lunedì 13 aprile 2015

PINO PUGLISI, IL PADRE NOSTRO E LA MISERICORDIA DI DIO

Padre Puglisi in una foto scattata il giorno dell'omicidio, il 15 settembre 1993

Perché padre Pino Puglisi decise di intitolare al Padre Nostro il centro di promozione umana fondato a Brancaccio? Per capire bene la sua motivazione occorre andare indietro nel tempo alla sua attività nei campi scuola per i giovani durante gli anni Ottanta. Una di queste iniziative era intitolata: “Signore, insegnaci a pregare”. In un post precedente ( cliccate qui per leggere) abbiamo pubblicato la prima parte, tesa a individuare le preghiere di Gesù che – secondo 3P – è “uomo normativo” per tutti i credenti.
Tra queste preghiere, il “Padre Nostro” è centrale nella sua ricchezza di significati. In questa seconda parte (tratta sempre da una registrazione dell’epoca) Padre Puglisi esamina due frasi: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” e “Rimetti a noi i nostri debiti”. Ne nasce un viaggio nella spiritualità cristiana, ripercorrendo la ricchezza dei doni che abbiamo ricevuto da Dio. Il “Pane” viene subito inquadrato nella Parola di Dio, è il Pane dello Spirito che alimenta le nostre anime, traducendosi in amore. E’ la presenza soprannaturale nelle nostre vite, il pane da condividere nelle nostre famiglie. Dalla condivisione al perdono, il passo è semplice: condividendo – in quanto tutti figli di Dio – l’amore del Padre, dobbiamo condividere con i fratelli anche la sua misericordia.
Inizia qui una riflessione sulla misericordia di Dio (dall’etimologia ai molteplici esempi evangelici) che è di particolare attualità nell’anno del Giubileo proclamato da Papa Francesco e dedicato proprio alla misericordia. Non c’è infatti perdono senza misericordia. Il cristiano deve sentire nelle “viscere” la pena per il prossimo, pena che esige il perdono come dono gratuito, come una donna che ha appena partorito e sente nelle viscere il dolore di una frattura che solo l’amore può sanare. Come il padre misericordioso che abbraccia il figliolo appena tornato (basta ricordare il famoso quadro di Rembrandt).

Ecco quindi il perché dell’intitolazione del Centro di via Brancaccio: nella mente di Pino Puglisi il Padre Nostro è sorgente di condivisione e di perdono. Pane per tutti e perdono per tutti. All’ombra della Provvidenza che provvede al sostentamento materiale e spirituale. La storia della colossale raccolta di fondi che portò all’acquisto della palazzina dimostra infatti la grandissima fede di padre Puglisi nella Provvidenza: si partì infatti con appena 150 lire depositate su un conto corrente postale...
Per il cristiano, alla misericordia di Dio deve corrispondere la misericordia personale. Nei rapporti familiari e sociali: “Se sei all’altare e ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te….”. Inutile e ipocrita la frequenza della messa, se nella vita non corrispondono comportamenti coerenti col Padre Nostro. Infine la misericordia porta dritto al volontariato: l’offerta di amore per il bisognoso che coniuga tenerezza e fedeltà. Ed ecco la proposta concreta dell’impegno per gli altri che padre Puglisi offriva ai giovani del campo, proposta che seduce e affascina, spezza egoismi e egocentrismi adolescenziali.  


Condivisione e perdono
Una messa all'aperto con i ragazzi di un campo scuola

TESTO DI PADRE PINO PUGLISI
“Dacci oggi il nostro Pane quotidiano”: che cosa significa? Intanto chiediamo al Padre che ci dia il Pane che, nel linguaggio biblico, significa il sostentamento quotidiano. Anche nel linguaggio quotidiano si usa l’espressione: “Che fai? Mi sto guadagnando il pane”, nel senso del sostentamento fisico, del nutrimento e di tutto ciò  che è indispensabile alla vita. Ma pane si dice pure per significare l’alimento della vita intellettuale, il Pane della Parola. Cioè l’uomo si nutre non soltanto del pane fisico, ma anche del Pane dello Spirito. Chiediamo cioè a Dio che non ci venga mai meno la verità, l’amore degli altri e l’amore nostro verso gli altri. E ancora, non ultimo, pane significa il Pane sovrasostanziale, il Pane eucaristico: “Io sono il Pane disceso dal cielo” (Gv 6, 32-33 e 35).
Per quanto riguarda il pane fisico vi è qualcosa in Mt 6, nel discorso della Montagna, quando Gesù fa riferimento alla Divina Provvidenza: “Perché vi preoccupate di che mangerete, di che berrete, di che vestirete; guardate gli uccelli del cielo, i gigli del campo. Dio li nutre, Dio li veste, eppure non seminano, non mietono. Se Dio dunque ha tanta cura dei passeri, dei gigli dei campi, quanto più ha cura di voi che siete suoi figli (Mt 6, 25-34).
E’ per questo che viene detto: dacci oggi il pane, quello di oggi, non quello di domani, o quello di dopodomani; daccelo oggi, e questo ci basta, perché sappiamo che in ogni “oggi” tu sei presente e quindi ci darai quello che è necessario per la nostra vita.
La parola “quotidiano” traduce la parola greca di significato non molto sicuro. C’è chi traduce “quotidiano”, c’è chi traduce “sovrasostanziale”; comunque data la presenza di “oggi”, quotidiano sembra un sovrappiù. E quindi molti ritengono sia più corretto tradurre “sovrasostanziale”. Viene chiesto cioè quel pane sovra sostanziale che è il Pane della parola, il Pane eucaristico, che non chiediamo per il singolo, ma per la pluralità della famiglia cristiana.
Ecco quindi la condivisione: il pane viene chiesto per tutta la famiglia. E siccome siamo un’unica famiglia, il pane lo chiediamo insieme e lo condividiamo: il pane materiale, intellettuale, soprannaturale della presenza di Dio; condividiamo questi doni secondo l’esempio delle prime comunità cristiane.
“Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Potremmo dire che questa invocazione ha doppio significato nel Vangelo di Matteo; significa la celebrazione della misericordia di Dio. Essa nell’Antico Testamento viene espressa con due parole, in un certo senso significa due cose contemporaneamente: una parola indicava le “viscere”, le viscere di misericordia del nostro Dio. Spesso infatti abbiamo detto che significa la commozione di una madre nel contemplare il frutto del suo grembo.
Questa misericordia di Dio è un amore pieno di tenerezza, amore che ha il figlio nei confronti del Padre, e che ha il Padre nei confronti di ciascuno di noi. Un amore pieno di tenerezza, che riguarda pure tutte le debolezze, anche gli errori del figlio: se Dio qualche volta punisce il figlio lo fa sempre per amore, perché gli vuole bene, lo vuole liberare dai pericoli e dai mali. Lo trae però con legami d’amore: lo porta alla sua guancia e gli dà da mangiare.
L’altra parola significata nella misericordia di Dio è “fedeltà al patto”, ricordiamo Es 19, 3-8. Dio fa un’alleanza con l’uomo, alla quale è fedele, sempre, anche quando l’uomo non lo è (Neemia 9).
Anche nel salmo 135 c’è la visione della misericordia di Dio, protagonista della storia del popolo ebraico. Nel Nuovo Testamento questa misericordia si manifesta in Gesù, perché Egli non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori, ricordiamo Lc 15; ossia la parabola della pecorella smarrita, della dracma smarrita, del figliol prodigo o meglio del Padre misericordioso, dove Gesù risponde a chi lo criticava perché stava con i peccatori.
Gesù esprime dunque l’infinita misericordia di Dio. Ricordiamo ancora il dialogo con la peccatrice (Lc 7, 36-51). Gesù è venuto a portare su di sé le nostre infermità e viene incontro alla miseria umana. E qua si potrebbero ricordare i brani che riguardano Gesù e il paralitico (Gv 5, 1-18), Gesù che guarisce il cieco nato (Gv 9), Gesù che risuscita Lazzaro (Gv 11).
Nel paralitico Gesù prima di guarirlo riattiva la speranza, diventando l’uomo della speranza.
Il cieco è uno che non ci vede più, ma il vedere in Giovanni ha anche un altro significato, conoscere Gesù, la verità, la verità che salva, che è cibo per l’Amore, cibo indispensabile. Finalmente Lazzaro: uno che non sa più vivere, che è morto e gli ridà la vita.
Questa misericordia pertanto è una misericordia che viene incontro alle necessità dell’uomo e lo colma in ciò che gli manca.
Questo atteggiamento di Gesù, di misericordia nei confronti dell’uomo dovrebbe poi essere la misericordia nostra; dice Gesù nel discorso della Montagna riferitoci da San Luca: “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro celeste” (Lc 6,36).
Questo essere misericordiosi per noi non è soltanto un semplice moto del cuore, un atto di tenerezza che può essere positivo, ma è un dovere, un dovere nel rispetto dell’Alleanza che abbiamo sancito con Dio. La misericordia, la fedeltà e la tenerezza sono complementari. Fedeltà e tenerezza. Perché se la fedeltà nasce da una situazione obiettiva più che da un semplice sentimento di commozione, la sola fedeltà senza la tenerezza può diventare solo organizzazione sociale dell’aiuto dato impersonalmente. Come le strutture sociali che trattano certe volte le varie persone che hanno bisogno di assistenza come dei numeri, senza considerare le situazioni personali oggettive. La tenerezza senza la fedeltà può correre il rischio di diventare sentimentalismo, quindi le due cose vanno insieme.
Per esempio quando noi facciamo il volontariato, se lo facciamo mettendo insieme le due cose allora questo volontariato sarà costante. La tenerezza è anche un’educazione del cuore, cioè un cuore che da cuore di pietra va diventando sempre più di carne e quindi si commuove sempre di più per gli altri. Quindi questa misericordia deve essere simile alla misericordia di Dio. La nostra misericordia nasce dall’aver ricevuto misericordia da Dio, dall’essere oggetto di misericordia. Ricordiamo a proposito il brano di Mt. 18 del servo spietato, che è come una esplicitazione del “quante volte dovrò perdonare”. Ciascuno di noi ha nei confronti di Dio un debito insolvibile, nel senso che tutto quello che abbiamo viene da Lui. Se volessimo restituirgli tutto quello che ci ha dato, dovremmo dargli tutto quello che siamo o abbiamo. E neppure basterebbe perché molte cose che Lui ci ha dato noi le abbiamo perdute.
“Io sono poca cosa e tu l’Immensità”, ecco, da questa consapevolezza procede la misericordia del cristiano. La misericordia deve essere rivolta a tutti, specialmente verso chi non sembra meritarla, e deve prevenire la misericordia e il perdono di Dio. Dice Gesù: “Se sei sull’altare a dare la tua offerta e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta, va e riconciliati con tuo fratello e poi fai la tua oblazione”. La misericordia segue la via del Cristo, che vede le miserie e le solleva, che scopre e risana anche le miserie più profonde, con l’annunzio del Vangelo.

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RINGRAZIAMENTI
Si ringrazia l'Archivio don Puglisi di via Bonello a Palermo, coordinato da Agostina Ajello e il compianto mons. Francesco Pizzo che per primo analizzò i testi dei campi scuola di padre Puglisi.

1 commento:

  1. A quanto scritto bisogna aggiungere quello che ha rappresentato l’inizio e il costante nutrimento della spiritualità di Padre Puglisi: la condivisione spirituale che ha avuto con Lia Cerrito, conosciuta come collega insegnante di lettere alla Scuola Media Archimede, negli anni 60, del Movimento “Presenza del Vangelo” il cui Fondatore, Padre Placido Rivilli ofm, era fra i sacerdoti amici e guide di 3P. Entrambi hanno condiviso l’esperienza del Padre nostro come prezioso filo conduttore della loro spiritualità e della loro vita.
    Dalla riflessione sul Padre nostro, considerato il cuore del Vangelo, il Movimento è arrivato alla iniziativa della “Giornata del Padre nostro”, che anche quest’anno ha proposto il 26 gennaio, con il sottotitolo ”La famiglia in cammino verso il Padre” con varie iniziative.
    La prossima iniziativa è il Convegno biblico-pastorale del 24-25-26 aprile p.v. al Saracen Hotel, organizzato insieme con l’Ufficio diocesano della Pastorale familiare e l’Associazione “Oasi Cana”. Saranno relatori la Prof. Rosanna Virgili, biblista, e don Bernardino Giordano, pastoralista. Il programma sul sito del Movimento www.presenzadelvangelo.org.
    Invito chi legge a partecipare: Padre Puglisi sarebbe un appassionato sostenitore e sono certa che ci guida e ci accompagna perché noi tutti come singoli, come famiglie, come comunità, possiamo essere testimoni del Vangelo, impregnando la vita quotidiana della preghiera di Gesù, che ci rende sempre più figli nel Figlio e fratelli in Cristo.
    Paola Geraci
    Responsabile del Movimento “Presenza del Vangelo”

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