venerdì 23 gennaio 2015

PADRE PUGLISI SPIEGA LE BEATITUDINI/ 4 BISOGNA ESSERE AFFAMATI DI GIUSTIZIA


Padre Puglisi in meditazione dopo l'eucarestia durante una messa all'aperto celebrata per il campo scuola dei suoi ragazzi


 di Francesco Deliziosi

INTRODUZIONE

Che significa avere fame e sete di giustizia? E cosa si intende per giustizia? Ruota intorno a queste due domande questa quarta parte delle relazioni di padre Puglisi sulle beatitudini. E con il suo consueto, pacato stile colloquiale (anche questo testo è la trascrizione da una audiocassetta) il sacerdote spiegava ai giovani riuniti per i campi scuola l’attualità del testo evangelico. In un ampio preambolo 3P affronta in maniera profetica il tema del progresso e della rivoluzione informatica: eravamo a metà degli anni Ottanta ma la relazione profuma di modernità. La “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità, in cui intere generazioni hanno sperato, si sono dimostrate una illusione. Il progresso tecnologico non ha risolto i problemi della gente, anzi il divario tra poveri e ricchi è aumentato.
L’altra acuta osservazione di padre Puglisi, in grande anticipo sui tempi, riguarda l’alienazione legata ai giochi e ai passatempi informatici: davanti al computer si possono passare ore ma col rischio di spersonalizzarsi. E la dimostrazione è oggi sotto i nostri occhi: in quante case genitori e figli non si scambiano una parola e stanno ognuno a chattare al pc o al telefonino con gli sconosciuti della realtà virtuale?
Le riflessioni sul progresso (mancato) e le ingiustizie sociali portano poi 3P ad analizzare direttamente il testo evangelico: avere fame e sete di giustizia significa che la giustizia è un bisogno insopprimibile come avere l’acqua e il cibo. Non è qualcosa a cui si può rinunciare. Una società in cui non vi è giustizia ma disparità sociale è marcia dal di dentro e non è cristiana. Il credente deve infatti porre al primo posto il valore della persona e non il profitto personale.
Il linguaggio di padre Puglisi è caratterizzato da gioiosa spontaneità e da trasparente semplicità, in modo da diventare estremamente accessibile ai suoi giovanissimi interlocutori impegnati nel campo scuola.
Anche per gli adulti i giorni passati nei campi-scuola sono rimasti indelebili. Uno dei più stretti collaboratori di padre Pino durante gli anni Ottanta è stato padre Agostino Ziino, un sacerdote palermitano che nel 1992 è entrato a far parte della Comunità dei Figli di Dio fondata da don Divo Barsotti. «C’era in 3P» racconta «una grande padronanza delle metodologie e delle tecniche per condurre le riunioni, ma tutto si risolveva, in semplicità, nella condivisione fraterna. La gioia e l’allegria di padre Pino erano contagiose. Si lavorava tutti insieme, dividendosi i compiti più umili, anche in cucina, e dando l’esempio ai ragazzi. Così come al Centro diocesano vocazioni, che lui dirigeva in quel periodo, nei campi-scuola ci ritrovavamo tutti – sacerdoti diocesani e gesuiti, francescani e passionisti... – in una piena familiarità che è solitamente difficile creare all’interno della Chiesa. Questa immagine di comunione è la più forte che mi resta».
La funzione di padre Puglisi che appare in queste relazioni è essenzialmente di evangelizzatore e di pastore. E nella sua linea pedagogica incidono la tensione interiore e il profondo anelito di giustizia contro le ingiustizie, oltre che la mitezza contro la violenza di chi stravolge la società. Un quartiere in cui prevale il dominio dell'uomo sull'uomo è quindi già terra di missione per chi vuole giustizia e libertà. In un territorio come quello di Brancaccio è chiaro come la predicazione di padre Puglisi fosse come l’acqua e il cibo tanto desiderati da coloro che erano affamati e assetati, vogliosi di vedere un nuovo orizzonte. Altrettanto chiaro che non era lui a essere antimafia ma la mafia a essere anticristiana.
Uno striscione affisso davanti alla Chiesa di San Gaetano subito dopo l'omicidio di padre Puglisi 

IL TESTO DI PADRE PINO PUGLISI

Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia (Mt 5,6)

“L’uomo oggi ha raggiunto un progresso notevole, abbiamo con facilità la luce e l’acqua in casa; o servizi che in passato venivano ricercati e procurati con difficoltà, non essendoci la corrente elettrica. Nel passato, sia dal punto di vista igienico sia dal punto di vista operativo, l’uomo doveva impiegare molte fatiche e molto tempo per avere i presenti benefici. Si doveva trovare il tempo per andare a riempire i recipienti d’acqua, mentre ora c’è l’autoclave. La tecnica ci ha aiutato a possedere le cose, a dominare il mondo e la natura; ci ha aiutato pure con i mezzi di comunicazione; la mobilità di adesso non era consentita quaranta anni fa. Oggi ci sono gli aerei che accorciano notevolmente le distanze e non sono certo paragonabili come comodità e servizio ai carretti degli anni passati; questo per quanto riguarda le comunicazioni e l’uomo oggi possiede oltre la terra, lo spazio. L’uomo domina oggi la natura vegetale; oggi vi sono tanti mezzi e modi che fanno crescere con più facilità i vari frutti della terra; ci sono le serre e le varie tecniche applicate all’agricoltura. Tutte queste cose sono un segno di progresso.
    Ma tutto ciò è positivo? Non c’è il pericolo che l’uomo con i suoi mezzi tecnici spersonalizzi l’uomo stesso? Il computer ha trasformato anche la vita, là dove viene usato in larga scala (e andrà sempre più diffondendosi), ha trasformato anche la vita; ma il computer viola l’uomo. Prima i giocattoli e i giochi li facevano gli stessi bambini. Ed erano giochi di gruppo, si costruivano con pezzi di legno, chiodi, rotelle. Ora i videogiochi mettono la persona di fronte a un video, esercitando sì l’inventiva e l’intelligenza, ma non sono giochi di compagnia e tendono a isolare l’uomo. Non si devono demonizzare queste cose, ma si deve cercare di utilizzarle in modo adeguato.
È bene il progresso tecnico? Alcuni ideologi del secolo scorso credevano che il progresso avrebbe portato l’uguaglianza e la giustizia. Invece adesso, passati cent’anni, ci si è accorti che vi è una grande differenza tra il ceto ricco e quello povero. La distanza, anzi, è sempre maggiore. Vero è che le condizioni dei ceti poveri sembrano migliorate, ma certo non hanno raggiunto il benessere dei ricchi, perché il reddito, che aumenta, per il povero si mantiene basso; per il ricco vi è un incremento di ricchezza più notevole; certamente la distanza tra ricchi e poveri è grandissima.
Avere fame e sete di giustizia è un problema che già nell’Antico Testamento i profeti si erano posti. Il progresso porta veramente alla giustizia? Amos, uno dei profeti che visse nell’ottavo secolo avanti Cristo, quando il popolo di Israele aveva raggiunto un certo progresso tecnico e quindi un certo benessere, si accorse delle ingiustizie e rimproverò il popolo con espressioni molto dure. Il profeta rimprovera perché l’uomo non ascolta la Parola di Dio. Quindi una linea della giustizia sociale viene data dalla Parola di Dio. Quale linea? Gesù quando dice beati gli affamati e gli assetati di giustizia che valore vuole dare alla parola giustizia? Chi era il giusto nel linguaggio degli ebrei di allora?
Il giusto era colui che ricercava Dio e a lui si affidava. Non si possono seguire due padroni: Dio e il denaro. Giustizia significa porre al primo posto il valore della persona umana, di ogni persona, di ogni uomo, non pensando solo a se stessi ma cercando di sfatare ogni profitto personale, ricercando un equilibrio in ogni cosa. Per ogni cosa c’è un limite e Gesù ci fa comprendere che questo limite è rivelato nella Parola di Dio.
D’altra parte Gesù ha voluto dirci che che la giustizia deve essere qualcosa che ognuno di noi sente profondamente, come qualcosa di cui non si può fare a meno, che costituisce la nostra stessa natura, un bisogno insopprimibile come la fame e la sete che vengono dall’intimo dell’uomo. Giustizia nel linguaggio di Gesù significa ricerca della volontà di Dio.
Anche nel Padre Nostro quando si dice: “sia fatta la tua volontà”, si chiede questa giustizia: l’adesione alla volontà di Dio. Nella vita di Gesù c’è questa ricerca della volontà del Padre; di questa ricerca si parla anche dei Salmi (42; 24; 63). Gesù dunque vive liberamente nella volontà di Dio, ricercando la giustizia e rimproverando gli ingiusti, cioè gli egoisti; vivendo Lui personalmente l’amore. In Gesù quindi la giustizia si identifica con l’amore. Nel cristiano il senso della giustizia è proprio questo amore verso tutti. E Gesù in questo senso cerca di dare alle persone un orientamento (Gv 4,7-42), preoccupandosi dei loro bisogni.
Per dare un senso alla vita è necessario conoscere quelle molte cose che creano quella giustizia e quell’equilibrio che si possono riassumere nel comandamento: “Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore – ama il prossimo tuo come te stesso” (Lc 10,27).
Visitatori e turisti davanti all'immagine di padre Puglisi in cattedrale a Palermo


Domande (anche queste erano preparate da padre Puglisi per i campi)
1)      Sono abituato a cogliere e ad accogliere la natura come dono di Dio di cui sono responsabile?
2)      Nella nostra vita cosa possiamo fare per esprimere la nostra adesione ai valori che Gesù ci ha presentati e proposti attorno a noi?
3)      Come fare per rendere questi valori sempre più radicati dentro di noi e per poterli annunziare e proporli attorno a noi?


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(4-continua)

8 commenti:

  1. L'immagine che ritrae Padre Pino Puglisi è emblematica. Chi ha " fame e sete di giustizia ", spesso si ritrova solo: troppo scomodo andare contro corrente... Meglio stare in branco, salire sul carro del vincitore, parlare usando luoghi comuni, coltivare il proprio orticello e lasciare che tutto vada come deve andare...
    Adriana Rossella Bellavia

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  2. "... era una spina nel fianco. Predicava, predicava, prendeva i ragazzini e li toglieva dalla strada. (…) Insomma, ogni giorno martellava, martellava e rompeva le scatole. Questo era sufficiente, sufficientissimo per farne un obiettivo da togliere di mezzo”, dicono i pentiti.
    Il suo essere sacerdote al 100% è stata la vera grandezza di questo piccolo uomo.
    Gli piaceva pasta con le patate e pasta e lenticchie... da vero PALERMITANO!!!!
    tvb 3P... Grazie...INTERCEDI PER NOI LA TUA SANTITA': IL TUO SORRISO SEMPRE E COMUNQUE..., LA TUA PASSIONE
    Suor Vincenza Benfante

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  3. Grazie. Già l'introduzione è importante. Saranno la lettura e la riflessione di questa sera. Sarò felice di condividere.
    Lucia Comparato

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  4. ho subito condiviso su facebook, veramente bellissimo
    Matteo Gandini - Reggio Emilia

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  5. Temo che l'individualismo stia generando indifferenza e rassegnazione , soffocando negli uomini e le donne di questo tempo questa fame e questa sete
    Mimma Cinà

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  6. Padre Puglisi venne ucciso nel 1993, il 15 di settembre, da sicari mafiosi: egli aveva condannato 'cosa nostra' come riflesso terreno del maligno; mediante la carità e il coraggio, in piena imitazione di Cristo, morendo, vinse i suoi stessi carnefici. In merito, lo splendido libro di Francesco Deliiziosi: "Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso".
    Luigi Senise

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  7. e chi te la da la giustizia ci sono piu imbrogli che stelle in cielo
    Pasqua Delli Carpini

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  8. "non era lui a essere antimafia ma la mafia a essere anticristiana"
    Maria Letizia Costantini

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