, è stata voluta dal cardinale Salvatore Pappalardo, e poi mantenuta dai successori, cardinali Salvatore De Giorgi e Paolo Romeo.
Al convegno delle Chiese di Sicilia ad Acireale nel novembre del 1993 don Puglisi è stato commemorato dal cardinale Pappalardo e citato in numerose relazioni come modello ministeriale.
In un documento del maggio 1994 della Conferenza episcopale siciliana don Puglisi viene proposto come modello evangelico per tutto il clero e si sancisce "l'incompatibilità tra mafia e Vangelo".
Analoga affermazione nel ricordo di don Puglisi in un documento della Chiesa di Palermo del novembre '94.

QUALCHE CITAZIONE DAGLI SCRITTI DI 3P

Padre Puglisi in un maneggio di amici vicino Godrano

PENSIERI DI 3P
Citazioni tratte da suoi scritti e interventi archiviati presso il Centro a lui intestato in via Bonello a Palermo.

Il Signore sa aspettare."Nessun uomo è lontano dal Signore.
Il Signore ama la libertà, non impone il suo amore. Non forza il cuore di nessuno di noi.
Ogni cuore ha i suoi tempi, che neppure noi riusciamo a comprendere.
Lui bussa e sta alla porta. Quando il cuore è pronto si aprirà.".

Il senso della vita."Ognuno di noi sente dentro di sé una inclinazione, un carisma.
Un progetto che rende ogni uomo unico e irripetibile.
Questa chiamata, questa vocazione è il segno dello Spirito Santo in noi.
Solo ascoltare questa voce può dare senso alla nostra vita".

LA CHIESA DI FRONTE ALLA MAFIA/8

SIGNIFICATO DI UN MARTIRIO


Sin dal suo arrivo (’96), il nuovo arcivescovo di Palermo, Salvatore De Giorgi, ha saputo ribadire e sviluppare le conseguenze teologiche dell’affermazione netta e incontrovertibile sull’”incompatibilità tra mafia e Vangelo”. E ha fatto della causa per il riconoscimento del martirio di don Puglisi uno dei temi principali del decennio di permanenza al vertice della Curia del capoluogo. In questo rispondendo, implicitamente, a quanti hanno nutrito dubbi sul valore di un processo canonico avviato in tempi strettissimi. Incomprensioni e polemiche di questo genere sono state acuite da una fase di riflusso e di voglia di normalità tra la gente, come denunciato dagli stessi magistrati siciliani, dopo la stagione della rivolta e dell'indignazione per le stragi del '92-'93.

LA CHIESA DI FRONTE ALLA MAFIA/7

MAFIA E VANGELO INCOMPATIBILI


Nel novembre del '93, al terzo convegno delle Chiese di Sicilia ad Acireale ("Nuova evangelizzazione e pastorale") padre Pino fu citato in numerose relazioni (27). Ma si pose anche con forza la questione della necessità di un'autocritica all'interno della Chiesa. Già nella relazione iniziale il vescovo di Agrigento, monsignor Carmelo Ferraro, aveva avviato così la riflessione: "La cultura mafiosa ha aggredito alcuni valori cristiani e li ha deformati. Famiglia=cosca; dignità=onore; amicizia=spirito del clan. E Cosa Nostra ha anche aggredito alcune parrocchie, appropriandosi talora delle feste religiose e usando i sacramenti per veicolare la sua antropologia".

LA CHIESA DI FRONTE ALLA MAFIA/6

IL DELITTO PUGLISI


La sera del 15 settembre del 1993 un gruppo di killer affrontava sotto casa don Pino Puglisi e metteva a tacere la sua voce. Salvatore Grigoli, l’assassino poi divenuto collaboratore di giustizia,  ha raccontato: “Il padre si stava accingendo ad aprire il portoncino di casa. Aveva il borsello nelle mani. Fu una questione di pochi secondi: io ebbi il tempo di notare che lo Spatuzza si avvicinò, gli mise la mano nella mano per prendergli il borsello. E gli disse piano: padre, questa è una rapina.
Lui si girò, lo guardò, sorrise – una cosa questa che non posso dimenticare, che non ci ho dormito la notte – e disse: me l’aspettavo.
Non si era accorto di me, che ero alle sue spalle. Io allora gli sparai un colpo alla nuca”.

LA CHIESA DI FRONTE ALLA MAFIA/5

PAPA GIOVANNI PAOLO II E LA SICILIA


Lo storico anatema del Papa contro la mafia è stato pronunciato due volte, nel ’93 e nel ’95. Ma nelle decine di discorsi che Giovanni Paolo II dedicò all’Isola, durante le sue cinque visite, non c’è solo la mafia. C’è anche un patrimonio di consigli e riflessioni tutto da riscoprire (18).
«Un grido mi nacque dal cuore»: Giovanni Paolo II parlava così sul podio della Fiera, a Palermo, sovrastato dall’immagine del Cristo Pantocrator. E con vivida umanità inumidiva l’indice tra le labbra per sfogliare le pagine del suo discorso. «Non posso ripetere quel che ho già detto ad Agrigento...Ma non può uomo, nessuna umana agglomerazione, mafia, togliere il diritto divino alla vita...».

LA CHIESA DI FRONTE ALLA MAFIA/4

GLI ANNI SETTANTA



Nel dicembre del ’69 killer travestiti da poliziotti firmarono la strage di viale Lazio (quattro morti), sparando all’impazzata negli uffici di un costruttore. Nel settembre del ’70 venne sequestrato e ucciso il giornalista Mauro De Mauro, il 5 maggio del ’71 fu assassinato il procuratore Pietro Scaglione. La reazione  di politici, magistrati e forze dell’ordine a una simile offensiva si risolse, nel giro di pochi anni, in un buco nell’acqua. Nel 1973 ai settantacinque imputati per l’omicidio Scaglione vennero inflitte pene minime e solo per associazione a delinquere. Nel ’74 il processo per la cosiddetta “nuova mafia” si concluse con l’assoluzione di quarantasei imputati. Lo stesso anno il primo collaboratore della giustizia, Leonardo Vitale, confessò, ma al processo venne creduto e condannato solo per le accuse che lo riguardavano. Per le altre fu ritenuto seminfermo di mente: sconterà la pena in manicomio e, una volta dimesso nell’84, sarà ucciso dai killer. Nel 1976, al “processo dei 114”, in appello vennero inflitte solo lievi condanne. Assolti Totò Riina e i Greco. Lo stesso anno concluse i lavori (iniziati nel ’63) la commissione parlamentare antimafia, tra mille polemiche, con atti posti sotto segreto e controrelazioni di minoranza.

LA CHIESA DI FRONTE ALLA MAFIA/3

LE DUE LETTERE DI ERNESTO RUFFINI



La mattina del 30 giugno 1963 una telefonata avvertiva la questura di Palermo di una Giulietta sospetta, abbandonata in un terreno di Ciaculli con una gomma a terra e gli sportelli aperti. Quando, incautamente, fu aperto il bagagliaio, un’esplosione uccise quattro carabinieri, un poliziotto e due militari del Genio dell’esercito. Per tutta l’Italia fu la presa di coscienza dell’esistenza e della pericolosità dell’organizzazione criminale segreta denominata mafia. In Vaticano da nove giorni era stato eletto Papa Paolo VI. Il 5 agosto di quell’anno Angelo Dell’Acqua, sostituto della segreteria di Stato, inviò una lettera al cardinale Ernesto Ruffini, in cui - citando un manifesto affisso a Palermo dalla comunità valdese - invitava l’arcivescovo a valutare se non fosse “il caso, anche da parte ecclesiastica, di promuovere un’azione positiva e sistematica con i mezzi che le sono propri – d’istruzione, di persuasione, di deplorazione, di riforma morale – per dissociare la mentalità della cosiddetta “mafia” da quella religiosa e per confortare questa a una più coerente osservanza dei principi cristiani, col triplice scopo di elevare il sentimento civile della popolazione siciliana, di pacificare gli animi e di prevenire nuovi attentati alla vita umana”  (3).

LA CHIESA DI FRONTE ALLA MAFIA/2

INTRODUZIONE



Nel luglio del ’79 faceva la sua comparsa il libro-intervista di Leonardo Sciascia “La Sicilia come metafora”. Dopo un quarto di secolo, tante riflessioni e provocazioni del grande scrittore di Racalmuto sono ancora attuali. Possiamo partire da una di queste per dare l’avvio alla nostra meditazione su come, nella storia siciliana, la Chiesa, la società e i poteri (legali e illegali) abbiano intrecciato il loro sviluppo, le loro vicinanze, i loro scontri. In particolar modo cercheremo di mettere a fuoco, attraverso alcuni episodi significativi, come la Chiesa si sia a lungo interrogata sul proprio ruolo a contatto con due delle piaghe dell’Isola, la povertà da un lato, la mafia dall’altro.

LA CHIESA DI FRONTE ALLA MAFIA/1

LA CHIESA DI FRONTE ALLA MAFIA
Chiesa, società e poteri in Sicilia
La comunità ecclesiale e la mafia: dalla sottovalutazione alla condanna
Questo è il testo (con aggiornamenti) di una conferenza tenuta dal giornalista Francesco Deliziosi all’istituto Don Sturzo di Roma su iniziativa della Facoltà Teologica di Sicilia e poi pubblicato nel “Notiziario”, la rivista della Facoltà (n°4).

sabato 30 agosto 2014

PADRE PUGLISI, IL SUO METODO, LA PARROCCHIA E I GIOVANI/3

PADRE PUGLISI, IL SUO METODO, LA PARROCCHIA E I GIOVANI

Materiali utili in particolare per le ricerche scolastiche


(terza parte)



IL METODO
I tremila volumi sparsi nell'abitazione di don Puglisi (oggi parte della sua biblioteca è stata trasferita al Seminario di Palermo), al Centro vocazioni o dati ...in "prestito permanente" agli amici attestano una solida cultura teologica (amava particolarmente le opere di Karl Rahner, uno dei padri del Concilio), filosofica (in special modo sul Personalismo del filosofo francese Emmanuel Mounier) e pedagogica.

Freud e Fromm ma anche Sartre e Maritain: Padre Pino metteva al servizio della sua sensibilità le più acute riflessioni dell'esistenzialismo e i più moderni metodi della psicanalisi, della logoterapia e della terapia di gruppo (tra i suoi autori preferiti anche l'americano Karl Rogers).

Strumenti che utilizzava tacitamente, senza vanterie, per affinare le notevoli qualità innate grazie alle quali entrava facilmente e profondamente in contatto con l'Altro (quella che Rogers nei suoi scritti chiama empatia).

Oltre ai suoi volumi testimonianze preziose sono le decine di cassette con le registrazioni di suoi discorsi o omelie, che al Centro diocesano vocazioni stanno ora costituendo un archivio organico.
Da questo materiale sono tratte le citazioni utilizzate per queste pagine.
Lungo tutta la sua vita don Puglisi ha saputo tessere rapporti personali fortissimi, a prescindere dall'estrazione sociale, dal titolo di studio dell'interlocutore.
La prima fase era l'ascolto.
Senza parlare mai di religione o di Dio, nel delicato momento dell'approccio non dava consigli immediati, ricette magiche.
Sapeva che per usare le parole giuste, soprattutto con gli ultimi, con i deboli, bisogna prima dividere a lungo il pane e il vino con loro.

In un mondo che corre, dove ognuno è in fondo perso dentro ai fatti suoi, le grandi orecchie di don Pino erano un approdo sicuro.

Il percorso dell'ascolto era lungo, tortuoso, poteva anche durare anni, poteva anche non sboccare da nessuna parte. Padre Puglisi sapeva ascoltare, rispettava i tempi di tutti, invitava a scandagliare il proprio animo, per misurare le energie prima di scegliere un traguardo.

Sul suo stile ha scritto parole illuminanti padre Agostino Ziino - un palermitano entrato a far parte della comunità monastica in Toscana di don Divo Barsotti - in un discorso di commemorazione nel primo anniversario della morte:
"Non era un grande oratore ma un prete la cui parola, proposta in quel modo tutto suo - con pacatezza, lentezza di espressione, che non era né impaccio né imbarazzo - rivelava la volontà di comunicare idee non tirate fuori frettolosamente e superficialmente, bensì meditate e ben mirate; non era neppure un uomo dalle manifestazioni e dalle espressioni vistose, eppure, essenziale com'era nel vivere l'amicizia come dono di sè agli altri, te lo ritrovavi vicino nei momenti in cui era bello o utile condividere con lui una gioia o un dolore.

Lì dove lo incontravi, seppur immerso in attività pastorali di gruppo o in dialoghi personali o nella preparazione di incontri di catechesi o di preghiera, ti accoglieva sempre come tu fossi stato per lui un dono di Dio.
E mai ti liquidava frettolosamente, proprio come se fosse lui a ricevere qualcosa da te, da te che andavi a lui soltanto per un breve saluto.
Il tempo nelle sue mani si dilatava; ma sarebbe meglio dire non nelle sue mani ma nel suo cuore, perché solo l'Amore riesce a dilatare gli spazi interiori del cuore perché si sappia sempre accogliere gli altri come sapeva fare lui.
Ovunque fosse e in ogni momento della giornata - oserei dire proprio notte e giorno - ti offriva quel suo sorriso accogliente e rassicurante, che era già in sé messaggio evangelico di una beatitudine vissuta.

Il segreto di questo suo stile di donarsi agli altri non poteva che essere una Carità scelta e assunta come atteggiamento costante, a cui mantenersi fedele, e che rendeva tutto in lui profondo e semplice, propriamente evangelico
".
Quando scoccava una scintilla nell'animo del giovane che don Pino stava seguendo, alla fase dell'ascolto subentrava quella della vita comunitaria, dell'apertura del dialogo con gli Altri.
Esempi preziosi di questo lavoro, che riprendeva molte delle tecniche psicologiche della terapia di gruppo, sono i campi vocazionali che padre Puglisi organizzò lungo tutti gli anni Ottanta, prima di diventare parroco a Brancaccio.
In un'atmosfera di piena libertà, senza l'obbligo di indossare "maschere" per mostrarsi agli altri, i giovani che partecipavano ai campi erano condotti a scoprire i valori dell'amicizia, della solidarietà, della fraternità, del servizio, in una parola del "vivere insieme" nel senso cristiano.
A chi, dopo aver compiuto questo cammino, chiedeva di avanzare ancora di un passo, padre Pino offriva di slanciarsi nella scelta di Dio: ognuno di noi - diceva spesso don Puglisi - sente dentro di sè un'inclinazione particolare, un carisma.
Un progetto che rende ogni uomo unico e irripetibile.
Questa "chiamata" è il segno dello Spirito Santo in noi.
Solo ascoltare questa voce può dare senso alla nostra vita
.

LA PASTORALE VOCAZIONALE
"Sì, ma verso dove?", era uno degli slogan preferiti da padre Pino:
verso dove vogliamo che vada la nostra vita?
In sintonia con la teologia post-conciliare, don Puglisi applicò, nel suo rapporto con i giovani, il concetto di "vocazione" nel senso più esteso: dalla vocazione esclusivamente sacerdotale si passò alla riflessione esistenziale sulla "chiamata" che ogni uomo sente dentro di sè e che deve saper interpretare per venire incontro allo Spirito.
Un invito alla meditazione che è servito da guida alle migliaia di adolescenti che padre Pino è riuscito ad avvicinare a Cristo.
"Bisogna cercare di seguire la nostra vocazione - ha detto padre Pino - il nostro progetto d'amore. Ma non possiamo mai considerarci seduti al capolinea, già arrivati. Si riparte ogni volta. Dobbiamo avere umiltà, coscienza di avere accolto l'invito del Signore, camminare, poi presentare quanto è stato costruito e poter dire: sì, ho fatto del mio meglio.
Venti, sessanta, cento anni...la vita. A che serve se sbagliamo direzione?
Ciò che importa è incontrare Cristo, vivere come lui, annunciare il suo amore che salva. Portare speranza e non dimenticare che tutti, ciascuno al proprio posto, anche pagando di persona, siamo i costruttori di un mondo nuovo
".

(3-continua)