lunedì 11 aprile 2016

CHI SIAMO? DOVE ANDIAMO? PADRE PUGLISI E LA PASTORALE VOCAZIONALE

Padre Puglisi in una immagine degli anni Settanta


di Francesco Deliziosi

La pastorale vocazionale è stata il cuore dell’ispirazione di padre Pino Puglisi per tutta la sua attività degli anni Ottanta svolta come responsabile del Cdv, il Centro diocesano vocazioni, e poi del Centro regionale vocazioni. L'influenza della ricerca spirituale in questo campo è evidente in tutte le sue iniziative con i giovani, sia tra i banchi del liceo che nei campi scuola e a Brancaccio. 

Un'immagine simbolo dei campi scuola: Puglisi serve a tavola i suoi ragazzi

Eppure la pastorale vocazionale è uno dei campi meno conosciuti della sua attività, mentre si tende a enfatizzare o a sottolineare solo il suo impegno sociale e quello di "prete antimafia" (etichetta che - mi disse personalmente - rifiutava seccamente). 
In questo post cercheremo di mettere in evidenza quelle che sono state le linee guida dell'impegno di padre Puglisi in questo campo che, anche all'interno della stessa Chiesa, non è ancora valutato e compreso in pieno. Alla fine degli anni Settanta, il sacerdote - collaborando con mons. Francesco Pizzo al Cdv - aveva già recepito in pieno le indicazioni del Concilio Vaticano II. I padri conciliari, sulla scia delle loro riflessioni esistenziali sull'uomo moderno, avevano trasformato il significato stesso della parola vocazione. Prima nella Chiesa si parlava solo di vocazione sacerdotale, poi si iniziò a estendere il significato alle domande dell'uomo sul senso della vita: chi siamo? Dove andiamo? Come un sacerdote può aiutare a comprendere qual è il senso della nostra vita?.
L'adesivo "Sì, ma verso dove": lo slogan della ricerca esistenziale di padre Puglisi

Così lo spiegava "3P" in una sua relazione: "Nel dopo-Concilio il concetto è stato ampliato moltissimo e si lavorò per cancellare la logica del proselitismo, dell'intruppamento, che prima era accentuata. Il punto è che i preti non si possono limitare a "confezionare" altri preti. L'itinerario spirituale deve prevedere tantissime altre strade. Ecco allora che vocazione non è altro che la risposta alla chiamata, al progetto di Dio, nei piu' svariati campi, dalla vita sociale a quella professionale".
A partire dal '78, nel pieno della fase di passaggio tra la vecchia e la nuova mentalità, padre Puglisi guidò a Palermo anche la prima "comunità giovanile vocazionale". Fu uno dei primi esperimenti nel periodo del superamento del seminario minore, che venne abolito. 
Gli adolescenti che partecipavano alla comunità di padre Pino vivevano insieme, condividevano gli studi e tutte le attività prima di decidere se abbracciare, in piena libertà, il sacerdozio. La comunità guidata da Puglisi tenne a battesimo molti preti e diventò il punto di riferimento anche di altre esperienze analoghe in tutta la provincia. La sede del gruppo guidato da "3P" fu anche fisicamente lontana dal seminario maggiore di via dell'Incoronazione, proprio per segnalarne la diversità: dapprima a Baida (per circa un anno), poi in via del Vespro e infine in un palazzo di via Dante.
La piena sintonia di padre Pino alla nuova linea della Chiesa fu notata anche dai vescovi e nel 1983 "3P" diventò responsabile del Centro regionale vocazioni (Crv) - col compito di coordinare le attività in tutte le diocesi siciliane - e membro del Consiglio nazionale. 
In un suo scritto, in occasione di una riunione tra i direttori dei Cdv dell'Isola, si legge questa sintesi delle esigenze di libertà e consapevolezza che dovevano essere alla base delle nuove iniziative vocazionali. Ma anche delle richieste concrete, urgenti che giungevano dalla società: "Secondo me, - scriveva padre Puglisi - dalla celebrazione di questo convegno è emersa soprattutto una cosa: abbiamo bisogno di vocazioni. Vocazioni coscienti, generose, perseveranti, ogni giorno rinnovate. Abbiamo bisogno di persone che siano cioè consapevoli che la vita ha un senso perché è una vocazione. Consapevoli di essere chiamate da Dio nelle comunità in cui vivono per rendere ciascuna un servizio singolare, unico, irripetibile, indispensabile, complementare a quello degli altri per dare vita a vere comunità, nella varietà dei carismi e dei ministeri, dei talenti e dei servizi”.
"Abbiamo bisogno di vocazioni - rifletteva padre Pino - al servizio della comunicazione, al servizio dell'annunzio, al servizio missionario, al servizio socio-sanitario, al servizio dei poveri e degli handicappati, degli emarginati e dei tossicodipendenti, dei carcerati e dei dimessi dal carcere, dei giovani e degli anziani, dei lavoratori e dei disoccupati, vocazioni al servizio politico e amministrativo”.
"Ma innanzitutto abbiamo bisogno di persone che si mettano a servizio delle vocazioni, di persone cioè che siano a servizio dei fratelli, ponendosi accanto a ciascuno per un cammino graduale di discernimento. Persone che a tal fine diano indicazioni, alla luce della Parola di Dio, perché ciascuno capisca qual è la sua vocazione e qual è il servizio che deve rendere".
Nel gennaio del '90 - poco prima di andare a Brancaccio  - "3P" tirava un bilancio della sua direzione in una riunione del Consiglio presbiterale della diocesi. Nella relazione c’è l'elenco delle attività intraprese, dalla mostra "Sì, ma verso dove" (visitata a Palazzo Arcivescovile nell’84 da migliaia di ragazzi) ai campi scuola estivi, ai successivi incontri quindicinali di preghiera con gli stessi gruppi di ragazzi. 
La locandina della mostra vocazionale del 1984

Dai convegni palermitani e siciliani ai corsi per gli animatori, agli incontri mensili con i giovani (a lungo ospitati all'istituto Gonzaga). Dalle iniziative per il mese di gennaio (scelto a Palermo come periodo privilegiato di riflessione sulle vocazioni) a quelle per l'annuale "Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni", alle attività per seminaristi, catechisti, volontari, collaboratori della liturgia. Venivano infine citati gli esempi delle "comunità vocazionali" in una parrocchia (S. Curato d'Ars) e nei paesi di Lercara e Aspra.
L'intervento fu letto durante la riunione del 12 gennaio 1990. Nel dattiloscritto (otto pagine) si tirava anche un bilancio del convegno, organizzato dal Crv di Puglisi il 9 e 10 dicembre 1989 ad Acireale, dal tema "Presbiteri, religiosi e laici nella parrocchia per una pastorale vocazionale unitaria". Vi parteciparono circa 300 persone, i relatori erano mons. Ignazio Zambito, mons. Ludovico Puma, mons. Vincenzo Cirrincione. Puglisi faceva poi un bilancio delle attività del Cdv, sottolineando con un pizzico di orgoglio che dei ragazzi seguiti dal Centro "parecchi sono già entrati in seminario e alcuni sono già presbiteri". Stesso discorso per alcune suore.  Puglisi  osservava che "il segno piu' promettente di speranza sta nell'auspicato, e già in via di realizzazione, rinnovamento della parrocchia, e nel rinnovamento pastorale del parroco”. Il documento si concludeva con un questionario da distribuire ai sacerdoti per fare il punto sulla pastorale vocazionale nelle varie comunità.

 Il Cdv di Puglisi collaborò anche attivamente alla stesura del Piano pastorale vocazionale della diocesi. In una relazione preparata per il Convegno delle Chiese di Sicilia ad Acireale nel 1989, Puglisi ricorda che "il momento della preparazione del piano è stato molto importante per il Cdv. Il documento, pubblicato a Pasqua dell'80, ha avuto a cominciare dall'ottobre '78 una lunga gestazione ed elaborazione, che ha coinvolto poco piu' di un centinaio di persone". 
Dall'esame dei verbali risulta che i membri del Cdv venivano coinvolti anche nella preparazione degli altri piani pastorali. In un verbale del 12 dicembre 1986, ad esempio, si discute del documento sulla "Chiesa particolare" (che sarà poi pubblicato il 22 maggio 1988). La discussione è animata e lo stesso Puglisi non lesina critiche alla bozza che a suo parere non riconosce un ruolo adeguato alla pastorale vocazionale: "Per quanto riguarda l'aspetto pastorale - si legge nel verbale che riferisce il pensiero di "3P" - il documento è carente. Sarebbe stato opportuno inserire il discorso della linea vocazionale là dove si parla dei principi generali sulla funzionalità ecclesiale, oppure là dove si parla di evangelizzazione: catechesi e vocazione vanno insieme; oppure nel discorso della liturgia, della diaconia...". 
In conclusione: nella pastorale vocazionale padre Puglisi profuse le sue migliori energie di quarantenne, dando slancio anche in Sicilia alle riflessioni esistenziali della Chiesa conciliare. Contribuì in modo fondamentale a un periodo di trasformazione in cui non si diventava più sacerdoti entrando poco più che bambini nel seminario minore, ma con una scelta adulta e ponderata. La scoperta della vocazione è propria di ogni uomo che cerca la direzione della propria vita.
Padre Pino Puglisi col cardinale Salvatore Pappalardo

La sua attività fu apprezzata dai vertici della Chiesa siciliana, tanto che Puglisi divenne responsabile della pastorale vocazionale a livello regionale. Ma non sempre le sue iniziative vennero comprese fino in fondo e appoggiate del tutto. Il sacerdote sosteneva che la pastorale vocazionale "non era un optional", qualcosa da aggiungere alle altre pastorali. Ma doveva essere il vero senso ispiratore di tutte le pastorali della Chiesa locale. Con il suo stile pacato, Puglisi fece presente le sue critiche nelle sedi ecclesiali opportune. 
"Tutti chiamati, tutti mandati": questo era il suo slogan sul punto. Siamo tutti chiamati a realizzare la nostra vocazione e tutti mandati per aiutare gli altri a scoprire la propria.
A distanza di quasi trent'anni, c'è da chiedersi se ancora oggi queste intuizioni profetiche di Puglisi siano state comprese fino in fondo e fatte proprie dalla Chiesa siciliana, alle prese con una drammatica crisi delle vocazioni e con la necessità di rinnovare tutta l'impostazione di ricerca spirituale e pedagogica dei seminari.

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