venerdì 14 novembre 2014

PERCHE’ PADRE PUGLISI ERA ALLERGICO AI POLITICI



Padre Pino Puglisi si definiva “allergico” ai politici. La battuta è riferita da diversi amici e venne ripetuta dal sacerdote anche durante gli anni di Brancaccio. Ma “allergico” in che senso? Vedremo in questo articolo che l’allergia di 3P non era qualunquismo  ma una precisa scelta di campo per troncare l’abitudine dei politici di considerare la parrocchia un serbatoio elettorale. Un luogo dove raccogliere voti e consensi in cambio di offerte in denaro.

Il primo illuminante episodio risale alla giovinezza di Pino Puglisi. In quel periodo – il dopoguerra - con la famiglia abitava In via Messina Marine 109, frequentando la chiesa di San Giovanni Bosco, una costruzione quadrata bianca e ocra con due file di scalinate a destra e a sinistra del portone. Tutt’intorno gli alloggi popolari e le casupole scoperchiate dell’antica borgata. Qui, nei primi anni Cinquanta, Pino conobbe l’anziano parroco, Calogero Caracciolo, fece il chierichetto, si impegnò nell'Azione cattolica.
Così lo ricordava Puglisi anni dopo (queste sue parole sono tratte da una registrazione): «Caracciolo era un uomo di grande cultura e per quell’epoca dimostrava una libertà di pensiero non comune, soprattutto per quanto riguarda l'indipendenza della chiesa dai politici. Agrigentino, aveva cominciato lì la sua attività, seguendo la via del grande don Luigi Sturzo. Aiutò a costituire delle casse rurali per sostenere i contadini e fondò anche un piccolo giornale. A Palermo insegnava latino e greco al liceo del Gonzaga e aveva diretto anche un istituto, il San Rocco". Fu Caracciolo ad appoggiare la vocazione del giovane Pino e a dargli d’estate lezioni di latino e greco per affrontare l’esame di ammissione al seminario.
E veniamo ai politici. ”3P” rievocava così un episodio importante di quel periodo con padre Caracciolo: «Un giorno arrivano in parrocchia due signori. Uno dice che è nipote di un onorevole molto influente. E prosegue:
Lei sa, reverendo, che mio zio è un uomo benemerito, che ha fatto tante cose durante questa prima legislatura. E noi abbiamo visto che il suo quartiere è povero, che la casa canonica è da completare, che al secondo piano mancano le finestre...”.
Padre Caracciolo, capita l’antifona, li interrompe subito, anche se con gentilezza: ”Sappiate che io non faccio campagna elettorale per nessuno, quindi non insistete. Io dico ai miei parrocchiani di votare seconda coscienza, ma senza dare nomi, anche se me li chiedono”.
Eravamo nel ’53 - osservava ”3P“ mentre raccontava l’aneddoto - e già questa risposta era straordinaria rispetto a certe abitudini. Ma c’è dell’altro. Uno dei due non si dà per vinto e continua: ”Reverendo, però si tratta di un caso particolare...Noi infatti abbiamo pensato di dare qualcosa per la sua parrocchia”. E prende un libretto di assegni. Io ero lì, ragazzino, e ho guardato incuriosito quella strisciolina di carta. Negli anni Cinquanta era davvero una rarità. Quel tipo comincia a scrivere e io conto uno due tre quattro cinque zeri, una cifra enorme.
Allora, reverendo, prima degli zeri ci mettiamo l’uno o il due?”
A questo punto padre Caracciolo diventa tutto rosso e li caccia via urlando: ”Non abbiamo più niente da dirci...Quella è la porta, andatevene!”».
Una delle prime celebrazioni di padre Pino Puglisi dopo l'ordinazione


Questo episodio rimase impresso nella memoria del giovane Puglisi e fu per lui una bussola. Per averne la controprova ci trasferiamo a Godrano, il paesino in provincia di Palermo dove 3P fu parroco negli anni Settanta. Con l'arrivo di padre Pino anche in questo caso si divisero le strade della politica e della parrocchia.
Quando in chiesa si presentava qualcuno con i facsimili elettorali, "3P" lo accompagnava fuori dicendo: «Ha sbagliato indirizzo». E un amico di quel paesino, Filippo Barbaccia, aggiunge: «Al sindaco della Dc che tutti salutavano col cappello in mano, ed è stato sindaco per trent'anni, Pino ebbe il coraggio di dire che la canonica non era piu' la sede del suo comitato elettorale». L’attuale vescovo ausiliare di Palermo, mons. Carmelo Cuttitta (nato a Godrano) aggiunge: «Dovunque, giustamente, padre Pino tenne sempre a distinguere la sfera politica da quella ecclesiale, gli interessi dei partiti dalle attività della parrocchia».
Puglisi ebbe l'acutezza di saper guardare piu' al valore delle persone che agli steccati delle ideologie. «Diede molto scandalo a quei tempi - ricorda ancora Barbaccia - una maestra che si dichiarava pubblicamente comunista. Una donna di grande coerenza, con un metodo pedagogico ottimo: ancora oggi si riconoscono gli alunni che hanno studiato con lei». Molti genitori, però, le facevano la guerra. Protestavano col preside, ad esempio, perché portava i ragazzi nelle stalle e spiegava la riproduzione degli animali. La polemica tra questa donna, i suoi amici di sinistra e il sindaco era aperta. Una volta si organizzò una manifestazione e dal palco la maestra cominciò a criticare l'amministrazione comunale. Dalla piazza le rispondevano con rumorose contestazioni. Padre Puglisi, che apprezzava le sue doti, era tra i pochi a difenderla. Ad un certo punto si presentò un brigadiere per interrompere il discorso. "3P" lo fermò: «Siamo in una democrazia, quella donna può dire quello che vuole».
E il carabiniere: «Stia zitto lei o la mando al confino!».
Puglisi rispose: «Va bene. Anche lì ci sarà qualche chiesa per me...».
Un'immagine sorridente degli anni Settanta


Durante gli anni Settanta, in piena epoca conciliare, in Sicilia molti sacerdoti cominciarono a discutere sul collateralismo a sostegno della Dc e sull'emergenza mafiosa.  "3P" partecipò a riunioni e incontri al fianco dei confratelli che a Palermo iniziavano a comprendere come la Chiesa dovesse da un lato liberarsi dalle clientele politiche, dall'altro condannare la criminalità organizzata, senza piu' tollerare i silenzi, i casi di compromissione o le errate valutazioni del passato.
Tra il '70 e il '74 nella chiesa di Sant'Agata La Pedata (via del Vespro) il giovedì sera si riunivano alcuni preti con l'intento di far circolare le idee del Concilio e le istanze di riforma. Di questo "Gruppo del giovedì" facevano parte, tra gli altri, Francesco Stabile, Cosimo Scordato, Giacomo Ribaudo, Pietro Cullotta e anche Pino Puglisi che, pur sotto il gravame dell'incarico di parroco a Godrano, partecipò a gran parte degli incontri.
"L'annunzio cristiano alla luce del Vaticano II - ricorda don Stabile - e la scelta degli ultimi non potevano non comportare un giudizio sulle prassi sociali e sulle istituzioni che insieme generavano le condizioni delle ingiustizie. Per essere fedele all'annunzio evangelico la Chiesa doveva essere libera dal potere e critica. In una parte del clero e del laicato maturò quindi l'impegno di liberare la Chiesa stessa dal collateralismo che faceva apparire le strutture ecclesiastiche quasi un supporto clientelare del partito politico". Il "gruppo del giovedì" produsse convegni e documenti che spaziavano a tutto campo: dalla necessità di una maggiore sobrietà e povertà tra i sacerdoti alla condanna delle "tariffe" per i sacramenti o le messe. Dal "no" alla indicazione obbligata della Dc come unico partito al rifiuto delle degenerazioni della religiosità popolare soprattutto al momento di feste e processioni. Tutti temi che oggi, grazie a Papa Francesco, stanno tornando prepotentemente d’attualità.
Per comprendere quel periodo storico occorre anche ricordare come da un lato pesava la consapevolezza degli inquinamenti all'interno della classe dirigente democristiana: il decennio a Palermo si era infatti aperto con l'elezione di Vito Ciancimino a sindaco.
Dall'altro risultava evidente che nei quartieri periferici (e non solo) la mafia "si serviva dei riti religiosi per legittimare davanti al popolo la propria potenza", riflette don Stabile. Contestato da più parti e quasi assediato, il “gruppo del giovedì” finì per sciogliersi. A Palermo solo oltre un decennio dopo si arrivò a una critica politica della Dc con l’esperienza di Città per l’Uomo e la nascita del secondo partito cattolico, la “Rete” di Leoluca Orlando.

Tutti questi “fili rossi” con evidenza li ritroviamo nelle scelte di "3P" anche a Brancaccio. Padre Puglisi trovò nella parrocchia di San Gaetano un gruppo di giovani politicizzato a sinistra ai quali spiegò che "la chiesa non è la sede di un partito o un circolo ideologico. Al primo posto bisogna sempre mettere la crescita religiosa. Forme di collaborazione sono possibili, ma solo se si tiene a mente questo principio" . A poco a poco scomparvero quasi tutti. Minor diplomazia il parroco utilizzò con i portaborse di un esponente della Democrazia Cristiana. "Sono allergico ai politici", disse prima di invitarli a uscire dalla chiesa. Durante la campagna elettorale, arrivavano per posta le buste con i facsimili di questo politico e padre Puglisi ebbe il coraggio di strapparle davanti a tutti senza neanche aprirle. Per comprendere l’atmosfera di quegli anni basta sottolineare che questo stesso politico, eletto senatore, è stato anni dopo arrestato e condannato per mafia.
L’atteggiamento di padre Puglisi non era però qualunquista, non faceva di tutte le erbe un fascio. Da cittadino seguiva con attenzione le vicende dei partiti e parecchie volte – parlando con lui - scoprii con sorpresa come fosse aggiornato sulle faide palermitane, politiche o mafiose, oppure sugli sviluppi dell'ultima inchiesta giudiziaria. Quando scoppiarono gli scandali di Tangentopoli, tra il '92 e il '93, osservò: «Per fortuna adesso ci stanno pensando i magistrati, sono arrivati anche in Sicilia, finalmente...Sentendo di queste indagini mi viene in mente l'immagine di un tappeto con tanta polvere. Piu' lo scuoti e piu' ne viene fuori. Alla fine sembra che non ti debba restare niente in mano».

Padre Puglisi durante una manifestazione a Brancaccio


Per concludere l’episodio simbolo degli anni di Brancaccio: risale al giorno dell’Epifania del 1993. In occasione di un presepe vivente interpretato dai bambini della parrocchia, un gruppo di politici si presentò occupando la prima fila. Quando li vide, il parroco li apostrofò così in pubblico: "Nel quartiere c'è una situazione disagiata al massimo, senza una scuola media, la disoccupazione è a livelli altissimi, le famiglie sono disgregate, ci sono promiscuità incredibili. E voi ancora venite a chiedere voti...ma con quale faccia vi presentate qui?”.

Questo post vuole essere un contributo da leggere e rileggere quando qualcuno parla di padre Puglisi come un sacerdote silenzioso e normale. Definizione che si può anche accettare se la normalità per un presbitero è la radicalità evangelica aliena da ogni compromissione, come quella che abbiamo descritto. Quella che porta a dire “sì sì, no no”, sulla via del dare sempre “a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare”. E alla politica i suoi facsimili.

Tutte le citazioni sono tratte da F.Deliziosi "Pino Puglisi - il prete che fece tremare la mafia con un sorriso" (Rizzoli).

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11 commenti:

  1. Anche Rosario Livatino era allergico ai politici ma non alla Politica.
    Enzo Gallo

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  2. Padre 3 P è stato e sarà sempre un grande!!!!!
    Costantino Mollica

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  3. Eri un grande e sei e sarai un grandissimo beato, io ti farei santo
    Maicol Freccia

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  4. Ce ne sono pochi uomini come lui ..................
    Rosario Buscemi

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  5. Purtroppo, nella vita, molte persone pensano che con il denaro si possa comprare tutto, compreso il silenzio della Chiesa. Non era di questo avviso Padre Pino Puglisi : ha pagato il prezzo della Sua rettitudine con la vita, rimanendo per i " giusti " esempio di vita...
    Adriana Rossella Bellavia

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  6. Anche per questo eri speciale...
    Per me è stato un grande dono potere incontrare il tuo sorriso, don!
    Maria Antonietta Scaglia

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  7. Aveva il coraggio di dire 'no', di battersi per ciò che credeva giusto.. e lo dimostrava sempre. Nonostante tutto, non abbassava mai la testa, non si arrendeva.. non aveva paura, al contrario di chi ancora oggi si sottomette e fa si che chi è corrotto vada avanti e che le cose non cambino. Dovremmo avere tutti almeno la metà del suo coraggio e della certezza che aveva nei suoi ideali, allora forse le cose cambierebbero..
    Valentina La Rosa

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  8. Mi domando però quale potesse essere all'epoca il partito a cui dare il proprio assenso ? E in seguito La Rete cosa proponeva? Non posso credere che il Beato dicesse di non andare a votare.......

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  9. Puglisi non diceva certo di non andare a votare, la sua diffidenza non era una scelta di qualunquismo. Ma era pienamente consapevole degli inquinamenti all'interno della Dc palermitana. Come è stato detto, la sua era una allergia ai politici collusi, non alla Politica con la P maiuscola.

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