giovedì 29 gennaio 2015

PADRE PUGLISI SPIEGA LE BEATITUDINI/5 BEATO CHI SOFFRE PERCHE' GESU' LO CONSOLERA'

Padre Puglisi celebra all'aperto in montagna, tra le nude pietre

"Beati gli afflitti perché saranno consolati" (Mt 5,4).
Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli" (Mt 5,10)

INTRODUZIONE

di Francesco Deliziosi

Perché il male e il dolore esistono e dilagano nel nostro mondo? Non lo sappiamo. Neanche Gesù è venuto per spiegare l'esistenza del dolore sulla Terra. Ma, davanti al dolore, egli ha pianto: Cristo viene descritto in lacrime nei Vangeli e padre Pino Puglisi lo ricorda in questa relazione (quinta della serie sulle beatitudini pubblicata sul nostro blog). 

La cappella "Dominus Flevit" su una collina di fronte a Gerusalemme, costruita nel punto in cui Gesù scoppiò in lacrime. La chiesetta risale al 1954 ed è opera di un architetto italiano, Antonio Barluzzi

Su una collina davanti a Gerusalemme c'è oggi una cappella intitolata "Dominus flevit" costruita nel punto in cui Gesù scoppiò a piangere guardando verso il Tempio, presagendo la distruzione da parte dei Romani e forse anche il fiume di sangue che da quel momento accompagnerà la storia della Città Santa e degli Ebrei. Il pianto di Gesù ce lo fa sentire vicino e in questa beatitudine il figlio di Dio ci dice che al dolore segue sempre la consolazione. Abbandonandoci tra le braccia del Padre saremo consolati per le nostre sofferenze. E beati. Anche se la vita ci ha messo in croce.
Significativamente padre Puglisi titolava questa parte delle sue relazioni (che è del 1987): "Persecuzione e gioia". Il dolore di cui parla il sacerdote è di un particolare tipo: deriva dalla persecuzione che il seguace di Cristo dovrà subire. Non è un fatto solo dei tempi passati, annota quasi di sfuggita il sacerdote, ma avviene anche ai tempi nostri. 
Noi accogliamo con un brivido questa frase perché abbiamo la storia successiva davanti agli occhi fino al martirio subito da padre Pino nel 1993, sei anni dopo aver pronunciato queste parole. Uguali riflessioni si possono formulare, ascoltando la sua meditazione sul comportamento del giusto che risulta insopportabile alla vista dei malvagi. Il giusto non fa nulla per provocare la violenza dei malvagi, solo si comporta da giusto e secondo giustizia. Ma già questo comportamento equivale ad affermare che è possibile una vita improntata alla rettitudine. Trasportiamo queste considerazioni a Brancaccio e avremo la fotografia della situazione che si venne a creare in quel quartiere. Il comportamento del giusto fu insopportabile alla vista dei mafiosi che decisero di eliminarlo. Ma quel delitto dimostrò che sono davvero beati i perseguitati a causa della giustizia e, soprattutto, a causa della loro fedeltà al Vangelo di Gesù.


TESTO DI PADRE PINO PUGLISI
"PERSECUZIONE E GIOIA"

In questa beatitudine non si tratta solo di afflizione interna, ma anche di pianto. Si piange perché si è legati alla vita. Anticamente si pensava che l'uomo dovesse contenersi e dovesse essere imperturbabile davanti alla gente e ai dolori; invece Gesù dice: "Beati coloro che piangono, perché riderete." (Lc 6,21). Già nell' Antico Testamento si parla di questa consolazione da parte di Dio (Is 66,10-14.40): in questo brano, attraverso un'immagine di comprensione immediata, la consolazione proveniente da Dio viene paragonata a quella che può venire da una madre nei confronti del figlio: il figlio piange e la madre lo consola e se lo stringe al seno: "sulle ginocchia saranno carezzati, portati in braccio, come una madre consola il figlio così io vi consolerò" (Is 66,12-13). Che vuol dire questo? Quell'anelito di vita che c'è dentro di noi, quel desiderio di pienezza di vita ed anche questa sofferenza di non averla, non lascia insensibile Dio che è nostro Padre. Dio si fa vicino a noi e viene incontro a questo nostro desiderio, viene a darci la possibilità di vivere nella gioia, una gioia perenne, perché lui stesso verrà ad asciugare le nostre lacrime.
Nell'Apocalisse sta scritto: "Lui asciugherà le mie lacrime", allora non ci sarà più lutto, né lamento, né pianto per coloro che vedranno come il Signore. Già da ora questa consolazione incomincia proprio perché Dio ci libera; il salmo 126 parla proprio di questo.
Dunque coloro che piangono saranno consolati. Gesù ha pianto? Gesù non ha avuto timore di farsi vedere in pianto dalla gente; noi non sappiamo se ha pianto anche da solo, però è sicuro che per ben due volte è stato visto piangere. Una volta Gesù si commuove partecipando alla sofferenza e al dolore di alcuni suoi amici davanti alla tomba di Lazzaro, nel momento in cui arriva Maria che piange per la morte del fratello. Egli partecipa degli stessi sentimenti di Maria piangendo.
Nel Vangelo di Gv 11,35 sta scritto: "Gesù scoppiò in pianto". Dunque Gesù non ha vergogna di piangere davanti agli altri. Un'altra volta Gesù pianse mentre stava entrando a Gerusalemme, in quella giornata di trionfo, quando lo accolsero con le palme in festa. Prima di entrare vede da una collina di fronte a Gerusalemme tutto il panorama, vede la bellezza di questa città e lui, nella sua visione di figlio di Dio, già vede questa città, che è il simbolo della sua patria e città santa, la vede già distrutta, pensa a quando poi sarà distrutta intorno al 70; quindi piange davanti a Gerusalemme. 
La deposizione di Cristo: mosaico all'interno del Santo Sepolcro a Gerusalemme

Questo vuol dire che anche noi siamo chiamati a non contenere i nostri sentimenti riguardo alla pienezza e ad desiderio di Dio ma, anzi, se noi esprimiamo anche col pianto questo desiderio di vita, Dio viene incontro a noi e ci consola, ci viene incontro per darci pienezza di vita. Lo stesso pianto può essere visto come una forma di preghiera.
L'altra beatitudine dice: "Beati i perseguitati per causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi a causa mia. Rallegratevi ed esultate" [MT 5,10-12]. Che il giusto sia perseguitato è una costante delle espressioni dell'Antico Testamento. Nel libro della Sapienza 2,1-20 si parla proprio di questo. Orazio diceva Nunc est pulsanda tellus.., adesso balliamo, divertiamoci. Oppure Lorenzo il Magnifico: "quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia di doman non c'è certezza".
Quel brano del libro della Sapienza è stato scritto due secoli prima che nascesse Gesù. Il versetto 14 dice: "[IL GIUSTO] è diventato per noi una condanna ai nostri sentimenti; ci è insopportabile solo al vederlo", infatti chi si comporta rettamente nella sua vita diventa rimprovero per quelli che agiscono ingiustamente. Costoro dicono: "ma non è possibile vivere nell'onestà, vivere sempre nella rettitudine!" Chi invece si comporta con correttezza dimostra il contrario, diventando un rimprovero, una smentita per gli ingiusti. (cita fino a Sap 3,3 ndr). Il Giusto sicuramente troverà degli ostacoli; lo stesso Luca dice: "Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi"[ LC 6,26]; è quasi un segno perché significa che il nostro agire non ha inquietato nessuno, le nostre parole non hanno disturbato nessuno, mentre le parole del Cristo sono parole disturbatrici, inquietanti, che mettono dentro un travaglio che si trasforma in sofferenza ma che poi conduce a gioia e conversione.
Nel brano di Zaccheo la presenza di Gesù sarà stata una presenza che avrà causato in lui un travaglio interiore, una sofferenza; è naturale, il passaggio da un modo di vivere ad un altro non è senza sofferenza, è un passaggio che richiede distacchi, tagli, potature e ogni potatura fa piangere. Però è proprio quando viene potato che l'albero può dare frutti più abbondanti; la vigna infatti si pota altrimenti fa poca uva. Il giusto non potrà essere ben voluto da tutti, avrà certamente dei contrasti e questo sarà un segno della sua giustizia e rettitudine, della giustizia cioè della realizzazione della volontà di Dio.


Nel passo parallelo di Matteo Gesù dice: "Beati voi quando diranno male di voi a cagione mia" (Rif: MT 5,11), prima dice: "Beati i perseguitati a causa della giustizia" (MT 5,10), perché sono stati giusti e aggiunge: "a causa mia", cioè vi sarà persecuzione perché seguaci di Cristo e questo non è un fatto soltanto di altri tempi, è un fatto anche dei giorni nostri; quando uno cerca di vivere onestamente gli altri potrebbero dire: "chissà perché lo fa!?"
Se, per esempio, uno è onesto nel suo dovere d'ufficio, diranno: "lo fa per guadagnarsi il favore dei superiori", oppure se va in chiesa e partecipa alle varie attività: "chi lo sa, vorrà qualche raccomandazione dal prete". Anche se questo tipo di maldicenza oggi è meno frequente. Anche oggi è così, nessuno sfugge a questa regola. Ma il seguace del Cristo, colui che ha scelto di vivere secondo il modello di comportamento di Gesù Cristo, chiaramente troverà difficoltà, ma già in questo Gesù dice che siamo beati, cioè felici. 
(5-continua)

RINGRAZIAMENTI
Si ringrazia l'Archivio Don Puglisi di via Bonello a Palermo coordinato da Agostina Aiello. Una preghiera, un grazie e un ricordo affettuoso per mons. Francesco Pizzo che subito dopo l'omicidio dell'amico Pino (col quale aveva condiviso gli anni pionieristici del Centro Vocazioni) si dedicò alla raccolta e allo studio di queste relazioni dei campi scuola.

1 commento:

  1. Nel suo discorso sulle Beatitudini qui sopra riportatato Puglisi fa riferimento a quei filosofi greci che professavano l'impassibilità di fronte alle sofferenze.. il che dimostra quanto fosse colto .. non solo uomo di azione ma anche di grande cultura .. difatti dopo la sua morte nella sua stanza furono trovati innumerevoli libri.
    Anna Rotundo

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