domenica 13 settembre 2015

LA CRISI DELL'UOMO: PADRE PINO PUGLISI E IL CONCILIO


Padre Pino Puglisi fu, nel profondo, uomo del Concilio Vaticano II (ottobre '62-dicembre '65) e con le sue idee da precursore si trovò subito in sintonia con la svolta che investì la Chiesa. In quegli anni il sacerdote aveva avuto un incarico a Mondello e chi l'ha conosciuto nella borgata marinara di Palermo ricorda l'entusiasmo di "3P" per i documenti conciliari: li fece acquistare tutti ai parrocchiani e organizzò incontri e dibattiti. Diventò il punto di riferimento per molti sacerdoti giovani e spaesati, li guidò nello studio della svolta, partecipando anche a convegni in Vaticano.

Il vento nuovo e lo slargarsi di prospettive confermarono alcune intuizioni che padre Puglisi aveva messo in atto subito dopo l'ordinazione (1960): il ruolo della Chiesa locale, chiamata ad essere missionaria, ad entrare in contatto con la realtà sociale che la circonda e a farsi lievito della famiglia umana ("Gaudium et Spes", "Lumen Gentium"); il dialogo con i "fratelli separati" che seguono altre religioni o filosofie ("non si dovrà mai confondere l'errore con l'errante...l'errante è sempre e anzitutto un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona", scrive Giovanni XXIII nella "Pacem in terris"); il crescente peso dei laici e la necessità dell'autocritica all'interno della stessa Chiesa ("Lumen Gentium", "Unitatis Redintegratio"); l'urgenza di una riforma della liturgia "per consentire la partecipazione piena e attiva di tutto il popolo" ("Sacrosanctum Concilium").  
In questa seconda parte della relazione di padre Puglisi intitolata "La vocazione dell'uomo" (qui il link alla prima) si entra nel dettaglio dei documenti del Concilio e traspare quanto il sacerdote ne apprezzasse i contenuti. La riflessione esistenziale propria dei padri conciliari si inquadra d'altronde perfettamente nella ricerca di padre Puglisi: "Sì, ma verso dove? Dove l'uomo può trovare un senso alla sua vita?".


TESTO DI PADRE PINO PUGLISI

Io vorrei sviluppare questo pensiero fondamentale ripercorrendo i documenti del Concilio. Forse anche in un certo senso per completare quello che abbiamo meditato durante il nostro primo corso. E’ già passato un ventennio dalla chiusura del Concilio Vaticano II, ma i documenti del Concilio sono di pienissima attualità, anzi purtroppo ancora non sono del tutto passati nella nostra mentalità, nella nostra vita e nella nostra attività. Quindi è necessario che sempre ritorniamo ai documenti del Concilio. Vorrei soprattutto riferirmi a due documenti che parlano più chiaramente e più a lungo di questo argomento: la "Gaudium et Spes" (G.S.) e la "Lumen Gentium" (L.G.). 
La G.S. osserva che l'uomo adesso sta attraversando una crisi speciale, una crisi che è una svolta nella storia dell’umanità. L’hanno detto anche parecchi osservatori laici. Molti hanno parlato di tramonto dell’Occidente. Qualcuno anche di agonia del Cristianesimo. Alcuni hanno parlato di fine dell'uomo moderno e così via. E’ una svolta nella storia dell’umanità. In questa svolta l'uomo, quanto più estende la sua potenza, tanto meno riesce a porla a suo servizio. Si sforza di penetrare nel più intimo del suo animo, ma spesso appare più incerto di se stesso. Segue, man mano, più chiaramente le leggi della vita sociale, ma resta poi esitante sulla direzione da imprimerle. 
E va avanti parlando dei contrasti sociali, economici, politici, razziali, ideologici, e così via: «Immersi in così contrastanti condizioni, moltissimi nostri contemporanei non sono in grado di identificare realmente i valori perenni e di armonizzarli dovutamente con quelli che man mano si scoprono. Per questo sentono il peso dell’inquietudine, tormentati tra la speranza e l’angoscia, mentre si interrogano sull'attuale andamento del mondo. Tale andamento sfida l'uomo, anzi lo costringe a darsi una risposta». E quindi tutte le varie aspirazioni, gli squilibri del mondo contemporaneo, i mutamenti psicologici, morali, religiosi, tutti quanti diventano degli interrogativi per l’uomo. 
Dice ancora la "G.S." al n° 10: «In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. E' proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si contrastano a vicenda. Da una parte, infatti, come creatura sperimenta in mille modi i suoi limiti, dall'altra si accorge di essere senza confini nelle sue aspirazioni e di essere chiamato ad una vita superiore. Sollecitato da molte attrattive è costretto sempre a sceglierne qualcuna e a rinunziare alle altre. Inoltre, debole e peccatore, non di rado fa quello che non vorrebbe e non fa quello che vorrebbe. Per cui soffre in se stesso di una divisione, dalla quale provengono anche tante e così gravi discordie nella società». L'uomo si sente diviso e allora ecco ancora gli interrogativi: «cos'è l'uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte che malgrado ogni progresso, continuano a sussistere? Cosa valgono queste conquiste a così caro prezzo raggiunte? Che reca l’uomo alla società e cosa può attendersi da essa? Cosa ci sarà dopo questa vita? Che cos'è l'uomo?». E' ancora il Concilio (G.S. 12) che dice: «Molte opinioni l'uomo ha espresso ed esprime sul suo conto. Opinioni varie e anche contrarie. Perché spesso o si esalta, cosi da fare di sé una regola assoluta o si abbassa fino alla disperazione finendo in tal modo nel dubbio e nell’angoscia. Questa difficoltà (ecco la risposta che comincia a dare lo stesso Concilio) la Chiesa la sente profondamente, e ad essa cerca di dare una risposta che viene dall'insegnamento della divina Rivelazione. Risposta che descrive la vera condizione dell'uomo, dà una ragione delle sue miserie, e insieme aiuta a riconoscere, giustamente, la sua dignità e vocazione. 

Ed ecco la risposta: «La Sacra Scrittura insegna che l’uomo è stato creato a immagine di Dio: capace di conoscere e di amare il proprio creatore e che fu costituito da Lui sopra tutte le creature terrene quale signore di esse, per governarle e servirsene a gloria di Dio. «Che cos'è l'uomo che tu ti ricordi di Lui? O il figlio dell’uomo che tu ti prenda cura dì lui? L’hai fatto di poco inferiore agli angeli, l’hai coronato di gloria e di onore e l’hai costituito sopra le opere delle tue mani. Tutto hai sottoposto ai suoi piedi» (Salmo 8). 
Ma Dio non creò l’uomo lasciandolo solo. Fin da principio uomo e donna li creò. E la loro unione costituisce la prima forma di comunione di persone. L'uomo, infatti, per la sua intima natura, è un essere sociale e senza i rapporti con gli altri non può vivere né esplicare le sue doti. Perciò Dio, ancora come si legge nella Scrittura, vide tutte queste cose che aveva fatto ed esse erano buone assai (Gn 1,31). 
Questo, dunque, è il senso della vita dell'uomo. L'uomo è creato ad immagine di Dio. Quindi è frutto dell’amore di Dio. Anzi è il frutto più alto di questo amore: e Dio lo ha posto al di sopra di questa piramide che è il creato. Anzi proprio come Segno di amore ha creato tutto l'universo, come segno d'amore per 1’uomo. E’ ad immagine di Dio, cioè segno della presenza di Dio. E l’icona è quasi una ipostasi, cioè quasi una incarnazione della persona di cui è immagine. Cioè attraverso quella immagine noi possiamo raggiungere colui è raffigurato in quella immagine. 
(2-continua)
Si ringrazia l'Archivio don Puglisi di via Matteo Bonello a Palermo, coordinato da Agostina Ajello

1 commento:

  1. appena finito di guardare in tv "alla luce del sole"...un Uomo di Dio!
    Lea Ferrara

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