martedì 8 settembre 2015

AVERE O ESSERE? LA SCELTA DI PADRE PUGLISI

Padre Puglisi in una immagine gioiosa scattata durante uno dei campi scuola con i suoi giovani

Chi siamo? Qual è il senso della nostra vita? Domande che tutti gli uomini si sono sempre fatti e si faranno. C'è chi trova una risposta nel potere, nel lavoro, negli acquisti. Cercando una soddisfazione nella carriera e nel denaro, nella voglia di dominio, nel consumismo più sfrenato. Filosofie e religioni hanno cercato di dare altre risposte. In questo post apprenderemo cosa ne pensava Padre Pino Puglisi, conosciuto finora solo come "prete di strada" ma che era in realtà una persona colta e preparata anche nel campo della psicologia e della pedagogia. In particolare amava un pensatore austriaco, Victor Frankl, il padre della logoterapia, e aveva anche studiato a fondo i maestri dell'esistenzialismo, sia laico che cattolico. Per affinare con un metodo scientifico il suo carisma di educatore. Tutto ciò è dimostrato da diverse testimonianze di amici e dalla sua libreria, circa 3 mila volumi che in parte dopo la sua morte sono stati acquisiti dal seminario di Palermo e conservati in una biblioteca dedicata al sacerdote-martire.



Il testo che iniziamo a pubblicare è il più lampante esempio di questi studi: si intitola "La vocazione dell'uomo" porta la data del 1° ottobre 1987 (Puglisi era all'epoca il responsabile del Cdv, il Centro diocesano vocazioni) e fu preparato come relazione per un convegno. 
   In questa prima parte, prendendo spunto dalle osservazioni di maestri del settore quali appunto l'amato Frankl, ma anche Freud e Fromm (citati in modo calzante) padre Puglisi evidenzia che l’interrogativo sempre presente nell’uomo, ovvero quale sia il senso della propria vita,  investe anche una visione cristiana dell'esistenza. Nelle parti successive la meditazione passerà attraverso l'esame dei documenti del Concilio Vaticano II. Intanto il sacerdote deriva da Fromm la folgorante intuizione: l'essere (cioè l'amore) se lo diamo agli altri non diminuisce, anzi si accresce; l'avere (soldi e beni) se dato agli altri diminuisce. Ecco quindi un buon viatico da meditare per scegliere ciò che è davvero importante nella nostra vita 
(francesco deliziosi).
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TESTO DI PADRE PINO PUGLISI

Da sempre, da quando l'uomo ha preso coscienza della sua esistenza, si è chiesto: «Qual è il valore ed il senso della mia esistenza?». E, più in generale, "Chi è l'uomo?". Ecco il perenne interrogativo - "chi sono io? Qual è la mia identità? La mia vita ha un senso? Cioè: lo ha da prima, glielo do io, lo danno gli
altri? Quale il senso, eventualmente, di questa vita?" E' l'interrogativo al quale hanno cercato di rispondere da sempre gli uomini, e tutte le filosofie hanno cercato di dare una qualche risposta. Oggi, soprattutto, nel pluralismo culturale
nel quale viviamo. le risposte, direi, non si riescono più a contare. Alcune, disfattiste, nichiliste, altre più costruttive. Non mi fermo qui ad enumerare tutte le risposte, fra l'altro sarebbe troppo lungo. Soltanto vorrei fare cenno a due risposte laiche; quella di Victor Frankl, logoterapeuta (o psicanalista) e quella di Erich Fromm. Victor Frankl ha fatto questa considerazione: "L'uomo angosciato del mondo contemporaneo ha spesso paura di aspettare il mattino per ricominciare a vivere; paura di continuare a sorridere, paura di riprendere a lottare. Quasi, si sente colpevole di essere vivo. E’ la disumanizzazione più completa." E quindi ecco Frankl che cerca di riumanizzare l'uomoFrankl afferma appassionatamente che ognuno ha la sua specifica chiamata, la sua vocazione particolare. Per la logoterapia la vera essenza della
vita sta nella responsabilità. Responsabilità verso le cose, le persone, le idee, verso i figli, i genitori, gli insegnanti.
Una responsabilità non identica per tutti, ma diversa per ognuno. Una responsabilità che varia da persona a persona, e da situazione a situazione. E, quindi, anche per curare la nevrosi e la depressione, la cosa più importante è il compito per il quale ognuno deve lottare nella propria vita. Ciò vale di più del denaro, del successo, del piacere. Questa, diremmo, la risposta di Frankle.
Quindi Frankl dice che bisogna dare uno scopo alla vita. E lo scopo è nella responsabilità verso le persone. Una volta gli regalarono un boomerang e gli spiegarono come funzionasse. Gli fu spiegato che tale oggetto ritorna verso colui che lo ha lanciato quando ha
sbagliato la mira, quando non ha colpito la preda. E lui argutamente commentò (chi riferisce è un discepolo, Eugenio Fizzotti, che fa l'introduzione a questo suo libro "Alla ricerca di un significato della vita"): «Proprio come la vita dell’uomo: egli si chiude in se stesso quando ha fallito, quando ha sbagliato nel compito da realizzare, quando ha dimenticato qualcosa al di fuori di se stesso». In fondo la
maniera migliore per dimenticare le nostre preoccupazioni consiste nel darsi agli altri. La forma più sicura per ottenere la gioia e la pace, è quella di fare qualcosa per gli altri. E questo può deciderlo solo il singolo. L’uomo è libero di costruirsi il proprio futuro. Sta a lui arricchirlo o deformarlo. C’è proprio in Frankl, potremmo dire, questo dare all’uomo la capacità progettuale, guardare al futuro nel servizio, nel dono, nel rendersi utile agli altri, così si costruisce la
vita.
Freud, invece, in certo senso, scavava nel profondo, nel passato, nella storia anche della prima infanzia, per poter vedere quali erano le origini di certi turbamenti. Quindi, in certo senso, Freud ripiega nel passato, mentre Frankl guarda nel futuro e dà una speranza alla vita. Ma è sempre, nonostante tutto, una risposta a livello umano.
Un’altra risposta è quella di Erich Fromm. Una risposta anche questa positiva, mi sembra. In quel libro che molti abbiamo letto "Avere o essere", dopo aver fatto un esame spietato della società di oggi propone un nuovo modello di società e quindi un nuovo modello di uomo dicendo qual è dunque il senso della vita dell’uomo. Dice così: «La funzione della nuova società è di incoraggiare il sorgere di un uomo nuovo, la cui struttura caratteriale abbia le seguenti qualità: la disponibilità a rinunziare a tutte le forme di avere per essere, senza residui. Enumera quindi altre qualità (sicurezza, sentimento di identità e fiducia) fondate sulla fede in ciò che è interesse, amore, solidarietà con il mondo
circostante anziché desiderio di avere, possedere, di controllare il mondo divenendo così schiavo dei propri possessi. Un’altra qualità: accettazione del fatto che nulla e nessuno al di fuori di noi può dare significato alla nostra vita, ma che questa indipendenza e distacco radicali dalle cose, possono divenire condizione della piena attività volta alla compartecipazione, all’interesse per gli altri.
La gioia proviene dal dare e condividere, non già dall’accumulare e
sfruttareEcco, Fromm pare che dica: non è in fondo l’avere, il possedere, il successo, che dà felicità all’uomo, senso e pienezza di vita all’uomo. E’ invece l’essere. Lui intende per “essere” ciò che l’uomo può dare, ciò che cresce dentro di noi, se noi lo diamo agli altri. Tutto quello che invece quando noi lo diamo agli altri diminuisce per noi, allora non merita che noi lo facciamo diventare oggetto principale delle nostre preoccupazioni: il denaro, le ricchezze, il successo, se noi li diamo agli altri diminuiscono per noi. Mentre l'amore, la fede, tutte quelle cose che invece appartengono all’ordine spirituale, quanto più ne diamo agli altri, tanto più amiamo gli altri, tanto più cresciamo noi nell'amore, cresce 1'amore dentro di noi.
In fondo quell’essere, per lo stesso Fromm, è sinonimo di amare, di servire, di donarsi. E' capacità di dare totalmente se stessi.
Penso mi sia lecito fare un’ulteriore riflessione sia su Frankl sia su
Fromm. Frankl forse non parla esplicitamente, però ha certe volte delle espressioni che fanno comprendere che il senso radicale della vita lo si può trovare nella consapevolezza di essere creatura di Dio. Frankl è un ebreo credente, ha avuto la esperienza di Auschwitz e ne è uscito appunto perché aveva trovato un senso alla sua vita anche lì. Molti altri, invece, andavano ad attaccarsi al filo ad alta tensione, non potendo resistere a tutte le umiliazioni e le sofferenze di Auschwitz. Lui dà, in fondo, una risposta che va di là di quelle che sono le risposte semplicemente umane. Fromm afferma che nessuno e nulla al di fuori di noi può dare significato alla nostra vita; invita a cercare soltanto dentro di noi il senso della vita. Fa ritornare alla mente quanto diceva S. Agostino, che cioè nel profondo di noi stessi troviamo il Maestro che è Cristo e
che nel profondo di noi stessi troviamo Dio stesso. La risposta, appunto, cristiana è in parte contenuta in queste affermazioni di Frankl e di Fromm.
Un'immagine scattata il giorno della beatificazione: 25 maggio 2013 al Foro Italico di Palermo

La risposta cristiana è questa: la vita è vocazione all'Amore (che è Dio stesso). Vocazione all'Amore, quindi vocazione alla comunione con Dio. E’ nella comunione con Dio che consiste la pienezza di vita dell’uomo. Questa comunione con Dio si realizza attraverso la comunione con gli altri uomini e questa comunione con Dio e con gli altri uomini dà, già da ora, una caparra che sarà la gioia senza fine quando saremo ammessi a goderne in un modo straordinario, inesprimibile adesso.
(1-continua)
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Si ringrazia l'Archivio don Puglisi di via Matteo Bonello a Palermo coordinato da Agostina Ajello.

1 commento:

  1. Una riflessione interessante che dovrebbe (potrebbe) indicare la strada a tanti di noi. Attendo con avida curiosita' le parti seguenti.
    Giuseppe Turdo

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