lunedì 5 gennaio 2015

PADRE PUGLISI PARLA DI DON BOSCO: COSì EDUCAVA I GIOVANI, PREGHIAMO CON LUI

Don Bosco (al centro) tra i giovani di uno dei suoi oratori
Padre Puglisi (in alto) tra i ragazzi di corso dei Mille in una foto giovanile


Padre Puglisi educatore dei giovani. Lo si sente ripetere spesso e a ragione. Ma quali erano stati i suoi modelli, i suoi esempi? Sicuramente tra questi ci fu San Giovanni Bosco. Le prove sono nel suo metodo non coercitivo ma induttivo: 3P tendeva a creare nell'adolescente le condizioni per una autonoma crescita, non certo a imporre una ricetta precostituita. Di Don Bosco, educatore dei giovani per eccellenza, Puglisi fa proprio il famoso metodo preventivo, particolarmente costruttivo ed efficace per la formazione di giovani liberi e responsabili.

Quanto alle tracce concrete di questa comunanza di obiettivi pedagogici, si può intanto notare che il giovane Pino Puglisi frequentò la chiesa di San Giovanni Bosco in via Messina Marine a Palermo, dove il parroco - Calogero Caracciolo - lo seguì sia durante lo sbocciare della vocazione sia nella preparazione degli esami per l'ingresso in seminario. In quella chiesa intitolata a Don Bosco padre Puglisi tenne la prima messa e si svolse la festicciola con i familiari.
Tra le sue carte 3P conservò fino all’ultimo un quaderno di quegli anni giovanili in cui aveva appuntato circa 170 frasi tratte da testi sacri, scritti di santi e autori greci e latini, che si concludeva con un indice per argomenti. Forse non a caso il primo pensiero è proprio di Don Bosco: «Sacerdote! Datore di cose sacre, anello di congiunzione tra Dio e l’uomo, fiaccola posta sul moggio, pioniere che apre la strada del Regno dei cieli». Di Don Bosco Pino Puglisi riportava in questo quaderno anche uno spunto più «operativo», che tenne bene a mente nel suo lavoro con i giovani, anche a Brancaccio: «La ginnastica, la musica, le passeggiate sono efficacissimi mezzi. Essi giovano alla moralità e sanità»
Lo scritto più significativo su questo tema è pure degli anni giovanili e consiste in una sorta di scaletta manoscritta di padre Puglisi, ideata probabilmente per una omelia o una relazione. La riportiamo qui sotto ed è facile sentire l'eco di un programma di vita e di educatore che 3P approfondì nei vari incarichi della sua missione presbiterale. Fino all'estremo sacrificio, affrontato anche per non rinnegare questi principi e cercare di salvare i bambini di Brancaccio dal pugno di ferro della mafia. L'appunto si conclude con una splendida preghiera a Don Bosco che possiamo condividere anche oggi.

Scriveva padre Puglisi:  


"Da mihi animas, coetera tolle": Dammi anime, prenditi il resto. Tutta la vita di S. Giovanni Bosco si può raccogliere qui; qui è il segreto, la forza, la direzione della sua incommensurabile attività e della sua efficacia.
Egli concepiva la sua vita come un apostolato senza confini e senza indugi per conquistare le anime. Egli fu un gran conquistatore d'anime: per questo egli viveva.
La sua carità non conosceva ostacoli, non faceva distinzioni di classi o di età; a tutti egli si dava completamente per portare tutti a Gesù Cristo. sia che parlasse con i ministri del Regno Italico, sia che parlasse con i cocchieri, coi giovani che si affacciavano alla vita o cogli uomini navigati, esperti del mondo, sempre aveva di mira la salvezza delle loro anime. Per tutti egli trovava la parola saggia ed amorevole, illuminata e serenatrice che penetrando fino all'intimo convertiva ad una nuova vita.
Soleva dire: "Essere sacerdoti significa aver continuamente di mira l'interesse di Dio, che è la salute delle anime".
La sua carità quindi si volgeva verso gli uomini di tutti i ceti e di tutti i luoghi, ma le sue predilezioni erano rivolte verso i fanciulli, i giovani; scriveva nel 1847: "Miei cari, vi amo tutti e mi basta che siate giovani perché vi ami moltissimo".
Quando si pensa a Don Bosco non si può fare a meno di immaginarlo circondato da numerosi giovani il cui volto è illuminato dal suo sguardo radioso di bontà.

Egli prodigò tutte le sue cure per la salvezza e la formazione della gioventù, in mezzo alla quale perciò raccolse più abbondante messe. Egli capiva la grande importanza sociale della gioventù: da essa dipendono la famiglia, la chiesa, lo stato di domani.
Vedeva la necessità di dare ai giovani una fede salda, un carattere virile cristiano affinché a contatto della realtà non venissero travolti nel vortice dell'incredulità e dell'immoralità. Così seppe plasmare dei figli ubbidienti, dei cittadini esemplari e dei cristiani a tutta prova.
Per i fanciulli e per i giovani egli istituì gli oratori, i collegi, gli istituti nei quali accolse un'infinità di figli della strada, di orfani, di abbandonati che seppe temprare alle future lotte della vita, che trasformò da lupi in agnelli.
A 8 anni circa aveva fatto un sogno preannunciatore della sua missione…
Ecco il lievito che operava la trasformazione delle anime giovanili: l'amore.


Amare per farsi amare, per farsi seguire. Il cuore giovanile si chiude e si ribella dinanzi alla fredda disciplina, ma si arrende e si apre, non pone resistenza alla benevolenza alla bontà, all'amore.
Egli con la sua bontà e con l'amore si faceva amare ed ubbidire; persuadeva facendo appello al cuore, correggeva con benevolenza senza reprimere con gravi castighi; era pronto a sacrificarsi interamente per il bene dei suoi ragazzi; li seguiva costantemente per metterli nella morale impossibilità di fare il male.
E' questo il cosiddetto metodo preventivo che consiste in una vigilanza continua ma non pesante, dolce ma oculata, nel partecipare a tutta la vita del fanciullo o del giovane, nel prevedere le difficoltà e di conseguenza saper dare le norme utili per sormontarle. Questo il metodo col quale salvò numerose anime giovanili, col quale rese santi molti giovani.
O glorioso santo, fa sentire anche adesso la tua opera salvifica, benedici gli educatori, suscita tra essi dei cuori che infiammati dallo stesso amore di cui ardevi tu, rinnovino i tuoi prodigi verso la gioventù di oggi; benedici i giovani, fa che tutti seguendo i tuoi insegnamenti giungano all'esperienza del divino e quindi pongano i valori religiosi al di sopra di tutto, benedici le nostre famiglie, benedici tutti affinché possiamo raggiungerti nella patria beata".

(Si ringrazia l'Archivio Don Puglisi di via Bonello a Palermo)



2 commenti:

  1. Grazie Francesco di aver tirato fuori due santi educatori come Padre Puglisi e Don Bosco. Gli educatori dovrebbero veramente prenderli come modelli
    Franca Reda

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  2. Anche io sono stata da piccola partecipe delle sue parole, ricordo che mi regalò un libro "Don Bosco che ride" che ancora conservo gelosamente.
    Amalia Lo Verde

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