mercoledì 1 aprile 2015

PADRE PUGLISI: ECCO COME PREGAVA GESU'




"Signore, insegnaci a pregare" era il tema di uno dei campi scuola organizzati da padre Pino Puglisi d'estate negli anni Ottanta per i giovani che avevano iniziato un percorso vocazionale o di approfondimento sui fondamenti del cristianesimo. Qui di seguito il testo della prima parte: "Come pregava Gesù". Si tratta anche in questo caso della trascrizione di una registrazione: il tono è colloquiale e piano per essere comprensibile all'uditorio di adolescenti. Non mancano le citazioni evangeliche ma l'obiettivo non è una esposizione dotta e sistematica del tema. Bensì stimolare la riflessione e andare al nocciolo della preghiera: essa è un dialogo intimo con Dio che nasce dalla consapevolezza dell'amore che ci lega al nostro Padre. Anzi, non Padre ma "Abbà", paparino, papuccio, un diminuitivo usato da Gesù in aramaico che esprime tutto l'affetto filiale che lo animava in ogni circostanza. Se il tema di tutto il campo era la preghiera, in particolare è il Padre Nostro che viene citato come il momento per eccellenza del rapporto che dobbiamo avere tra noi fratelli e con il nostro "Abbà". Si possono quindi trovare in questo campo le radici della scelta che farà padre Puglisi negli anni Novanta a Brancaccio, intitolando il suo centro di promozione umana proprio al "Padre Nostro".
La riflessione esprime tutta la ricchezza e fecondità spirituale di padre Pino, ancorata spiritualmente alla Sacra Scrittura e proiettata nei bisogni dell'adolescente. Cristo è descritto come "uomo normativo" per tutti i credenti. Egli è come il nuovo Adamo che mette il nome a tutte le cose e le fa nuove. Ma, sottolinea il sacerdote, "Dio non si sostituisce alle nostre facoltà". Il Cristianesimo è la religione della libertà e Dio ci lascia liberi: "Rispetta la nostra personalità", spiega padre Pino, venendo incontro al bisogno psicologico degli adolescenti di non sentirsi vincolati da precetti ma esaltati come uomini liberi e capaci di amare. Un interessante riferimento a un filosofo marxista amplia il respiro della relazione e attesta che il fascino di Gesù colpisce Se volete leggere gli altri testi di padre Puglisi pubblicati finora su questo blog cliccate qui 


di Padre Pino Puglisi
La preghiera sgorga da questa considerazione, sentirsi amati da Dio. La preghiera vera è dialogo di amicizia, colloquio a tu per tu con Dio, che è Padre-Amico. E' un dialogo interpersonale tra amici. Essa nasce dalla scoperta di essere oggetto dell'Amore infinito di Dio, di essere cioè termine di questo Amore infinito di un Dio che fin dall'eternità ci ama.
Se noi in questi giorni avremo come argomento di riflessione il “Padre Nostro”, è proprio per meglio capire qual è il senso della preghiera, per entrare in un colloquio e in un dialogo più profondo e insieme più vero con Dio Padre, con Dio Figlio e con Dio Spirito Santo.
Dio è trinità: Amore e Trinità. Per il fatto che è Amore è Trinità. L'Amore circola dunque all'interno di Dio stesso, tra le Persone Divine, che si amano vicendevolmente.
Quest'Amore trinatario è tanto grande da fare di queste tre Persone un solo Essere, un solo Dio.
L'Amore Trinitario, poi, trabocca in Dio, si espande in tutto il creato e si dirige all'uomo, che può essere l'altra creatura in grado di entrare nel dialogo dell'Amore trinitario. La preghiera, dunque, dà senso alla vita dell'uomo, perché rende viva l'amicizia con Dio e fa diventare la persona più simile a Dio.

Il Dio dell'Amore ci rende capaci di esprimere la nostra forza d'Amore che è riposta in noi. La riflessione sulla preghiera è molto importante per una vera crescita spirituale, per una crescita di uomini veri, di esseri che vivono una doppia dimensione: dimensione orizzontale e dimensione verticale. La dimensione verticale si rivolge al Padre Celeste, la dimensione orizzontale, in certo senso, discende dal Padre e ci fa fratelli l'uno dell'altro, essendo resi figli di un solo Padre.
Occorre però volgere il nostro sguardo su Cristo, l'uomo Dio, che in se stesso ha realizzato pienamente il disegno del Padre. Diventa perciò uomo normativo per tutti i credenti, e non solo. Il filosofo marxista Ernst Bloch dice: “Cristo è un uomo normativo, al quale possono fare riferimento tutti gli uomini di tutti i tempi”. Cristo Gesù è Maestro autentico per l'uomo perché in sé ha vissuto ciò che insegnava, dandoci dei modelli di comportamento per quel che riguarda il rapporto con il Padre e con lo Spirito Santo.
Gli apostoli colgono questo atteggiamento di Cristo-Maestro. “Signore insegnaci a pregare”, dicono infatti a Gesù dopo che lo hanno visto pregare. E Gesù insegna a pregare Dio, dicendo: “Padre Nostro...”. Gesù ha insegnato con i fatti come si prega; perciò la sua preghiera diviene emblematica, esemplare: diventa norma di preghiera per ogni cristiano. Essa contiene tutto il messaggio cristiano, esprime tutto quello che dobbiamo chiedere, tutto quello per cui dobbiamo lottare, tutto quello che dobbiamo realizzare nella nostra vita con l'aiuto della grazia di Dio.
Perciò la preghiera è in un certo senso anche un rischio, perché chiedere una cosa significa prima di tutto apprezzarla, e volerla chiedere e praticarla. Se io chiedo a Dio: “Aiutami a essere capace del perdono”, significa che io voglio impegnarmi a fare tutto quello che è possibile da parte mia per perdonare. Ecco il rischio. Se poi non ci riesco, se trovo difficoltà, allora dico: “O Dio mio, mio Signore, aiutami tu”.
Dio non si sostituisce dunque alle nostre facoltà, ma viene incontro alla nostra debolezza, al nostro limite. E questo perché rispetta la nostra personalità.
Gesù ha insegnato a pregare prima di tutto con il suo esempio. Gli apostoli lo hanno visto pregare spesso. L'Evangelista Luca è quello che più si è interessato a questo aspetto del “Cristo orante”, riportando scrupolosamente tutti i momenti di orazione e alcune preghiere del Signore.
San Luca, del Gesù orante, ci dice quando pregava, come pregava, dove pregava, che cosa chiedeva. In verità però l'intera vita di Gesù fu una preghiera., perché Egli era in continua comunione con il Padre ed in continua relazione con Lui.

Gesù diceva infatti: “Io faccio sempre ciò che è gradito al Padre mio”. Quindi continuamente Gesù si chiede: “ma questo piace al Padre mio?”. Gesù ama il Padre e quindi cerca di fare tutto ciò che può far gioire il Padre. Tra il Figlio e il Padre c'è dunque un rapporto profondo di amicizia. Gesù sa che il Padre lo ama e infatti dice: “Il Padre mio mi ama”. Da questo Amore, da questa certezza procede la vera orazione.
Quando prega Gesù? Preferisce aver momenti forti durante la notte, quando scende il silenzio. Gesù cerca di appartarsi e parla con il Padre. Per questo preferisce luoghi deserti come il Getsemani. Gesù pregava sempre, ma i discepoli hanno colto alcuni momenti: per esempio, quando Gesù doveva compiere cose importanti per sé e per i discepoli si raccoglie in preghiera; Gesù era in preghiera quando si trasfigurò sul santo Monte Tabor; Gesù pregò prima di scegliere i dodici; prima che Pietro facesse la sua professione di fede; pregò prima del Pater, al ritorno dei 72 discepoli.
Cosa dice Gesù quando prega? I Vangeli ci riferiscono poche espressioni di Gesù, perché la preghiera è un fatto intimo. A volte conduceva con sé alcuni intimi tra i discepoli  e allora qualcuno di essi avrà colto qualche espressione nelle sue labbra. Ritornando all'episodio del ritorno dei 72 discepoli (Lc 10, 1-22) Gesù, esultando di gioia nel suo cuore, pregò così rivolgendosi al Padre: “Ti benedico, o Padre, perché hai rivelato queste cose ai piccoli e le hai nascoste agli intelligenti e ai sapienti” (Lc 10,21).
Inoltre ci è nota la sua preghiera al Getsemani: “Padre se è possibile passi da me questo calice senza che io lo beva, ma non la mia, ma la tua volontà sia fatta” (Lc 22,42). Per i suoi persecutori così prega: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,35). Ci è nota pure la sua preghiera finale sulla croce con la quale conclude la preghiera della sua vita: “Padre, nelle tue mani affido la mia vita” (Lc 25,46). E sulla croce Gesù avrà anche recitato il Salmo 22 del giusto perseguitato, che ci fa capire che Egli da ebreo pregava salmeggiando come la sua gente.
Abbiamo anche una lunga preghiera di Gesù, al capitolo XVII del Vangelo secondo Giovanni, nella quale Egli pregava per la sua glorificazione; glorificazione nel linguaggio ebreo ha il senso di “riconoscimento della vera identità”. La preghiera, proseguendo, diventa poi preghiera per i discepoli, perché non si facciano vincere dal male che c'è nel mondo, ma siano portatori di bene, saldi nell'Amore e nella Comunione. Questa preghiera si conclude abbracciando Gesù tutta l'umanità di ogni dove e in ogni tempo: “Ti prego Padre per quelli che tramite loro (i discepoli) crederanno nel mio nome” (Giov 17-20).
Come pregava dunque Gesù? Pregava con grande senso di confidenza verso il Padre; gli si rivolge infatti con quella parola aramaica tramandataci da Marco e Paolo, nelle sue epistole: “Abbà”, papuccio mio.
La preghiera di Gesù è diventata preghiera con cui i cristiani si rivolgono al Padre usando la stessa tenerezza. Egli si rivolge al Padre con gratitudine e fiducia: “Ti ringrazio, perché so che qualunque cosa io ti chiedo, tu me la concedi”. Si rivolge al Padre con spontaneità e gioia; tutto ciò che dice al Padre gli sgorga dal cuore, non c'è nulla di preparato.
Gesù si rivolge al Padre con spirito di obbedienza (Ebrei 5, 7-10); ma sa che il Padre tutto quello che vuole da Lui lo vuole solo perché lo ama. Dunque non è un'obbedienza servile, ma solo gioiosa e piena d'amore. Gesù amava pregare avendo la natura innanzi a sé, sui monti soprattutto, nella solitudine; ma egli, come la gente del suo tempo, pregava anche nelle sinagoghe e al tempio di Gerusalemme. Fin da bambino dodicenne infatti lo ricordiamo a Gerusalemme per la Pasqua, quando i genitori lo smarriscono. Gesù prega con senso di abbandono, di fiducia, di umiltà e insegna cosa chiedere e come pregare, sia coi fatti che con le parole: ricordiamo la parabola del pubblicano e del fariseo che salgono al tempio. L'uno si fece piccolo dinanzi al Signore Dio riconoscendo il suo peccato, l'altro invece si lodava perché si riteneva giusto.
Gesù riconosce e insegna a riconoscere come vero comportamento orante quello del pubblicano. La preghiera del cristiani deve essere dunque la preghiera del Cristo, umile, semplice e sincera. Al Padre celeste dobbiamo chiedere lo Spirito Santo, innanzi tutto, che in sé porta ogni pienezza. Per pregare dunque bene dobbiamo tenere sempre come modello di vita Cristo Signore, e far passare attraverso il suo cuore tutti noi stessi.
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Si ringrazia l'Archivio don Puglisi di via Bonello a Palermo coordinato da Agostina Aiello e il compianto mons. Francesco Pizzo per la sua opera di analisi sulle relazioni di padre Puglisi nei campi scuola.


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