lunedì 2 febbraio 2015

PADRE PUGLISI SPIEGA LE BEATITUDINI/6-FINE. BEATI I PERSEGUITATI A CAUSA DELLA GIUSTIZIA. SUL DOLORE PREVARRA' LA GIOIA


L'allegria contagiosa di padre Puglisi (per la foto un ringraziamento all'amica Rosalba Peligra)

 "Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il Regno dei cieli" (Mt 5.10)


di Francesco Deliziosi

Dov'era Dio quando padre Pino Puglisi fu ucciso? Com'è stato possibile che abbia consentito un delitto così orrendo? Perché non ha fermato la mano dell'assassino? Domande angoscianti che tanti amici del sacerdote, me compreso, si sono trovati di fronte nel bel mezzo di una giovinezza prima spensierata e tutt'a un tratto, invece, sprofondata in un abisso di dolore e di orfanità.
L'applauso di un bimbo alla bara di padre Puglisi durante i funerali: è il 17 settembre 1993

Domande senza risposta, alla pari di quelle che si pongono in molti di fronte alle sciagure più spaventose o di fronte a ciò che può sembrare il trionfo del male. Dov'era Dio ad Auschwitz? 

Una vertigine prende i cuori degli uomini davanti a mali così atroci da sembrare inspiegabili, tragedie così grandi da far traballare la fede nell'esistenza di un Dio che è amore. Ricordate ciò che si legge nei "Fratelli Karamazov" di Dostoevskij: "Signore, perché soffrono e muoiono i bambini?".
La sera del 15 settembre del 1993 la struttura di peccato che è la mafia ha compiuto uno degli omicidi più orribili della sua storia sanguinaria, ha espanso il reticolo del male fino a inghiottire una vittima inerme, armata solo del suo sorriso e del Vangelo.
La polizia sotto casa di padre Puglisi in piazzale Anita Garibaldi poco dopo l'omicidio del 15 settembre 1993

Eppure. Eppure, venti anni dopo il corso della storia si è srotolato in modo diverso e ci ha aperto gli occhi. Se un famoso detto sostiene che "il Signore scrive dritto sulle righe storte", in questo tempo trascorso abbiamo visto i colpevoli arrestati e condannati, gli assassini pentiti davanti alla giustizia e probabilmente anche davanti a Dio. Ma, soprattutto, abbiamo visto maturare una nuova coscienza ecclesiale di fronte al problema-mafia, in passato spesso ignorato o sottovalutato. E, man mano che questa coscienza cresceva e si arricchiva, la grandezza della fede di padre Puglisi veniva sempre più apprezzata e riconosciuta. Fino ad arrivare al riconoscimento del martirio, il 25 maggio del 2013: una data storica che segna anche uno spartiacque nella storia della Chiesa e apre le porte ad altre cause di beatificazione simili, a partire da quella di mons. Oscar Romero e del giudice Rosario Livatino.
Gli striscioni di protesta e rabbia affissi davanti alla chiesa di San Gaetano subito dopo l'omicidio

Quanto alle domande iniziali, c'è da ripetere (come nel post precedente a questo, il numero 5) che neanche Gesù è venuto a spiegare il dolore che c'è nel mondo. Ma ci ha lasciato l'insegnamento delle beatitudini: chi è afflitto, chi è nel dolore, sappia che verrà consolato, abbandonandosi all'amore del Signore. E chi è perseguitato a causa di Gesù e a causa della giustizia, sarà beato, perché ha sacrificato la sua vita per una fede, per un valore, per non rinnegare il Vangelo.
Dov'era Dio ad Auschwitz? Era accanto alle vittime, asciugava le loro lacrime, dondolava con loro, impiccato a una trave. Era crocifisso con i morti come sul Golgota. Nessuno può spiegare né il male che alberga nel cuore degli uomini, né il dolore che vediamo dilagare nel mondo. Ma ciò non ci esime dalle nostre responsabilità, dal combattere per fare vincere il Bene e l'Amore. E' ciò che sostiene padre Puglisi in questa relazione che lui stesso aveva intitolato "Persecuzione e gioia". Alla persecuzione seguirà la gioia: qui possiamo capire quanta fede lo abbia sostenuto per poter affrontare il martirio con serenità e il sorriso sulle labbra. Era fiducioso nelle promesse di Dio, tanto da amare i suoi nemici. 
Era certo che alla persecuzione sarebbe seguita la gioia, come spiega lui stesso in questo testo, che è del 1987, di pochi anni precedente all'arrivo a Brancaccio (1990). E nella relazione - che conclude la nostra serie di sei post sulle beatitudini - c'è tutto un elogio di questa gioia così profonda che si rivela essere un trampolino verso l'abbraccio di Gesù.
E, dunque, dov'era Dio mentre padre Pino Puglisi veniva ucciso? Non era distratto nei cieli. Ma era lì, in piazzale Anita Garibaldi, sconosciuta periferia palermitana. Era lì, accanto al suo umile servo. E, come si legge nella Bibbia per Mosè, Dio raccolse il suo ultimo respiro con un bacio della sua bocca. 

IL TESTO DI PADRE PINO PUGLISI
Padre Puglisi celebra nella Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi a Romagnolo

Noi facciamo distinzione tra beati e felici anche se hanno lo stesso significato dal punto di vista del vocabolario. Nel linguaggio corrente quando si parla di beati si pensa ad una felicità futura; sarebbe forse più opportuno in lingua corrente dire felici. Felici significa questo: già ora il Signore dà all'interno del nostro cuore la sua gioia, infatti dice "rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt 5,12). Ma già da adesso dobbiamo essere nella gioia, non soltanto perché sarà grande la nostra ricompensa nei cieli, in futuro, ma perché lo è adesso, in questo regno che Dio riserva a noi. 
E' un regno che già comincia ad esistere qui e che avrà la sua perfezione, la sua pienezza alla fine dei tempi ma già da adesso è la famiglia di coloro che sanno di essere figli dello stesso Padre, la famiglia di coloro che vivono in vera fraternità, cercando di portare nel mondo amore, speranza, gioia. Il discorso della gioia credo che sia molto importante oggi.
Noi abbiamo detto tante volte felici e beati, ma oggi, con tutto quel che sentiamo, possiamo vivere nella gioia? E' possibile questo? Non è un estraniarsi dal mondo, cioè un alienarsi, il voler pensare ad una gioia costante o magari a momenti di vera gioia? Con tante sofferenze, ingiustizie, è possibile parlare di gioia? Noi siamo chiamati a scoprire i germi di bene che sono nel mondo, svilupparli in noi e negli altri e a farli fruttificare mettendo ovunque speranza; la gioia è possibile, non è un'alienazione, anzi è come un propellente che viene messo dentro di noi e ci dà la forza per andare avanti con speranza per portare qualcosa di nuovo al mondo nel quale viviamo. Ed è la gioia di saperci sempre consolati da Dio, cioè la sicurezza di essere nelle braccia di un Padre, di saperci vicini ad un amico che ci guarda sempre sorridente e non ci abbandona mai, un amico che per noi è venuto e con noi rimane sempre e tanto ci ha amato tanto da dare la sua vita per noi ma anche fino a restare sempre con noi. 
E' difficilissimo morire per un amico, anche se poi finisce tutto, ma morire per dei nemici è ancora più difficile. Cristo però è morto quando noi eravamo ancora suoi nemici. Non solo è difficile morire ma restare con delle persone; noi uomini ora vogliamo bene e ora no, un po' ci impegniamo e un po' no. Lui invece rimane sempre con noi, questa è la costanza dell'amore fino all'estremo limite, un amore anzi senza limiti; questo è il motivo della nostra gioia.
Uno dei motivi perché mi piace di più il Vangelo di Luca è anche questo: ci mostra la grande tenerezza di Dio per noi e l'accoglienza di Gesù per le donne, per esempio nell'episodio della peccatrice e in altri tratti. Ma il Vangelo di Luca è soprattutto il Vangelo della gioia, anche se è vero che pure gli altri vangeli ne parlano, ma Luca ne parla più abbondantemente.
I primi due capitoli sono un parlare continuo di questa gioia; ad esempio il saluto di Maria, quello che traduciamo con "Ave piena di grazia", si potrebbe meglio tradurre: "gioisci, o piena di grazia perché il Signore è con te"; e poi Elisabetta che gioisce per l'incontro con la cugina Maria che va a farle visita e sente che il bimbo che ha in grembo, Giovanni, è balzato di gioia nel suo grembo; e poi Maria che esplode in quel cantico di gioia che è il Magnificat: "l'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore"; ancora l'annunzio degli angeli ai pastori: "vi annunzio una gioia molto grande".
In San Matteo, quando si parla dei Magi che vanno verso la grotta, dopo aver smarrito la stella, la rivedono e gioiscono: gavisi sunt gaudio magno valde dice la traduzione latina, gioirono di una gioia grande assai, una gioia traboccante per la venuta del Salvatore, per la venuta del Cristo. 
Anche Cristo gioisce, è sempre nella gioia. Il vangelo di Luca ci riferisce che Gesù esultò nel suo intimo perché la sua parola era stata compresa dagli umili, dai poveri, gioisce nel suo cuore perché sa che i nomi dei suoi discepoli sono scritti nel cielo (Lc 10,20-21).
Al cap 15 Luca parla della gioia per la conversione, per il ritorno del figlio nella parabola del padre misericordioso. Dio gioisce per un peccatore pentito, infatti il padre dice al figlio maggiore: "bisognerebbe far festa", gioire, perché questo tuo fratello era morto ed è risuscitato, era perduto ed è stato ritrovato"; quindi vi è anche la gioia del ritorno (Lc cap 15).
Poi la gioia di Zaccheo che si sente chiamato: "oggi vengo a casa tua", e Zaccheo corre, con gioia; Gesù in una parabola dice: "Il regno dei cieli è simile ad un tale che in un campo trova un tesoro, allora con gioia va verso casa, vende tutto quello che ha e compra quel campo"; è questa la gioia di aver trovato veramente il senso della propria vita, tutto il resto non conta più: con gioia vende tutto quello che ha. Quello che conta è il regno di Dio, essere con lui nell'amore e con i fratelli (Mt 13,44). Luca al cap 24 parla di questa gioia traboccante degli apostoli, quando vedono Gesù risorto.
Gesù che risorge è veramente il portatore della gioia piena, ma ci sono poi tanti altri brani del Nuovo Testamento che parlano di questa gioia per il Signore vicino, il Signore che è presente. 
Voglio concludere indicandovi un brano della lettera ai Filippesi (cap 4,4-7); qui dice: "rallegratevi, ve lo ripeto, rallegratevi perché il Signore è vicino, è accanto a noi". Noi dunque siamo chiamati alla gioia ed i cristiani dovrebbero testimoniare questa gioia. Qualcuno ha rimproverato i cristiani perché non sempre testimoniano questa gioia. Un filosofo del secolo scorso, che ha avuto un largo seguito e la cui parola in qualche modo è ancora seguita da parecchie correnti filosofiche (Nietzsche, ndr), rimproverava proprio ai cristiani questo fatto: se è vero che voi credete in Cristo Risorto e presente perché quando uscite dalle chiese, non uscite col sorriso sulle labbra, ballando di gioia? Sembrate invece così tristi. 
Certe volte quando si canta l'alleluia sembra quasi un lamento mentre dovrebbe essere un grido di gioia; l'alleluia è il canto di coloro che sono davanti al sepolcro vuoto del Cristo e sanno che Gesù è risorto e da quel sepolcro vuoto viene proclamato il lieto annunzio, il Vangelo: il Signore è risorto, è qui che ci parla.
L'alleluia è quindi un grido di gioia e dovrebbe essere cantato significando questa gioia.
Crispino Valenziano dice che l'ambone, il posto dal quale si proclama il vangelo, in molte chiese antiche stile romanico del quarto secolo e poi in molte chiese del medio evo, come la cappella Palatina, ha la forma di un sepolcro vuoto, è come se dal sepolcro emergessero gli angeli della risurrezione e annunziassero: Gesù è risorto, ecco l'alleluia, il canto della vittoria del Cristo sulla morte. 
Nella nostra carpetta sono, opportunamente scelte da Mario e Saverio, queste due immagini: il crocifisso e il risorto per il tema "persecuzione e gioia"; dovremmo testimoniare questa gioia. Stasera noi faremo una celebrazione proprio sul tema della gioia; durante questa celebrazione ci sarà offerto un ramoscello di alloro, opportunamente penso perché l'alloro è segno di vittoria, infatti la corona di alloro veniva data ai condottieri vincitori, agli immortali, ed è segno di vittoria, di gloria, di immortalità. Nella liturgia greca, il Sabato santo, quando si celebra la liturgia delle ore, la chiesa si cosparge di foglie di alloro e viene dato un ramoscello di alloro a ciascuno; era il segno dell'immortalità del Cristo e della vittoria sulla morte; il ramoscello di alloro viene dato ai fedeli per ricordare che anche loro, partecipi della morte e risurrezione del Cristo sono "laureati", sono anche loro vittoriosi, in forza del Cristo, sulla morte, sul male, sul peccato e quindi sono con Cristo risorti a vita nuova.

Sarà questo un segno che ci porteremo a casa. Nella celebrazione ci saranno dati due ramoscelli con delle scritte sulla gioia. Io ve ne voglio leggere alcune che riguardano il nostro tema: 
(S. Paolo) "afflitti ma sempre lieti, poveri ma facciamo ricchi molti, gente che non ha nulla e invece possiede tutto" (2Cor 6,10). 
"Nella misura in cui partecipate delle sofferenze del Cristo rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare" (I Pietro 4, 13-14; 1, 6-7). 
San Paolo: "sono molto franco con voi e ho molto da vantarmi di voi, sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni tribolazione"; gioia e tribolazione che stanno insieme.
"In verità vi dico voi piangete e vi rattristate ma il mondo si rallegrerà, voi sarete afflitti ma la vostra afflizione si cambierà in gioia"
"la donna, quando partorisce, è afflitta perché è venuta la sua ora, ma quando è venuto alla luce il bambino non si ricorda più dell'afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo; così anche voi: ora siete nella tristezza ma verrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia" (Gv 16,20-24). 
S. Giacomo di cui oggi è la festa liturgica dice: considerate perfetta letizia, miei cari fratelli, quando subite ogni sorta di prova, rallegratevi ed esultate (Giac.1,2-3).
Il seme della gioia che il Signore ha posto nei nostri cuori fiorirà. Dipenderà naturalmente da tante cose: da quelle cose che abbiamo detto e che il Signore ci ha suggerito anche durante le riflessioni; forse diventerà un'esplosione di gioia, e gli altri si potranno chiedere: ma perché costui è così tanto nella gioia? Come ha fatto? Come riesce ad avere sempre gioia e serenità nel suo cuore?
Nell'iniziare questo cammino, abbiamo scoperto che siamo contenti e che la nostra gioia nasce da Dio, ed è una gioia così piena che ci viene voglia di raccontarla ad altri. Ora ci arricchiremo di un ramoscello di alloro, possiamo portarlo a casa, lo possiamo mettere in mezzo all'agenda o al libro più caro che abbiamo, sul tavolino della nostra stanza, o regalarlo a qualcuno per testimoniargli quello che proviamo. Prima di concludere scambiamoci un saluto che ci ricordi quello che abbiamo vissuto. Scambiandoci questo saluto diremo: "La gioia del Signore sia con te" e risponderemo "ed anche con te". Questo è l'augurio più grande che ci possiamo fare ed anche un forte impegno di sostenerci in questo cammino di libertà"

Domande (anche queste erano formulate da Padre Puglisi per i momenti dei gruppi di studio)
1) Dio tante volte ci ha consolato per mezzo dei fratelli; anche noi siamo chiamati a consolare in nome e come segno della presenza di Dio "coloro che piangono".
2) Qual è la differenza tra gioia e allegria? E' possibile essere nella gioia anche nella sofferenza? Quali potrebbero essere i motivi?
3) E' anacronistico oggi vivere nella gioia e annunziarla? 

(6-fine. Tutti i sei post sono disponibili su questo blog. Queste relazioni dei campi scuola di padre Puglisi sulle beatitudini formano ancora oggi un percorso unico e originale, adatto per ritiri spirituali, riunioni di adolescenti o gruppi religiosi).
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Ringraziamenti
Si ringrazia l'Archivio Don Puglisi di via Bonello a Palermo coordinato da Agostina Aiello. Una preghiera, un grazie e un ricordo affettuoso per mons. Francesco Pizzo che subito dopo l'omicidio dell'amico Pino (col quale aveva condiviso gli anni pionieristici del Centro Vocazioni) si dedicò alla raccolta e allo studio di queste relazioni dei campi scuola degli anni Ottanta.

2 commenti:

  1. Bisogna essere veramente grati ad Agostina e mons.Pizzo per questa preziosa raccolta di riflessioni di padre Puglisi negli anni '80, che ingigantiscono ancora di più' la figura, il pensiero e le opere del nostra caro TreP.
    Padre Paolo Fiasconaro

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  2. "E' difficilissimo morire per un amico, anche se poi finisce tutto, ma morire per dei nemici è ancora più difficile.". lo scrisse proprio lui .. quasi profeticamente ..lui che accolse il suo uccisore con un sorriso...
    Anna Rotundo

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