mercoledì 31 dicembre 2014

PADRE PUGLISI: GLI UOMINI OGGI A COSA DANNO PIU' VALORE? E PERCHE'?

Una foto degli Anni Ottanta, il periodo dei campi scuola vocazionali
Nel post precedente abbiamo letto come padre Pino Puglisi, incontrando i suoi giovani in un campo-scuola degli anni Ottanta, ponesse le domande di base del suo insegnamento dal taglio esistenziale: spesso si dice che la vita è un cammino. "Sì, ma verso dove?" si chiedeva il sacerdote. E lo chiedeva anche ai suoi ragazzi che partecipavano all'iniziativa. Verso dove vogliamo che vada la nostra vita? Il giorno dopo, il campo continuava con la seconda relazione di 3P. Anche questo testo deriva da un'audiocassetta (si ringrazia l'archivio don Puglisi di via Matteo Bonello a Palermo) e si è mantenuto il tono e il periodare colloquiale. L'approfondimento sui testi biblici è semplificato e intervallato da battute: occorre considerare che gli interlocutori erano adolescenti che avevano appena fatto la cresima.

di Padre Pino Puglisi
Che senso ha la mia vita? E' quello che abbiamo detto ieri sera, era il porsi l’interrogativo, ora ci troviamo davanti a questa… spirale, la mia identità. 



C'è già quasi una risposta in quel disegno dove il sole splende da dietro le nubi e c’è una rete che viene giù da una barca, con i remi a terra e poi un mare multicolore e c’è una frase, "tu sei progetto chiamata di Dio". Già qui c'è una qualche risposta.  Ieri sera dicevamo che senso ha la vita dell’uomo, che senso ha la nostra vita, stamattina nel salmo abbiamo detto "tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando mi siedo e quando mi alzo e prima che io proferisca una parola tu già la conosci, tu già mi conosci da prima che io nascessi quando ero ancora intessuto nella profondità della terra. Quindi quando ancora non esistevo, assolutamente già tu mi conoscevi, mi conosci nel profondo, fin da quando ero nel seno di mia madre tu mi conosci, quindi Signore tu mi conosci". E nella Bibbia la parola conoscere non ha mai significato soltanto di una conoscenza fredda, intellettualistica, ma ha il senso di una conoscenza riscaldata potremmo dire dall’amore, è una conoscenza d’amore quella di Dio.
Conoscere è già penetrare, vedere dentro, penetrare dentro la persona e in qualche modo diventare una sola cosa con quella persona e quindi identificarsi con quella persona. Quindi ecco il Signore ci conosce e ci ama. Questa è una delle idee fondamentali che provengono dalla Sacra Scrittura. E’ una conoscenza d’amore quella di Dio, Dio conosce ciascuno di noi e ama ciascun uomo. Ma chi è questo uomo per Dio?
Nella Bibbia vengono usati alcuni termini per indicare l’uomo nella sua globalità ed in questi termini però vengono privilegiati alcuni aspetti della sua stessa personalità. Mentre ad esempio la filosofia greca quando parla dell’uomo distingue in lui nettamente natura, materia e spirito. Oppure anima e corpo. Quindi c'è una netta divisione, anzi Platone dirà che le anime esistono prima in un regno di beatitudine dove magari però hanno commesso qualche colpa e allora per castigo vengono a finire in un corpo, quindi il corpo è come la prigione di quest’ultima. E finalmente quando l’anima ha scontato questa sua colpa si libera per ritornare lì nell’iperuranio.
 Quindi il corpo per Platone è qualche cosa da cui l’anima vuole fuggire come un uccello che sta in gabbia, come un prigioniero che sta in prigione, quindi lotta. Mentre per la Bibbia no, non c’è questa netta distinzione. Vengono utilizzati alcuni termini, uno è bashar, si scriverebbe con le lettere ebraiche, però diciamo bashar come se fosse in inglese, che nella traduzione dei Settanta... (vi ricordate che cosa è la Bibbia ebraica, fu tradotta prima in greco, in che periodo vi ricordate? All’inizio del secondo secolo AC. ad Alessandria d’Egitto)...
 E nella Bibbia dei Settanta dunque il termine bashar viene tradotto con sarcs (carne), qualche volta corpo in greco. Il termine “bashar” poi nella Bibbia in latino fu tradotto con “caro”, non caro mio... (risate) ma “caro carnis” che significa appunto carne; poi però nel linguaggio moderno tradurre “bashar" carne ha un senso direi quasi dispregiativo e poi troppo materialistico... 
Nel linguaggio ebraico, questo termine indicava invece tutto l’uomo nella sua globalità. Ad esempio c’è un salmo in cui si dice così: “ogni carne canterà le lodi del Signore”, l’uomo con tutta la sua umanità, intellettualità, creatività e anche sensibilità e quindi anche corpo, materia.

Il termine “bashar” indica l’uomo in tutto, tutto quanto, però soprattutto visto nei suoi limiti, nei limiti dati dalla sua materialità; ecco quindi l’uomo tutto quanto. E’questa materialità però che gli da la possibilità di operare, di agire, di continuare a compiere l’opera della creazione. Questa materialità gli da' la possibilità di essere continuatore di Dio Creatore. E’ questa materialità che gli da la possibilità di prendere possesso dell’universo; questo lo vedremo poi quando esamineremo il brano della Genesi nella parte iniziale. La sua materialità gli dà anche la possibilità di entrare in comunicazione con gli altri, di comunicare con la realtà che lo circonda e di modificarla.
Un altro termine che viene usato nell’Antico Testamento per indicare tutto l’uomo è il termine “nephecsh”. Questo termine, che è proprio tutto dell’antropologia biblica, in una frase molto sintetica significa: nephecsh è l’elemento specificatamente umano dell’uomo, e designa l’esistenza dell’uomo come essere umano, come persona. 
Inizialmente il termine nephecsh sta ad indicare la parola “respiro” e in greco viene tradotto con il termine yuch che a nostra volta traduciamo “anima”, però nel senso d’intelligenza, sensazioni, sentimenti. Con questo secondo termine viene indicato pure tutto l’uomo, l’uomo nella sua vitalità interiore soprattutto; quello che cioè da' vita a tutto il “bashar”. La prima volta che questo termine viene usato nella Bibbia è quando si parla della creazione dell’uomo dal fango. Dio soffiò ed ecco appunto i termini: soffio, alito, respiro; Dio formò l’uomo dalla polvere e dalla terra e alitò nelle sue narici un soffio vitale e l’uomo divenne anima vivente. La parola anima vivente sarebbe “nephecsh aià”  dove nephecsh significa appunto anima, quindi ecco, l’uomo è proprio questo.
Uno studioso dice: “il corpo è l’anima nella sua forma esteriore”. Ed ecco che quasi, quasi il nephecsh si esprime attraverso il corpo e la vitalità dell’uomo stesso e quindi la sua vitalità come progettazione, come esperienza, come collegamento tra le varie esperienze tra di loro, per un’ulteriore evoluzione nel progetto di vita. Il nephecsh è anche la coscienza dell’uomo, la sua identità profonda, la sua persona. Però ecco non è che si possa dire che nephecsh sia separato dal bashar come se fossero due cose distinte, è sempre tutto l’uomo nei suoi aspetti diversi.
Un altro termine che viene usato per indicare tutto l’uomo è ancora il termine “ruach” che nel greco viene tradotto come pneuma (neuma), quindi spirito, ma anche soffio, vento; deriva da qui anche il termine pneumatico. San Paolo parla di persone carnali (sacchicoi) e gli altri che sono spirituali “pneumatici”, ma non sono i pirelli! Il termine ruach (tutto intero) pneuma vuole indicare soprattutto quella partecipazione del Divino  che c’è nell’uomo. Dice qui così: come persona naturale l’uomo può essere definito un corpo e un anima, “bashar nephecsh”; ma l’uomo non è soltanto una persona naturale; l’uomo è completato, perfezionato nella sua persona dal fine soprannaturale a cui tende e chi lo spinge a questo fine dandogli gli aiuti necessari è lo spirito, il "ruach". Questo spirito che indica proprio la partecipazione del Divino che c’è nell’uomo, come una scintilla che c’è; questa fiamma divina che viene comunicata all’uomo stesso, e indica questa tensione che c’è nell’uomo verso il soprannaturale, verso Dio. Questa tensione che c’è nell’uomo di trascendersi verso il trascendente, verso cioè qualche cosa che lo supera e a cui non basta quello che è semplicemente natura. “Eun” lo sapete, significa Dio nell’Antico Testamento, nella lingua ebraica.
Proprio all’inizio della Genesi, quando si parla della creazione viene usata questa frase: in principio Dio creò il cielo e la terra e la terra era il caos e vuoto, e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque. Viene detto proprio così, “ruach eloin” cioè lo Spirito di Dio. Quando per esempio nell’Antico Testamento si parla dello Spirito che penetra nei Profeti, dello Spirito che è dentro il Messia; ricordate quella frase dell’Antico Testamento, cosa viene detto dal Messia? Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha mandato ad annunciare la buona novella ai poveri e mi pare che…. In quarta ginnasiale ci siamo arrivati a fare le profezie messianiche? Le abbiamo scritte su un quaderno alla fine dell’anno, ricordate? Cristo Messia, ed abbiamo scritto alcune profezie, tra quelle profezie doveva esserci molto probabilmente anche questa. Lo Spirito del Signore è su di me; quando si parla di questo Spirito viene usato il frasario “ruach eloin”, però anche l’uomo viene chiamato ruach; l’uomo è questo spirito che partecipa nello Spirito di Dio.
Nell’uomo bisogna vedere questi tre aspetti: la sua tendenza verso Dio (pneuma), la sua vitalità (yuch), la sua autocoscienza, la sua espressione attiva attraverso il svma. Quindi è questo l’uomo “svma”, ma detto che cosa è l’uomo, già abbiamo qualche indicazione su quello che può essere il senso della sua vita. 
Per comprendere quello che è il senso della sua vita, potremmo meglio leggere i brani della Genesi riguardanti la creazione ...Noi sappiamo che la Bibbia non è stata scritta tutta in una volta, le frasi che sono scritte all’inizio della Bibbia non significa che siano state scritte per prime, voi lo sapete, mi pare che qualche volta lo abbiamo accennato, che la Bibbia ha subito diverse redazioni. 
Inizialmente sono stati scritti alcuni brani, poi sono stati raccolti una prima volta, poi è stata fatta una nuova redazione, i testi raccolti nuovamente ma con l’aggiunta di altri brani. Praticamente la redazione della Bibbia ha avuto un’evoluzione per quasi mille anni per quanto riguarda l’Antico Testamento, perlomeno ottocento anni, quindi con diverse redazioni e con aggiunte ed esplicitazioni che indicano anche l’evoluzione della rivelazione. Dio cioè si è fatto conoscere ed ha fatto conoscere il suo pensiero in modo graduale, in modo che gli altri potessero comprenderlo gradualmente. 
E’ come quando, non so se vi sia capitato, una persona percorrendo in un'auto una galleria molto lunga e poi uscendo dalla galleria si trova di fronte il sole, resta abbagliata; quando invece le gallerie sono ben illuminate, il passaggio dalla galleria alla luce naturale, lo sbalzo, non è molto lungo. Con ciò voglio dire che Dio non ha voluto abbagliare l’uomo tutto in una volta. Quindi quello che viene detto nell’Antico Testamento bisogna confrontarlo con ciò che è stato detto per ultimo, proprio in virtù delle diverse redazioni.
I due racconti della creazione, per esempio, sia quello del capitolo primo, sia quello del capitolo secondo, sono rispettivamente il più recente ed il più antico, come racconti. Che cosa è avvenuto? Verso il quinto secolo a.C. dei sapienti si pongono il problema: che senso ha la vita dell’uomo? Da dove proviene? L’universo che lo circonda che senso ha nei suoi confronti? Dalla tradizione questi sapienti avevano raccolto dei racconti della creazione provenienti anche da altre culture. Ci sono dei racconti che per esempio sotto certi aspetti sono simili a questi qui, provenienti dalla Mesopotamia. Non so se avete studiato alla scuola media l’epopea in cui si parla della divisione della terra e del cielo, delle potenze che sono sulla terra; tutto ciò si può riassumere in una sola parola “cosmogonia”. Alcune di queste forme vennero raccolte nel racconto biblico e trasformate dai sapienti d’Israele, illuminati da quella che era la rivelazione del loro tempo. Imbandiscono questi racconti, li raccolgono e li modificano per dare un messaggio. Ci si accorge che il secondo racconto è più antico rispetto al primo perché ha delle forme espressive, riguardanti Dio, più antropomorfiche. Che significa antropomorfiche? Smorfiamo la parola, Dio viene presentato sotto forma quasi umana, prende il fango, lo modella e poi con le mani lo plasma, e poi con il viso, e poi soffia con la bocca. 
Guardiamo suor Chiara, perché lei insegna a scuola proprio questo, a modellare la creta, però non le è mai capitato mai a suor Chiara di soffiare! Ha modellato anche delle forme umane però quelle non sono mai nate, niente! (risate) 
Il primo racconto invece è più intellettualistico, presenta infatti Dio nella sua spiritualità. “Dice ed è fatto, e Dio disse  e così fu”. Ricordate questo racconto che già abbiamo letto? Abbiamo visto che è anche una forma attraverso cui avviene il messaggio. Rapidamente esaminiamo il versetto tre, Dio disse: “sia luce e luce fu”. Poi passiamo al versetto sei: “Dio disse sia firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque… e Dio fece il firmamento”. Saltiamo ora al versetto nove, Dio disse: “le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un solo luogo, che appaia l’asciutto”, e così avvenne. E poi ancora al versetto undici Dio disse: “la terra produca germogli, erbe,  etc…e così avvenne”. Alla fine del versetto tredici viene detto: “e fu sera e fu mattina terzo giorno”. Ci accorgiamo quindi che ci sono tre giorni, di cui il primo e il secondo hanno un'opera creativa ciascuna. Il terzo giorno invece due, e cioè, “Dio disse e così fu, Dio vide che ciò era buono”, etc…. Poi il quarto giorno Dio disse: “ci siano luci nel firmamento del cielo e così avvenne”…. “ e Dio vide che era cosa buona… e fu sera e fu mattina quarto giorno…. Dio creò gli esseri viventi e li benedisse e fu sera e fu mattina, quinto giorno”. Al versetto ventiquattro Dio disse: “la terra produca esseri viventi secondo la loro specie, e bestiami e rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie e così avvenne, e Dio vide che era cosa buona”. Al versetto ventisei, diventa più importante, potremmo dire più solenne, e Dio disse: “facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. Quasi, quasi che Dio si ferma e dice ecco facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza, è necessario fare un progetto, mentre le altre cose sono andate in forma andante, qui Dio si ferma. 
Quindi la prima forma poetica che si incontra nella Bibbia: “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò, Dio li benedisse e disse loro siate fecondi e moltiplicatevi , riempite la terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, su ogni essere vivente che striscia sulla terra”. Al versetto trentuno: “Dio vide che quanto aveva fatto ed ecco era cosa molto buona e fu sera e fu mattina, sesto giorno. Il primo giorno la luce, il quarto giorno i luminari (il sole, la luna, le stelle), il secondo giorno la distinzione tra il firmamento, cioè questa volta celeste che tutti immaginano come un tetto che separava le acque che ci sono al di sopra dalle acque che ci sono al di sotto. Il quinto giorno vengono creati gli uccelli ed i pesci; gli uccelli che stanno tra la volta celeste e la terra ed i pesci per le acque che sono al di sotto. Poi il terzo giorno aveva creato l’asciutto ed aveva creato le piante. Il sesto giorno creò le bestie selvatiche e i rettili e l’uomo infine. 
Quindi come vedete questa è una forma esterna per dire che cosa?  Dio nel suo infinito amore ha voluto dare esistenza ad altri esseri con cui dialogare nell’amore. Egli ha preparato questa creazione attraverso tutta la creazione precedente. Tutto l’universo è come una grande piramide al vertice della quale ci sta l’uomo. L’uomo al di sopra di questo universo, l’uomo chiamato a stare al vertice di questa piramide per poter essere interlocutore di amore con Dio. Ed ecco la frase “facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”, nel linguaggio orientale antico, significava proprio questo essere ad immagine, essere cioè segno della presenza, del potere, della signoria di Dio.
Non so se avete sentito parlare della leggenda di Guglielmo Tell? Non avete sentito parlare mai, nessuno? Si dice che passando davanti all’immagine di un signorotto del suo paese, non si toglieva il cappello, quindi la sua condanna fu proprio questa: egli si vantava di essere un bravo arciere ed allora fu messo alla prova ed invitato a mirare, ad una certa distanza, su una mela posta sulla testa del figlio. Ecco presso gli antichi succedeva spesso che i padroni di un determinato territorio facevano mettere ai confini del loro territorio le loro immagini e con ciò volevano indicare fin dove arrivava il loro dominio, la loro signoria. Il termine “Dominus” significa appunto dominatore, signore. L’uomo dunque ad immagine di Dio, segno di dominio di Dio, immagine vivente di Dio. E’ per questo che viene detto:… e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, quindi ecco l’uomo che partecipa di questo dominio ed è chiamato a prendere possesso di quelle energie che ci sono nella terra, per continuare quell’opera di creazione di Dio.
L’uomo è chiamato a dominare l’universo. Naturalmente per prendere possesso significa che l’uomo è dotato d’intelligenza, di capacità di progettare e di intendere e di volere per potere prendere possesso, come Dio in un certo senso, partecipa di questo spirito di Dio. 
Il secondo racconto che come si è detto è precedente per quanto riguarda la formulazione, comincia invece con la creazione dell’uomo. Il versetto quattro b del capitolo due comincia così: "Quando il Signore Dio fece la terra ed il cielo nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, etc…." Al versetto sette:"… allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita", il “nephecsh” e l’uomo divenne un essere vivente, “nephecsh aia”. Per lui poi il Signore Dio piantò un giardino, quindi ecco prima l’uomo, poi lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse; anche qui la finalità dell’uomo è quella di dare una nuova forma allo stesso universo. Al versetto diciotto viene detto: “non è bene che l’uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”, ecco quindi la dimensione della socialità dell’uomo. L’uomo non può vivere da solo; un filosofo greco (Aristotile) dice che l’uomo è un animale socievole, o anche un animale sociale. Zoòn politin. L'uomo è fatto per dialogare; l'essere umano che si chiude in se stesso non cresce, non si sviluppa, non è uomo. Al contrario l'uomo che si sviluppa è quello che entra in rapporto con gli altri, ecco quindi la creazione della donna. In questo secondo racconto il significato è lo stesso; in altri termini Dio, come primo pensiero, ha quello di creare l'uomo e poi tutto il resto. Per cui come vedete il redattore di questi brani, ha messo insieme l'uno e l'altro, senza trovarci contraddizioni. Se noi diciamo: ma allora come avvenne? Come dice il primo racconto? E come dice il secondo? Voi che cosa dite? Come dite che avvenne? Diciamo in nessuno dei due. Sono dei racconti che vogliono darci un messaggio. Non è che lì c'era presente un registratore che diceva.… e… Dio disse etc…, etc… oppure magari stenografava! (risate) 

Il modo in cui è avvenuta la formazione dell'universo ce lo dirà la scienza. Se le ipotesi della scienza sono corredate da buone ragioni non abbiamo alcun motivo per non credere a quello che ci dice la scienza. Qui invece vengono dati i significati e i valori. L'uomo è chiamato ad essere ad immagine e somiglianza di Dio, capace di continuare la sua opera per rendere il mondo più abitabile e capace di entrare logicamente in rapporto con Lui. Ci rimane ancora una cosa da dire: quest'uomo, come realizza oggi la sua identità? Questa è una delle domande che vi potete porre, quindi scrivetela. Come realizza oggi la sua identità di uomo? Con questa domanda intendo dire: l'uomo come raggiunge il suo equilibrio, la sua pienezza di vita, la sua serenità? Il tutto va visto sotto la luce di quello che abbiamo detto oggi, in questo tipo di società. Un'altra domanda è questa: gli uomini, oggi, a cosa danno più valore per la loro vita? E perché? Secondo te, quali sono i valori fondamentali su cui fondare un proprio progetto di vita? Forse questa terza domanda è proprio collegata alla prima, però, nella prima si parla in generale, nella terza, al singolare. Forse nell'ordine sarebbe più opportuno rispondere prima alla seconda domanda, poi alla prima e dopo alla terza. Quando risponderete a quella che era la seconda domanda (in ordine la prima), cercate di specificare quali sono i valori ai quali l'uomo da' più importanza nella sua vita e perché. Prendete spunto da ciò che avete colto attraverso la televisione, i libri, i romanzi che avete letto, romanzi di oggi o del secolo scorso, come ad esempio i Promessi Sposi, dove erano presenti dei valori che erano più o meno comuni al secolo scorso e che adesso non sono più validi. 
O i romanzi, come quelli di Ignazio Silone, di Carlo Levi, o anche di altri scrittori moderni, oppure prendete spunto dai racconti televisivi, dagli sceneggiati, dai films. Potreste partire anche da esperienze più vicine a voi, per esempio gli amici, i conoscenti, non so: per esempio, in questo periodo estivo siete stati a Carini o ad Isola delle Femmine, sicuramente lì non sei stato isolato, anche se sei stato ad Isola, avrete fatto delle nuove conoscenze, bastano poche battute per capire quali sono le cose che valgono per una persona. 
Sicuramente quante persone quando vi hanno sentito dire che venivate qui a fare una settimana avranno detto: ma invece di farti i bagni! Ma chi te lo fa fare? Sicuramente per loro le cose che stiamo facendo noi qui, non valgono niente o forse poco. Diranno: ma sono pazzi? Cercate, per rispondere alle domande, di stratificare ambiente, letteratura, televisione, cinema, etc, etc. Più che altro per ampliare l'orizzonte, perché cinema e televisione ci danno, dei valori purtroppo massificati; dico purtroppo perché vengono propinati a tutti, senza possibilità di scelta. Avete a disposizione una mezz'oretta per riflettere personalmente, poi vi riunirete in gruppi. Buon lavoro a tutti.

(2-fine) Il cammino dei campi-scuola proseguiva con lavori di gruppo e altri momenti di riflessione in base alle tracce lasciate da padre Puglisi. Nei prossimi post altre trascrizioni da registrazioni dei campi scuola. 

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