domenica 18 gennaio 2015

PADRE PUGLISI SPIEGA LE BEATITUDINI/3 BEATI I MITI E COLORO CHE SCELGONO LA NON VIOLENZA




INTRODUZIONE

di Francesco Deliziosi

Il Vangelo di Luca era il preferito da padre Pino Puglisi. "E' quello - spiegava - in cui spicca sempre la misericordia di Dio". Proprio ai versetti di Luca il sacerdote faceva riferimento per approfondire la beatitudine dei miti davanti ai suoi ragazzi impegnati nei campi scuola degli anni Ottanta. Nei precedenti interventi, 3P aveva invece seguito di più l'altro testo sulle beatitudini, quello di Matteo (cliccate qui per la prima relazione sui "poveri in spirito" e qui per la seconda sui "puri di cuore"). 

Perché saranno beati i miti? Il "salto culturale" che compie padre Puglisi in questa terza relazione porta dritto all'identificazione del mite col non violento, cioè "colui che non si affida alla forza delle armi, che reagisce alla violenza con la non violenza". 
Il testo che pubblichiamo (frutto anche questo della trascrizione da una audiocassetta) ci riporta al clima della prima metà degli Anni Ottanta, dominato ancora dalla guerra fredda, dalla contrapposizione tra Usa e Urss e dalla corsa agli armamenti che interessò direttamente la Sicilia col dispiegamento dei missili nella zona di Comiso. Anni anche di marce pacifiste e di opposizione netta; tra gli animatori di queste battaglie civili occorre ricordare almeno Pio La Torre, ucciso poi dalla mafia. 
La scelta della non violenza, patrimonio fino a quel momento di ambienti laici, di sinistra o di ispirazione gandhiana, viene assorbita anche dal mondo cattolico. Per esempio, si fa strada pure tra i cristiani (e in Sicilia) la consapevolezza che rifiutare il servizio militare, e prestare invece il servizio civile, è una obiezione di coscienza legittima e condivisibile. 
Approvata la legge nazionale sull'argomento, molti enti cattolici si attrezzano per ospitare gli obiettori di coscienza e far loro prestare il servizio civile nelle strutture sociali di assistenza. A Palermo, l'allora responsabile della Caritas diocesana, il compianto mons. Giovanni Giallombardo, dà impulso a questa scelta nei primi anni Ottanta e si forma un gruppo di obiettori che - al posto della "naja" - lavorano nei centri della Missione Palermo (voluta dal cardinale Salvatore Pappalardo) o in quelli dell'Opcer (Opera Pia Cardinale Ruffini). Personalmente ho avuto modo di prestare il mio servizio civile presso la Caritas di Palermo tra l'83 e l'84 e di vivere quella stagione per molti versi innovativa, ispirata al famoso detto di don Lorenzo Milani "l'obbedienza non è più una virtù". Di tutto ciò c'è una chiara eco nella relazione di padre Puglisi dove il sacerdote parla di "gruppi che si rifanno alla non violenza e rifiutano il servizio militare".
Un altro interessante passaggio, che ci porta agli anni di Brancaccio, è quello in cui il sacerdote ricorda che "Gesù è stato mite perché non ha mai usato la violenza con le persone…La violenza non pone la persona dalla parte del giusto!".
A Brancaccio tre dei componenti dell'Intercondominio (i volontari che collaboravano con la parrocchia) subirono nella stessa notte un attentato. In una omelia, commentando l'incendio delle porte di casa di queste tre famiglie, padre Puglisi disse che "chi usa la violenza non è un uomo, si degrada da solo al rango di un animale!", anche se aggiunse poi un estremo tentativo di dialogo con i mafiosi: "Vorrei capire, incontriamoci, parliamone…". Il giudizio pesantissimo sulla scelta di usare la violenza da parte dei boss ha anche in questa relazione sul Vangelo di Luca le sue basi. Il mite è beato perché non violento, perché rifiuta la logica della sopraffazione o dell'occhio per occhio, perché - inerme come un agnello - si consegna ai suoi assassini come Gesù. Una relazione importante, quindi, per capire meglio le motivazioni profonde attraverso le quali padre Puglisi riuscì ad accogliere persino i suoi killer come fratelli, riservando a loro il suo ultimo sorriso. 




IL TESTO DI PADRE PUGLISI

Beati i miti, i misericordiosi e gli operatori di pace (Mt. 5,5.7)

"Queste beatitudini le troviamo scolpite ad alto rilievo nella vita di Gesù" spiegava padre Pino. "I suoi insegnamenti non sono teorici, ma sono pratici, perché promanano dalla sua vita.
Si può costruire la pace solo se non si è legati ai beni della terra. Se si è legati alla roba si finisce con il litigare; se noi diamo più valore alle cose che alle persone non costruiamo pace. Il Salmo 37 parla dell'atteggiamento della mitezza: il mite è colui che si abbandona al Signore e ne segue la via. Il termine mite acquista anche il significato di non violento. Il non violento è colui che non si affida alla forza delle armi, colui che non reagisce alla violenza con la violenza. Gesù è stato mite nel senso che non ha mai usato la violenza con le persone. Quando queste sono state violente nei suoi confronti lui non lo è stato. Egli ha cercato di portare agli altri la ragionevolezza. La violenza non pone la persona dalla parte del giusto!
Oggi ci sono dei gruppi culturali che si rifanno alla non violenza; sono quelli, ad esempio, che rifiutano il servizio militare. La non violenza è regola di vita.
Per quanto riguarda la misericordia, se ne parla già nell'Antico Testamento, nel salmo 58,84…
Nei Vangeli, San Luca in particolare, vuol farci capire che la perfezione del cristiano consiste proprio nell'imitazione della misericordia di Dio. Misericordia di Dio significa che Dio ha un amore grande verso il suo popolo, senza limiti, che non si ferma neppure di fronte al peccato; che è pieno di tenerezza, che comprende la debolezza e il limite dell'uomo, sigla un amore paragonabile a quello dei genitori.

L'amore di Dio è ancora più grande di quello materno, è un amore che accompagna le nostre angosce, le sofferenze, i sentimenti. Amore significa preoccupazione per la sofferenza degli altri, il saper perdonare e comprendere gli errori degli altri. Noi dobbiamo perdonare gli altri perché siamo stati perdonati; Dio ha verso di noi una grande generosità, per cui continua a donarci sempre il perdono.
Il pacifico non è un "pacioccone" che non si preoccupa per niente e di niente, ma colui che cerca di intessere rapporti con gli altri. Colui che vuole costruire la pace deve cercare di fare in modo che ci sia lo stimolo della riconciliazione e del perdono.
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Domande (anche queste erano formulate da padre Puglisi per i gruppi di studio del campo)
1) I Romani dicevano: "Se vuoi la pace, prepara la guerra". Sei d'accordo? Perché, soprattutto oggi, è pensabile una guerra?
2) Cosa significa praticamente, a livello di famiglia, di scuola, di ambiente, di conoscenti, vivere la non violenza?
3) Leggendo il brano di Luca, capitolo 6, quali pensieri ti nascono? Di condivisione totale, di perplessità, di sfiducia?

RINGRAZIAMENTI
Si ringrazia l'Archivio Don Puglisi di via Bonello a Palermo coordinato da Agostina Aiello. Una preghiera, un grazie e un ricordo affettuoso per mons. Francesco Pizzo che subito dopo l'omicidio dell'amico Pino (col quale aveva condiviso gli anni pionieristici del Centro Vocazioni) si dedicò alla raccolta e allo studio di queste relazioni dei campi scuola.
(3-continua)

8 commenti:

  1. Padre Pino Puglisi è stato uno dei pilastri del Cristianesimo per noi "ragazzi" degli anni ottanta. È nato forse "predestinato" a vivere come Cristo ma come Lui ha accettato di "vivere" il martirio con il perdono nella mente e nel cuore. Anch'io, alcuni anni fa, ho frequentato, nella mia città, un gruppo che si occupava di volontariato in nome di Padre Pino. Porto i Suoi insegnamenti nel cuore e cerco di trasmetterli agli alunni di cui mi occupo...
    Adriana Rossella Bellavia

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  2. Padre Puglisi dona anche a me la tua forza
    Carmela Metrangolo

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  3. Grande, caro Padre Puglisi !
    Anna Kowol

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  4. Il Santo Padre e Padre Pino Puglisi, per me, hanno in comune l'essere uomini che incarnano valori senza tempo... Entrambi si muovono in spazi difficili da percorrere ma illuminati dalla luce di Dio. Il Loro "tesoro" è inestimabile: l'abbraccio dei "più piccoli" per i quali anche Gesù è venuto a "consumare le suole"delle SUE scarpe"..
    Adriana Rossella Bellavia

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  5. Caro Beato Padre Pino Puglisi tu sarai sempre per noi, volto di pace, di mitezza, di perdono, di misericordia! Grazie per il tuo modo d'essere che è stato, e che sarà sempre!
    Priscilla Aquila

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  6. Quanti insegnamenti, mi ha scosso la frase: parliamone, incontriamoci.
    Cinzia Cito

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  7. Una ricchezza di valori da custodire nel cuore Mettere Dio e la parola a primo posto nella vita, per essere avvolti dalla povertà! Pensare e vivere della verità, per essere puri di cuore. Vivere in semplicità per essere pace e gioia del cuore!
    Priscilla Aquila

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