lunedì 29 dicembre 2014

PADRE PUGLISI: SI', MA VERSO DOVE? DOVE VOGLIAMO CHE VADA LA NOSTRA VITA?


Padre Puglisi (a destra col bastone) con un gruppo di giovani durante un campo degli anni Ottanta. Accanto a lui Gregorio Porcaro. In piedi nel gruppo, col maglione sulle spalle, Agostina Aiello

Spesso si dice che la vita è un cammino. "Sì, ma verso dove?" si chiedeva padre Pino Puglisi. E lo chiedeva ai suoi ragazzi che partecipavano ai campi-scuola degli anni Ottanta. Verso dove vogliamo che vada la nostra vita?  Il campo base di questo percorso aveva proprio questo tema, che riprendeva il titolo della mostra organizzata dal Centro nazionale vocazioni che fu ospitata al Palazzo Arcivescovile di Palermo. Simbolo di questa mostra era il pellegrino che si avvia verso un sole rosso: disegno che fu "adottato" da padre Puglisi come emblema del suo insegnamento. Uno di questi adesivi fu persino appiccicato da amici sulla sua bara, durante la veglia in Cattedrale, il 16 settembre 1993. 

La bara di padre Pino in cattedrale. Sul lato esposto è ben visibile l'adesivo "Sì, ma verso dove?"
L'adesivo "Sì ma verso dove?"


Quella che segue è la relazione di 3P sul "Sì, ma verso dove?" che apriva uno di questi campi: gli interlocutori sono un gruppo di adolescenti che da poco hanno ricevuto la cresima. Emerge con tutta forza il taglio esistenziale della sua pastorale, con diverse citazioni di Viktor Frankl, psichiatra viennese e tra i fondatori della logoterapia (tra i suoi autori preferiti). Nella trascrizione (da una audiocassetta-si ringrazia l'Archivio don Puglisi di via Bonello a Palermo) si è lasciato lo stile colloquiale, intervallato da battute, che era proprio di padre Pino. Seguirà in un altro post la seconda parte, più centrata su un approfondimento biblico. 

di Padre Pino Puglisi


Il titolo del campo è: "Si, ma verso dove?"
Se vi ricordate noi abbiamo visto le diapositive di una mostra dal titolo "Sì, ma verso dove?".
I pannelli iniziali della originale mostra vocazionale esposta al Palazzo Arcivescovile di Palermo

 Il tema è proprio questo, noi partiamo da questa constatazione: siamo vivi, è vero? Diceva un filosofo “cogito ergo sum”, penso quindi esisto. A prescindere da questo io mi accorgo di esistere per tutte le altre cose. Non so, per esempio, se uno mi pesta un piede mi accorgo di esistere! Se ho dei dolori, il mal di pancia, mi accorgo di esistere! Ma non è necessario neppure questo, a volte sono i dolori che possono far pensare “oh se non esistessi!”. Però è meglio esistere nonostante il mal di pancia!
Comunque esistiamo, però la nostra vita è un continuo evolversi. Prima quando eravamo piccoli eravamo, non so, appena 50 centimetri. Mia madre, che faceva la sarta, mi misurava con il metro da sarta! Ci andava misurando noi fratelli per vedere quanto eravamo diventati più lunghi, perché eravamo in posizione orizzontale, poi invece siamo diventati sempre più alti, eccetto alcuni casi, senza allusioni a persone presenti o assenti! (risate-spesso padre Pino scherzava sulla sua altezza o su quella dell'amica Agostina Aiello, ndr)
Un'altra immagine degli anni Ottanta di padre Puglisi con i suoi ragazzi

Andiamo crescendo, ma non soltanto dal punto di vista della statura perché poi ad un certo punto questa si ferma, nessuno può raggiungere un cubito alla sua statura, dove per cubito si intende la distanza che c’è tra il pugno e il gomito, secondo le antiche misure. Però, ecco, noi cresciamo per altro verso. Se noi guardiamo al nostro passato senza andare molto lontano, un mese fa, se poi guardiamo a lustri, a cinque a cinque, a dieci a dieci o anche di più, si può fare anche un paragone con prima ancora...Ma per voi soprattutto, ecco, un anno quanta differenza porta nel modo di pensare, nelle scelte fatte, nei gusti?
Via via si cambia, ma come? Chi determina questa evoluzione? Sono gli altri che la determinano? O possiamo noi guidare questa evoluzione, possiamo prendere per mano il volante della nostra vita, oppure siamo come sull’autobus di linea, guidati e dondolati di qua e di là? Possiamo prendere noi il volante della nostra vita?…E verso quale  direzione dobbiamo indirizzarla? Cioè quale senso dobbiamo dare alla nostra vita? E’ questo il problema emergente oggi, da sempre, da quando l’uomo è uomo, da quando ha cominciato a pensare.
Noi abbiamo imparato dalla scienza, giustamente, che l’uomo è arrivato alla sua identità di uomo attraverso tutta una evoluzione precedente; potremmo dire che nell’uomo c’è tutta la storia dell’universo a cominciare dal primo atomo gigante che poi è esploso fino ad arrivare al giorno d’oggi. Ecco quindi tutta la storia dell’universo racchiusa in questo micro-cosmo che è l’uomo, un piccolo universo che è l’uomo! Da quando l’uomo ha incominciato a pensare si è chiesto “e che faccio io qui? e dove sono? e dove vado, soprattutto? che dovrò fare della mia vita?”
Si, va bene, noi magari possiamo dire “l’anno prossimo farò la scuola magistrale, farò la prima liceale, farò il quarto anno di teologia, io farò sempre il liceo (perché io sono sempre al  ginnasio!)”. Ripeto tanti farò, ma a lungo termine alla mia vita quale senso do?
Vi voglio leggere alcune espressioni di un logoterapeuta Viktor Frankl (lui ha preso a Vienna il posto che prima era di Freud; avrete sentito parlare di Freud!). Lui è stato uno che potremmo dire ha aperto una strada, perché poi la scienza si evolve. Frankl e soprattutto Freud (lo dice lui stesso) hanno trovato che la maggior parte delle persone che erano ammalate, la maggior parte delle nevrosi erano provenienti da una frustrazione sessuale, e quindi lui parla di tutte queste malattie. Dopo di lui Adler, un altro psicoterapeuta, parlò del complesso di inferiorità soprattutto. Cioè si scoprì che molti erano nevrotici perché avevano un complesso di inferiorità riguardo altre persone. Frankl dice così:”Stralcio solo un paio di frasi da una lettera inviatami recentemente da uno studente americano”. Lui oltre  ad insegnare in una università di Vienna ha fatto anche dei corsi per universitari in varie parti del mondo, negli Stati Uniti, in Australia. 
Ecco una frase inviatagli da uno studente americano: "da ogni parte  sono circondato qui in America da giovani della mia età che vanno disperatamente alla ricerca di un significato della loro vita. Di recente è morto suicida un mio amico perché non era stato in grado di trovare un contenuto alla vita.” e lui continuava dicendo: “la mia esperienza conferma la rappresentatività di tale dramma, infatti nel corso delle frequenti conferenze che ho tenuto fino ad ora in 129 università (guardate che esperienza!) ho avuto modo di incontrare migliaia di studenti, ebbene la gioventù studentesca dei nostri giorni è dominata dal problema radicale di una determinazione di fondo e del sentimento autentico della vita". Passa poi a parlare proprio del fatto che molti oggi sentono come l’assurdità della vita; il fatto è anche questo: praticamente all’uomo è stata tolta una delle dimensioni fondamentali, gli è stato detto che lui è soltanto materia e che quindi lui riesce a realizzarsi soltanto se riempie la sua materia. E quindi i suoi desideri materiali e se ha sempre di più, lui può raggiungere pienezza di vita solo se ha di più.
Se noi guardiamo appunto voi che vedete spesso spettacoli televisivi anche quelli più leggeri, ecco quelli di evasione, (per esempio le telenovelas, i polizieschi, gli spettacoli di varietà), quali valori sottendono? Avere, piacere, riempire il corpo, non riempire la dimensione spirituale dell’uomo. La dimensione spirituale dell’uomo al massimo è il sentimento, al massimo è l’affettività, ma non c’è la dimensione propria del pensiero, della coscienza; la consapevolezza di sè è quasi ignorata, è ignorata la dimensione trascendente che supera la sua mentalità e che va al di là del tempo, questa è ignorata.
 L’uomo è diventato ad una sola dimensione, questo è potremmo dire il male nel quale vive l’uomo, per cui chiuso in questa scatola che è la materia stessa non riesce a trovare un senso alla sua vita stessa ed allora ha proprio il senso del vuoto. Vi leggo qualche altra frase di Frankl: "se qualcuno mi chiedesse come spiego l’insorgere di tale vuoto esistenziale sono solito a questo proposito dire la seguente formula sintetica: diversamente dall’animale l’uomo non ha impulsi ed istinti che gli dicano automaticamente tutto ciò che deve fare", mentre la mentalità di oggi dice tu vuoi realizzarti ed allora dovrai soddisfare i tuoi impulsi, i tuoi istinti ed invece questo non basta, per l’animale basta ma per l’uomo no. Non solo. Inoltre contrariamente all’uomo di ieri, l’uomo di oggi non ha più tradizioni che indicano ciò che deve fare. Prima avevamo le tradizioni, ecco mio padre è nato in un paese e lì c’era tutta una società, un modo di vivere che gli indicava anche un cammino entro il quale ci si poteva realizzare, poteva qualche volta anche diventare una gabbia perché diventava una tradizione troppo stretta che non gli dava la possibilità di evoluzione, è vero, però adesso si è trapiantati e si è radicati. Praticamente siamo come quei tronchi d’albero che ci sono qui fuori a pezzetti; non più un albero che ha le sue radici, e che affonda in un terreno e che quindi da' dei frutti e che va verso l’alto, ma solo dei pezzetti sradicati. E quindi è difficile trovare un senso della vita, non sapendo ciò che si deve fare; ma spesso non sapendo più neanche ciò che in fondo si vuole fare. Perciò l’uomo si lascia vivere e sono gli altri che lo pilotano, questi sono gli uomini telecomandati di oggi.
Ecco in tal modo l'uomo desidera ciò che gli altri fanno. E' il conformismo, "tutti fanno così". Oppure faccio quello che gli altri vogliono che faccia. E' il totalitarismo, ecco mi adeguo a quello che comanda un tale. In altri termini l’uomo va abdicando alla sua responsabilità, al suo io, l’uomo è uno, nessuno, centomila. Noi oggi abbiamo parlato della nostra identità; io ho delle preferenze, dei progetti, sono fatto in un determinato modo, però il mondo di oggi cerca invece di massificarci, di farci diventare massa, un numero in una massa senza una vera e propria identità. Questo dice Frankl e questo che io ho detto era un po’ un ampliamento di ciò che lui dice. Ed anche integrato da alcune statistiche fatte dagli americani, i quali sono gli specialisti delle statistiche. Frankl dice così: "le statistiche hanno dimostrato che la seconda causa di morte tra gli studenti americani (la prima è costituita dai sempre numerosi incidenti automobilistici), la seconda causa è il suicidio". Anzi il numero dei tentativi di suicidio con esito non mortale è quindici volte più elevato, per fortuna che su quindici tentativi uno solo riesce. Però pensate che la seconda causa dopo gli incidenti stradali non sono delle malattie, ma sono i suicidi.
Di recente mi hanno consegnato i risultati di un’apprezzata indagine svolta tra studenti universitari i quali avevano tentato il suicidio. Per l’85 % il motivo dominante era che nella loro vita non riuscivano più a scorgere un significato, e di questo 85 % (un’altissima percentuale), il 93 %, non presentava carenze fisiche o psichiche, proveniva da buona famiglia, stavano bene di salute, riuscivano ottimamente negli studi, non accusavano particolari conflitti nelle relazioni con gli altri, non si poteva certo parlare di un carente soddisfacimento dei propri bisogni. Era soltanto una ricerca di significato, "allora che ci sto a fare se non ha un senso?". Allora è importante capire quale è il senso della vita, perché altrimenti non vale la pena ed è importante che noi partecipiamo a questa ricerca.
Noi però non partiamo da una ideologia, da una ricerca semplicemente umana, oppure è soltanto razionale; partiamo già da una condizione di fede. Ecco il nostro campo ha anche una sua qualificazione, è un campo post cresima, e quando mi ha detto la sorella di Maria: "potrebbe venire mia sorella?" Dico: "l’ha fatta la cresima?" Dice "sì". Marianna e Mariella hanno fatto pure la cresima, ecco anche di loro ho chiesto hanno fatto la cresima? E’ un campo post cresima, questo stesso campo che da altri è stato fatto, avrà per noi un significato particolare. Non che noi non sappiamo quale sia il senso della nostra vita, però il ricercarlo e dare solidità a questa nostra convinzione sarà un confermare quello che ha creato in noi la confermazione, il sacramento della confermazione.
La messa all'aperto nella natura: uno degli elementi costanti dei campi scuola di padre Puglisi


Ed è proprio per ciò che questa sera vorremmo rivolgerci in particolare allo Spirito Santo, perché sia lui ad illuminarci. Noi da soli non riusciamo e perciò che dicevo che questa sera dopo cena faremo la veglia allo Spirito Santo....
(1-continua)

5 commenti:

  1. Padre prega per noi dal Paradiso ne abbiamo bisogno
    Fabio Didonna

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  2. Spesso noi cristiani siamo solo su un "si" vago e incolore.
    3P invece ci invitava a chiederci verso dove stiamo camminando, verso dove stiamo orientando le nostre scelte, la nostra vita...
    Era una delle sue riflessioni che ai campi e nelle riunioni mi piaceva di più!
    Pino Paliaga

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  3. Sì, ma verso dove? Verso l' Alto, per avere la forza di camminare sulla terra. Così voglio riassumere il messaggio di p. Pino.
    Monica Volpe

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  4. Don puglisi santo subito!

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  5. Il mio volante vorrei fosse condotto dal Signore.
    Cinzia Cito

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