martedì 25 novembre 2014

I GENITORI DI PADRE PUGLISI: COME NACQUE LA SUA VOCAZIONE

Attraverso la storia dei genitori, un viaggio nell’infanzia di 3P che nacque nella parte più povera di Brancaccio, gli “Stati Uniti”. Per capire meglio la sua formazione e come sbocciò la vocazione di sacerdote. L’importante influsso della madre Giuseppina con la sua grande devozione mariana.
Carmelo Puglisi e la moglie Giuseppina Fana con i figli Gaetano, Nicola e (in primo piano) il piccolo Pino

Per arrivare a Brancaccio, ai tempi di padre Puglisi, bisognava superare due passaggi a livello. Una distanza non  solo fisica ma soprattutto psicologica. Ancora adesso molti che dal quartiere si mettono in cammino verso il centro di Palermo dicono: "Scendo in città".
Oltrepassati i binari dei treni, si entra negli "Stati Uniti", la parte più povera di Brancaccio. La zona è chiamata così perché - negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale - ospitava i ferrovieri che per lavoro si erano trasferiti a Palermo da altre parti della Sicilia o da altre regioni italiane. Uomini che parlavano dialetti diversissimi dai contadini di Brancaccio ed erano per loro come un pugno di stranieri arrivati dagli Stati Uniti. Qui si trova il cortile Faraone dove, al numero 8, Pino Puglisi trascorse i primi anni dell'infanzia con la famiglia, a ridosso dei binari della ferrovia.
La prima comunione

Sui treni si guadagnava da vivere come ferroviere il nonno di "3P". Nel suo andirivieni da Palermo per l'Isola, era a Corleone quando nacque il figlio Carmelo, il 26 ottobre 1907.
Un altro trasferimento di lavoro portò la famiglia Puglisi nel Messinese (Piraino) e lì sbocciò l'amore del giovane Carmelo con Giuseppina Fana, nata il 17 giugno 1906, orfana di madre. Dopo il matrimonio tutti insieme tornarono a Brancaccio. Giuseppina diede alla luce in casa il primogenito Gaetano (1930), poi Nicola (1932 - scomparso a soli 16 anni per una malattia) e attendeva la nascita di Giuseppe per la fine di settembre del '37. Ma, a differenza dei primi due, il terzo parto fu molto travagliato. Dopo il trasferimento in tutta fretta dal cortile Faraone all'Ospedale dei Bambini, i medici - preoccupati per la posizione del cordone ombelicale - decisero di ricorrere al forcipe, a costo di una cicatrice sulla tempia del neonato. Nel ’45 nacque infine Francesco, il quarto figlio.
Carmelo Puglisi era burbero ma col cuore d'oro, Giuseppina mite ma inflessibile, con una grande devozione per la Madonna. Avevano studiato poco ma sapevano bene che per i loro figli sarebbe stato importante avere piu' dimestichezza con i libri. Per iniziare insieme la giornata in pace col Signore, alle sei di mattina la coppia andava alla novena nella chiesa di San Gaetano (dove Pino sarebbe diventato parroco nel 1990).
Dopo la preghiera, Carmelo sgobbava tutto il giorno in un calzaturificio, la moglie arrotondava il magro bilancio familiare con qualche lavoretto da sarta. Il piccolo Giuseppe si era ripreso rapidamente dopo il parto, anche se rimaneva di costituzione esile. Dalla madre aveva ereditato il sorriso fresco e coinvolgente, gli occhi con riflessi verdi, lo sguardo caldo e affettuoso. Dal padre le orecchie a sventola e il carattere irruento e introverso. Anni dopo, "3P" ancora ricordava che da giovane si era imposto di contare da uno a cento ogni volta che sentiva sfuggirgli la pazienza. Lavorando col genitore, Pino imparò presto come si cambia il tacco di una scarpa, anche se le sue mani - a forza di tirare suole e tomaie - col passare del tempo divennero troppo grandi, quasi sproporzionate. Accanto alla madre capì l'abilità che si nasconde dietro un orlo ben fatto. Da lei ebbe la prima educazione religiosa e la spinta verso una dirittura morale senza compromessi. La madre preferiva non forzarlo ma in cuor suo pregava all'insaputa dei figli perché almeno uno potesse servire il Signore da sacerdote.
Furono anni di vita umile ma calda di affetti familiari. La delicatezza di Pino e il rispetto per i familiari - ai genitori si dava ancora del "lei" - traspaiono dai biglietti, dagli appunti di quegli anni. Eccone uno, rivolto alla signora Giuseppina: "Nel suo giorno onomastico le auguro tutto ciò che l'amore di figlio può augurare alla propria madre: il compimento di ogni sua speranza. La abbraccio, il suo affezionatissimo figlio Pino".
Dopo la guerra la famiglia Puglisi si era trasferita in via Messina Marine 109, sul lungomare di Palermo. La mamma alimentava sempre la speranza di poter offrire un figlio al Signore. Per lei un tuffo al cuore era stata una visita nella chiesa di San Giovanni Bosco di Ernesto Ruffini, che dal '46 era arcivescovo a Palermo. Il cardinale aveva intravisto Pino attorniato dai bambini della parrocchia e a bruciapelo gli aveva chiesto: "Perché non ti fai prete?". Rispettosa ma laconica la risposta: "Almeno per ora non ho questa intenzione". La goccia che fece traboccare il vaso cadde nell'animo di Pino alla fine di una messa in Cattedrale, un giorno di primavera del 1953. Il giovane, quindicenne, aveva accompagnato i ragazzini della parrocchia. Salutò monsignor Francesco Guercio, assistente diocesano dell'Azione cattolica. E quello: "Ma ci hai mai pensato a farti prete?". Stavolta una risposta diversa – il Sì che gli avrebbe cambiato la vita - sgorgò dal cuore.
Pino Puglisi sotto braccio con i genitori e gli altri familiari nel giorno dell'ordinazione


In famiglia la richiesta di Pino scatenò gioia e qualche preoccupazione economica risolta con l’aiuto di Gaetano, che già lavorava, e di altri amici (il parroco Calogero Caracciolo). Il padre lo lasciò libero di decidere, la madre si sciolse in lacrime per la felicità.
Carmelo Puglisi morì il 20 febbraio 1992 a 84 anni. Nella sua casa di piazzale Anita Garibaldi "3P" lo aveva assistito da solo, pazientemente, da quando, cinque anni prima, il 26 gennaio 1987, era scomparsa sua madre Giuseppina. Dopo i funerali del padre avevamo visto "3P" piu' sereno. Era lieto, probabilmente, di mettere in gioco a Brancaccio solo la sua vita, senza rischiare di lasciare solo l'anziano padre. Col passar del tempo il carattere un po’ burbero di Carmelo Puglisi si era smussato e padre Pino cercava di conciliare i suoi tanti impegni con la necessità di tornare a casa per preparare da mangiare al genitore, non sempre autosufficiente: una volta, rovistando in un armadio, se l'era tirato addosso ed era rimasto per terra, prigioniero del mobile ribaltato fino all'arrivo del figlio.
Moltissimo padre Pino aveva sofferto dopo la morte della madre: "Se ne andò con tranquillità, ringraziando il Signore anche tra le sofferenze fisiche che la tormentarono negli ultimi anni - raccontò una sera 3P a casa mia -. Mi prese un dolore indicibile, che mi accompagnava lungo tutta la giornata”. Ma col tempo la situazione cambiò: “Poi, a poco a poco, - spiegava padre Puglisi - cominciai a sentire la mancanza in modo diverso, meno acuto. E alla fine sentivo la sua presenza accanto a me, una presenza che mi seguiva nelle decisioni, anche nei momenti meno felici. Eravamo di nuovo insieme nello spirito". E sicuramente sono insieme anche oggi…
Pino con la madre e il padre



 Tutte le citazioni sono tratte da F. Deliziosi "Pino Puglisi - il prete che fece tremare la mafia con un sorriso" (Rizzoli). Si ringraziano Gaetano e Francesco Puglisi per aver condiviso i loro ricordi e l'Archivio don Giuseppe Puglisi di via Bonello coordinato da Agostina Aiello.

1 commento:

  1. Ci sono persone illuminate e saggie che portano avanti le idee ,di SANTI ,EROI e GRANDI PENSATORI ......come quelle del BEATO Don Pino Puglisi .Un saluto a tutti !
    Rosme Roma

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