mercoledì 25 maggio 2016

TRE ANNI FA LA BEATIFICAZIONE DI PINO PUGLISI. BERTOLONE: I MAFIOSI FANNO PARTE DI UN'ALTRA RELIGIONE

Mons. Vincenzo Bertolone, postulatore della causa di don Pino Puglisi


25 maggio 2013. Tre anni fa, al Foro Italico di Palermo, la cerimonia di beatificazione di don Pino Puglisi. Un momento di crescita per tutta la Chiesa, chiamata a schierarsi: si tratta infatti della prima vittima della mafia a essere dichiarata martire, al pari delle vittime dei nazisti. Se Pino Puglisi è beato, vuol dire che i mafiosi fanno parte di un'altra religione, la religione della violenza dove i boss-padrini hanno preso il posto del Padre. Una dittatura dell'odio e del sopruso. Per ricordare la ricorrenza, pubblichiamo uno scritto del postulatore, mons. Vincenzo Bertolone, letto durante la cerimonia del Foro Italico, in cui il prelato sottolinea questo aspetto storico della causa appena conclusa. 




Eminenze reverendissime, eccellenze, sacerdoti, diaconi, persone di vita consacrata, autorità civili e militari, fedeli tutti,

​oggi la Chiesa eleva agli onori degli altari il primo martire della mafia: don Giuseppe Puglisi, testimone di Cristo, del  Vangelo, del  calvario, dell’amore.
Giuseppe Puglisi nasce a Palermo, nel rione di Settecannoli, il 15 settembre 1937. A sedici anni viene accolto nel seminario arcivescovile di Palermo. Il 2 luglio 1960 è ordinato sacerdote. Nel 1967 viene nominato cappellano all’istituto “Roosevelt” per orfani di lavoratori e vicario presso la parrocchia Maria Santissima Assunta della borgata di Valdesi. Il primo ottobre 1970 è parroco a Godrano. Qui rimane fino al 31 luglio 1978: in una comunità lacerata da una sanguinosa faida si prodiga in un’incisiva opera di riconciliazione coronata con successo. Nel frattempo si dedica all’insegnamento della religione, prima in una scuola media e dal 1978 al Liceo “Vittorio Emanuele II”. Il 9 agosto 1978 è nominato prorettore del seminario minore di Palermo; il 24 novembre 1979 direttore del Centro diocesano vocazioni. Nel 1983 diviene responsabile del Centro regionale vocazioni e membro del Consiglio nazionale. ​
Nell’ottobre del 1990 è nominato parroco della chiesa di San Gaetano, a Brancaccio. D’intesa con il cardinale Salvatore Pappalardo chiama ad operare nella zona alcune Sorelle dei Poveri di Santa Caterina da Siena, alle quali affida nel 1993 il Centro di promozione sociale “Padre Nostro” per l’evangelizzazione e l’educazione dei bambini che strappa alla manovalanza malavitosa.
​La sera del suo 56° compleanno la mafia lo uccide perché annuncia il Vangelo che è fede, è giustizia, è amore, è pace
E che si tratti di omicidio  mafioso in odio al ministero sacerdotale lo attestano:
a)  la fede professata, la coerenza evangelica vissuta, disponibile fino al supremo sacrificio, non deliberatamente cercato ma liberamente accettato;
b) la soppressione fisica in odium all’esercizio del suo ministero sacerdotale da parte di un’organizzazione malavitosa i cui componenti, con il rito di affiliazione, si votano ad un’altra religione in modo totalizzante, in netta antitesi con i valori evangelici
c) due distinte  e definitive sentenze giudiziarie passate in giudicato, a carico di esecutori e mandanti, in cui si afferma esplicitamente che essi erano consapevoli di colpire un sacerdote a causa del suo apostolato sacerdotale;
d) le testimonianze acquisite in sede di inchiesta canonica ed extragiudiziali.
La cifra del ministero di padre Puglisi è stata il Vangelo da annunziare e vivere. ​
La testimonianza semplice, straordinaria, intensa, vitale - in una parola, evangelica - di padre Puglisi, vissuta in sobria povertà, è il più forte contrasto alla mafia e ai suoi atti criminali. È profezia per l’oggi: la solitudine nella quale egli subì l’assassinio con il sorriso è compagna della nostra azione; il silenzio che gli fu imposto è un canto di lode al Signore, ed è anche una trasfusione di speranza per i presbiteri e per quanti ebbero la fortuna di conoscerlo e apprezzarne l’esempio.​ Vero uomo di Dio, come certamente possono testimoniare  coloro che  l’hanno conosciuto e amato.
Fratello, amico e padre, egli onora profondamente con il sigillo della santità la terra di Sicilia e la Chiesa tutta. Il 15 settembre 1993 Palermo pianse per la morte di don Giuseppe Puglisi. Oggi Palermo, la Sicilia e il mondo cristiano lodano il Signore perché da quel sangue è nato un popolo nuovo.


25 maggio 2013
mons. Vincenzo Bertolone
​​Postulatore

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