martedì 23 settembre 2014

LE BATTUTE E GLI SCHERZI DI PADRE PUGLISI

L'initazione di Braccio di Ferro


Quando fu nominato parroco a Godrano (mille metri di altitudine) disse: “Sono il parroco più altolocato
della diocesi”. Quando fu nominato parroco a Brancaccio disse: “Sono diventato il parroco del Papa” (riferendosi a Michele Greco che si definiva il Papa della mafia e abitava nel territorio parrocchiale di San Gaetano prima di soggiornare nelle patrie galere). Sono solo due esempi del carattere gioviale di padre Pino Puglisi e del suo umorismo autoironico. Il suo sorriso era già tutto un programma, l’allegria e le barzellette coinvolgenti.


Due episodi da raccontare risalgono ai miei inizia da ginnasiale al liceo Vittorio Emanuele II di Palermo.
Nella baraonda del primo giorno di scuola il sacerdote avanzava verso la cattedra con un grande scatolone sotto il braccio. "Tirerà fuori qualche libriccino di preghiere?", pensavamo noi ragazzi. In silenzio, invece, il prete alzava il coperchio dello scatolone, faceva vedere, come un prestigiatore, che l'interno era completamente vuoto. Poggiato lo scatolone sul pavimento, padre Puglisi lo guardava un attimo, poi scrutava gli alunni ammutoliti. Infine, con una gran pedata, lo sfasciava: "Avete capito chi sono io?", domandava. "Un rompiscatole", concludeva sorridendo.
Di recente, un suo compagno di seminario, mons. Salvatore Di Cristina, ha raccontato, durante una presentazione del mio libro (“Pino Puglisi – il prete che fece tremare la mafia con un sorriso”, Rizzoli) a Bagheria, che la battuta dello scatolone aveva radici nei loro anni giovanili. Al seminario, infatti, - ricordava Di Cristina – era stato lui a organizzare nella camerata uno scherzo di cui era rimasto vittima Puglisi. I giovani seminaristi giocavano a lanciare uno scatolino sul pavimento e il più bravo sarebbe stato colui che per primo lo avrebbe schiacciato.  Puglisi fu il più veloce e colpì con un piede lo scatolino. Di Cristina, svelando lo scherzo, gli disse: “Bravo, Pino! Hai vinto il premio come rompiscatole!”. Anni dopo, nel 1978, Puglisi incontrò Di Cristina all’uscita del Vittorio Emanuele II e gli disse: “Dopo tanti anni, ho riciclato con i miei alunni la tua battuta del rompiscatole!...”.
Una foto scherzosa degli anni giovanili


In classe, come il lupo a Cappuccetto Rosso, padre Pino spiegava ai ragazzi che le orecchie grandi gli servivano per ascoltare meglio, le mani grandi per accarezzare con piu' tenerezza, i piedi grandi per camminare veloce e soddisfare subito le richieste di aiuto. "E quella testa pelata?", domandavano, impertinenti, i suoi alunni. Lui concludeva, passandosi una mano sulla calvizie: "Per riflettere meglio la luce divina". Tanti gli scherzi, le battute, le canzoncine che si potrebbero ancora raccontare.
Qui trovate un ultimo aneddoto: condividere un viaggio con padre Pino significava non essere mai certi né dell'ora della partenza né, soprattutto, dell'ora di arrivo. Per un lungo periodo l'unico mezzo di trasporto a disposizione dei suoi gruppi fu un vecchissimo pullmino che i ragazzi preferivano chiamare "residuato bellico". All'interno non c'erano piu' neanche i sedili, sostituiti da bidoni di latta. Una volta, mentre accompagnava una comitiva verso Motta per un incontro della "Presenza del Vangelo", "3P" si fermò in una stazione di servizio. Corse dentro il bar e tornò indietro con un enorme pacco di chewing-gum. "Su, masticate queste qui, ma sbrigatevi perché mi servono!...", intimò ai suoi giovani, che lo guardavano con gli occhi sgranati.
Il gruppo ci diede sotto con le mandibole. Tutti a bordo, stupiti dalla pausa inconsueta, e via verso l'autostrada. Dopo pochi chilometri padre Pino si fermò di nuovo, stavolta sulla corsia d'emergenza. "Ora ridatemi le gomme", chiese con tono perentorio. Si riprese i chewin-gum, saltò giu' dal posto di guida, rimase un po' a trafficare intorno al pullmino, poi risalì con aria soddisfatta.
"Ma che sta succedendo?!?", gridarono i ragazzi che non stavano piu' nella pelle per la curiosità. E lui, serafico: "Beh...c'era un buco nel serbatoio della benzina e le gomme mi servivano per chiuderlo. Mica potevo masticarle tutte da solo!".
Quando l’allegria sa un po’ di santità…





12 commenti:

  1. Mi permetto di aggiungere che spesso ci folgorava con battute che non capivamo ma dopo averlo visto ridere a crepapelle rimanevamo talmente coinvolti dalla sua straripante risata che anche noi scoppiavamo a ridere per parecchi minuti. Ma alla fine 3P, sempre sorridendo, ci diceva: "Tanto lo so che non l'avete capita!".

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  2. Parole di un uomo che ha dato vita a una leggenda...
    Gugly Rubino

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  3. Un post davvero originale
    Gabriele Venanzio

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  4. Un grande uomo e un grande prete ... e sapeva anche sorridere ...
    Azzolino Ronconi

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  5. In una delle tante conversazioni che facevamo la sera in terrazza a Carini..e vedendo quel territorio deturpato dal cemento,ma pieno di gente in estate..mi ripeteva spesso: "vedi Paolo, questa e' gente che noi ti mandiamo in estate da Palermo...ma tu non la devi abbandonare...perché' il tempo della villeggiatura e' prezioso per valorizzare il tempo libero con le vostre iniziative spirituali e culturali..che promuovete al Centro Kolbe...anche se vi portiamo un po' di 'monnezza' in più'"
    Padre Paolo Fiasconaro

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  6. Per conoscere un altro aspetto di padre Pino Puglisi
    Antonietta Confreda

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  7. Questa è davvero bellissima!.. E forse anche un po' inedita..!.. Però vedere questo aspetto gioviale di P.Puglisi, lo fa sentire ancora di più 'uno di noi'!.. la Santità non è esente dall'umorismo!
    Giusy Cannella

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  8. Averlo un rompiscatole così.... si vivrebbe senz'altro meglio.
    Maria Demichele

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